LETTERA APERTA A SEBASTIANI “DIMMI CON CHI VAI E TI DIRÒ CHI SEI”
22/02/2014

Johann Wolfgang von Goethe, che come lei sa, è stato un grande poeta tedesco, le avrebbe detto di stare attento alle “amicizie” che vanta e alle “frequentazioni” che ostenta.
“Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”: è una delle tante citazioni del famoso poeta che lei dovrebbe tenere bene a mente. Invece, preso dalla sua sicumera, che la porta a credersi al di sopra di ogni realtà ragionata, si espone pericolosamente ostentando amicizie e frequentazioni che un presidente di una società sportiva come il Delfino Pescara, non dovrebbe assolutamente fare.
Lei si è ritrovato, furbescamente, a bere acqua portata da altri, come dire che ha avuto un successo preparato da altri e che solo fortuite combinazioni l’hanno premiata al di là e al di sopra di ogni suo reale valore calcistico.
Nessuno mette in dubbio le sue capacità di manovratore di soldi, ma tutti i benpensanti, che non dipendono dalla sua “generosità” (si fa per dire), mettono in dubbio le sue capacità di manager sportivo: ha umiliato tutta Pescara con una serie A al limite della indecenza sportiva, sta tentando di bissare con questo campionato di Serie B sostenuto dalla sua arroganza, dalla sua insipienza, fidando solo sul servilismo di chi non ha nulla da offrire, né dal punto di vista culturale, né dal punto di vista morale e societario. E’ vero che tutti abbiamo bisogno di chi ci lava le mutande sporche, ma non per questo lo erigiamo a nostro mallevadore pubblico, né ce lo portiamo in salotto, relegandolo, invece, nello sgabuzzino della lavanderia.
Lei, come di solito, sbagliando, fanno i parvenu, si sta circondando di semianalfabeti, calcisticamente parlando, e di cialtroni di bassa lega.
Il grande poeta Goethe disse, ripeto, “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Bene, se dovessi dire chi lei è, sempre calcisticamente parlando, sulla base dei treppiedi umani che ha scelto per parlare al popolo biancazzurro, (troppo per la verità considerando che non ha capito nemmeno che una sovraesposizione fa tanto danno) dovrei limitarmi a ben poca cosa.
Un presidente di una società di calcio come il Delfino 1936, non può farsi sostenere da certi beceri personaggi senza cadere nel ridicolo, per certi versi, e nella preoccupante situazione di vedersi infangato a scapito anche di una professionalità che lei, invece, avrebbe tutto il diritto di decantare ai quattro venti.
La pericolosità delle sue frequentazioni calcistiche si comincia a mostrare paurosamente con i risultati che non arrivano, dall’ambiente che si sta allontanando da lei e dalla spaccatura della tifoseria che le sta voltando le spalle, e non saranno certamente i servitorelli sciocchi che frequenta ad assicurarle il successo che rincorre vanamente da qualche tempo.
Gli uomini e i dirigenti si giudicano anche, e soprattutto, dal valore delle sue frequentazioni e dei suoi collaboratori. Che se ne fa da un manipolo di “yesman” che non l’aiutano a capire i problemi e i pericoli a cui va incontro?
Sarebbe facile dirle che sono fatti suoi e chiuderla qui.
Il problema vero, però, è che i suoi danni finiranno per avvelenare l’esistenza dei tifosi biancazzurri che meriterebbero ben altra soddisfazione, e ben altra gioia, dopo tutto quello che hanno fatto per permettere a lei, e ai suoi soci del passato, di cui si è liberato colpevolmente, di acquisire una società a prezzo competitivo e senza concorrenti.
Lei ha i mezzi culturali per capire e gli strumenti economici per far cambiare rotta alla società, si liberi di questi cialtroncelli da strapazzo e riprenda a lavorare con spirito sereno (come lei spesso dice) e si confronti con chi esprime delle critiche, che non sono atti di inimicizia, ma lampi di luce per farle ritrovare la diritta via nell’oscurità espressa dalla “gnurantità” di chi si sta conquistando, a pieno merito, il titolo di “Naso marrone” e soprattutto utilizzi al meglio chi, nella sua società, è in grado di aiutarla.
Gianni Lussoso