IL PONTEDERA STOPPA L'AQUILA CHE PERDE IL QUARTO POSTO. (DANTE CAPALDI)
01/04/2014

Alla vigilia dell'incontro con il Pontedera si era fiduciosi nella conquista del quarto posto.
Dopo la partita persa con i toscani, si è scivolati al quinto posto con tanta amarezza per la tifoseria rossoblù che non aveva preventivato il quinto stop interno. Così il Pontedera, battendo l'Aquila con il classico dei punteggi, si è ripresi i tre punti persi all'andata, allorché furono i rossoblù a vincere per 3-2.
Due episodi hanno condizionato la gara e l'ottava sconfitta del Campionato è figlia di quelle due punizioni che hanno messo KO capitan Pomante e compagni.
Certo, se quel tiro di Frediani non si fosse stampato sul palo, se la traversa scheggiata da De Sousa avesse avuto sorte migliore, se all'inizio il motorino Del Pinto avesse azzeccato lo specchio della porta avversaria da facile posizione, ora staremmo a fare ben altre considerazioni.
Ma con i se e i ma non si va lontano.
Diceva mia nonna che ''i se e i ma andarono a letto senza cena!''
La saggezza di chi ci ha preceduto, resta sempre la madre di tutte le lezioni.
Ora a quota 46, frutto di 13 vittorie, 7 pareggi e 8 sconfitte, L'Aquila medita il riscatto e quindi l'obiettivo immediato è quello di andare a Gubbio (che all'andata vinse al Fattori per 1-0) e riequilibrare così il ''gap''che si è venuto a creare.
Questa squadra, che pure ha delle buone individualità, a volte appare stanca e sfuocata, non sempre votata a giocare sull'anticipo e sulla velocità. Quando poi non c'è neppure l'intensità e qualche atleta si deconcentra subendo cali di tensione, ecco spiegato il male oscuro.
Un male che attanaglia la formazione di Pagliari, soprattutto in casa, soffrendo quella malattia che un tempo, i cronisti della mia generazione, diagnosticavano come ''idiosincrasia interna''.
Strano che il terreno amico, il pubblico caldo e caloroso che ti sostiene durante lo svolgimento della gara e quella protezione psicologica che ti avvolge nelle partite casalinghe, non facciano presa sui rossoblù. Queste alcune motivazioni per un'Aquila che in casa non sa più vincere.
Se togliamo le sufficienze assegnate a Pedrelli, Del Pinto e Frediani, tutti gli altri non sono andati oltre il 5 o al massimo un 5.5.
Quel Libertazzi ad esempio, con il Pià (da cui molti attendono l'exploit!) a volte fanno rimpiangere Infantino che viene invocato come il grande assente.
Ma, come noto, indietro non si torna e allora diamo fiducia al lavoro di Pagliari (che sembra non indovinare, a volte, le sostituzioni in corsa...) che ha già garantito un pronto riscatto a Gubbio dove la tifoseria aquilana è pronta a mobilitarsi e dove troverà un'accoglienza degna di un pubblico sportivissimo, quello umbro della Città dei CERI, pronto a solidarizzare e commemorare la tragedia che ci ha colpiti il 6 aprile 2009.
Prima dell'inizio dei play off (dove sarebbe opportuno guadagnare la migliore posizione per gli sviluppi che ne deriveranno), ci sono da giocare ancora ''sulla carta'' quattro gare, anche se, in realtà, saranno tre, per via dei tre punti che saranno incassati a tavolino contro la Nocerina. Ma i punti a disposizione sono in totale 12 e l'Aquila dovrebbe guadagnarne almeno nove in totale per puntare alla quota 55 da molti auspicata. E magari assestarsi in quarta posizione.
Senza però affermare, come ha dichiarato il tecnico Pagliari: ''La sconfitta è collegata inconsciamente alla vittoria di Benevento. Con la quale si pensava di aver raggiunto l'obiettivo dei play off''.
Non siamo d'accordo su questo tasto.
Una squadra forte e competitiva, sostenuta da un pubblico ''doc'' e da una Società ben strutturata, dove il Presidente (Corrado Chiodi) è un vero ''pater familias'', deve avere SEMPRE fame di vittoria.
Solo così potrà guadagnarsi il rispetto e il timore delle sue avversarie.