PRESIDENTI A CONFRONTO (DI GIANNI LUSSOSO)
20/01/2014

Con questa lunga interruzione di calcio giocato e con il mercato asfittico, almeno fino al momento in cui scrivo, mi sono riguardato alcune pagine di un libro che sto scrivendo sulle varie presidenze avute dalla Pescara calcio.
Una sequela di storie interessanti, alcune allucinanti, altre strane, altre ancora perverse: Un mix di umanità che a volte mi ha lasciato esterrefatto, altre mi ha profondamente commosso, solo poche volte mi ha fatto capire la pochezza di certi personaggi che hanno cercato, nel calcio, delle motivazioni lontanissime da quelle dei tifosi.
Siracide mi ricorda: Brutta macchia nell’uomo la menzogna, si trova sempre sulla bocca degli ignoranti. Meglio un ladro che un mentitore abituale. Ma tutti e due condivideranno la rovina.
Parole sagge scritte tra il 190 e il 180 avanti Cristo, ma che sono di un’attualità impressionante.
A rileggere con attenzione la storia dei vari presidenti, si ha quasi l’impressione che una sorta di maleficio aleggi sulla loro vita. Partendo da Galeota, che ho conosciuto, giornalisticamente, molto bene, fino ad arrivare al signor Sebastiani, si ha un lungo elenco di presidenti che, per soddisfare la loro passione, la loro vanagloria, il gusto di avere potere e di apparire, in un modo e nell’altro, si sono quasi rovinati la vita. Chi ci ha rimesso molti soldi, chi la tranquillità familiare e chi quella personale, insomma una pesante serie di sofferenze sacrificate sull’altare del calcio biancazzurro.
Chi non ricorda le pene di Galeota, medico integerrimo, di una classe superiore; o le sofferenze di Caldora, fatto fuori, metaforicamente parlando, dai colleghi che non gli dettero la possibilità di godersi la serie A e pure le pene del rapimento subito; i tanti dirigenti che ci hanno rimesso soldi pesanti mettendo a soqquadro le loro personali attività, basti pensare a Scibilia, ai fratelli Fedele, a Panfilo De Leonardis.
Erano dirigenti di altro spessore e di altra natura. Erano quelli definiti dal presidente del Coni Onesti, dei “Ricchi scemi”. Ma tali non erano: Avevano passionalità, amore per lo sport della città, forse della inesperienza e solo alcuni hanno avuto il tempo di imparare il “mestiere del presidente”, ma erano, soprattutto, persone dabbene.
Poi, invece, sono arrivati i parvenu, gli arrampicatori, coloro che attraverso il calcio e la presidenza hanno potuto darsi quella patina di signorilità da ostentare nei salotti importanti nei quali potevano accedere solo in quanto presidenti della Pescara calcio. Furbastri che tra una operazione e l’altra, tra vendite gestite estero con estero, tra plusvalenze fittizie e contratti per giocatori mai arrivati in sede, sono riusciti a farsi un nome importante.
I più furbi hanno gestito in proprio le varie attività di mercato ma hanno lasciato le cariche ufficiali ad altri in modo che, se le cose fossero andate male, a pagare sarebbero stati quelli che avevano l’etichetta sbagliata…
I tifosi continuano a chiedere e a volere sena rendersi conto che i loro “desiderata” sono spesso in contratto con quelli dei presidenti di oggi che sono dei “ragionieri”, nel senso che “sanno far di conto” e che della passione sportiva sono interessati per ciò che la passione può dare: il pagamento degli abbonamenti, l’acquisto dei vari prodotti del merchandising… Il tifoso cliente è una realtà, anche se sembra brutto dirlo.
Inutile stare a dire che, per esempio, al Pescara di oggi bastavano un terzino come alternativa a Balzano, un buon centrocampista e un attaccante per sostituire, eventualmente, Sforzini. Inutile, dicevo, perché le operazioni che si fanno o che si faranno sono legate ad altre valutazioni, ad altre filosofie che non collimano con quelle dei tifosi. E’ brutto, ma è vero. Fatevene una ragione cari clienti, pardon, cari tifosi.
Gianni Lussoso