RIFLESSIONI SUL MESTIERE PIÙ BELLO DEL MONDO. (NOTA DI GIANNI LUSSOSO)
25/12/2013

Riflessioni di fine anno e dopo cinquant’anni di attività che continuo ancora con un certo impegno tra televisione, web, pubblicazione di libri e collaborazioni varie.
Il giornalista sportivo ha un suo decalogo professionale di cui, per brevità, e anche per i suoi valori, riporto i primi tre:
1 – Il giornalista sportivo riferisce correttamente, cioè senza alterazioni e omissioni che ne modifichino il vero significato, le informazioni di cui dispone
2 - Il giornalista sportivo non realizza articoli o servizi che possano procurare profitti personali;
rifiuta e non sollecita per sé o per altri trattamenti di favore.
3 - Il giornalista sportivo rifiuta rimborsi spese, viaggi vacanze o elargizioni varie da enti, società,
dirigenti ; non fa pubblicità, nemmeno nel caso in cui i proventi siano devoluti in beneficenza.
In tutti questi anni, ho conosciuto e frequentato, non solo in Italia e nel mio Abruzzo e nella mia Pescara, tanti che fanno il mio lavoro, alcuni li considero dei maestri, altri dei colleghi, molti altri non li considero proprio, nonostante facciano di tutto per coinvolgermi nei loro piccoli territori.
Il perché è presto detto: troppo spesso, per comodità, per pigrizia e forse per l’errato senso di poter lavorare meglio stando alla corte dei potenti, tradiscono sfacciatamente i punti due e tre. Se nell’agire in tal modo si fermassero solo a fare i propri interessi, amen; ma che per ossequio al potente di turno si permettano di giudicare e di porre bastoni tra i piedi di chi non li considera, allora non mi cala. E, fedele al mio motto, “Non attacco, ma mi difendo ferocemente”, li “strattono”, dialetticamente parlando, ogni volta che lo trovo necessario.
Il giornalista sportivo, inoltre, a differenza di quelli specializzati nell’arte, nella finanza o nella politica, deve confrontarsi con una miriade di lettori e ascoltatori che hanno la pretesa, a volte però anche meritata, di capire tutto ciò di cui parla o scrive il giornalista e, anzi, di saperne di più.
A tal proposito il giornalista si deve confrontare con due eserciti: il tifoso e lo sportivo.
Il tifoso, se legge delle critiche, ancorché giuste, si irrita e se la prende con il cronista reo di non remare dalla parte della società. Un po’ come un padre che, pur sapendo che il figlio è disadattato, si scoccia terribilmente se la cosa viene rilevata da altri. Non accetto ma giustifico.
Lo sportivo, se legge commenti del giornalista che si identificano con i suoi, considera il giornalista un grande. Giudicando l’altro, giudica se stesso. Anche qui non accetto ma giustifico.
Lo stesso sportivo, se legge commenti del giornalista veri e sacrosanti, ma da lui non corrisposti, è un ciuccio che non capisce niente e che dovrebbe cambiare mestiere.
Da che deriva al tifoso questa onnipotenza di giudizio?
Forse dalla consapevolezza di ognuno di ritenersi sempre migliore dell’altro anche se non si fa nulla per migliorare le proprie competenze?
Mi spiego meglio: lo sportivo, in generale, salvo le eccezioni per le quali si hanno dei lettori molto bravi e anche più dei giornalisti, segue gli avvenimenti sportivi ma non li studia e li analizza solo sulla base delle sue sensazioni e delle sue emozioni.
Da giornalista di professione, invece, personalmente (come fanno anche molti colleghi, non quelli che si ritrovano ad essere dei reggitori di microfoni come treppiedi umani) metto le mie idee sono sempre al vaglio dell'esperienza e l'esperienza mi impone di rivederle continuamente. Di studiarle e ristudiarle in modo da essere sempre il più vicino possibile alla verità da proporre ai miei Lettori e Ascoltatori.
Il segreto è sempre e soltanto nello studio e nell’impegno a migliorarsi. E questo vale come garanzia per i lettori e gli ascoltatori che, non essendo critici di professione, non hanno il tempo di acculturarsi in materia e noi lo facciamo, o dovremmo farlo, per loro. E questa è l’unica lezione che ho imparato in questi cinquant’anni e che posso consigliare ai giovani giornalisti: studia, studia, studia e, se hai tempo, studia ancora, solo così potrai avere il rispetto dei lettori, che la pensino o meno, come te.
(G.L.)