UN NUOVO LIBRO DI MARIO ANGELANTONI
21/11/2013

Mario Angelantoni, aquilano che vive a Brescia, ex bancario e amante viscerale del dialetto aquilano. Angelantoni è stato in passato un ottimo arbitro di rugby e ogni mese torna all'Aquila per incontrare tutti i giocatori della Old L'Aquila rugby con i quali si intrattiene in una Conviviale di rito dobe vengono ricordati tutti i personaggi caratteristici dell'Aquila di un tempo, soprattutto quelli che vivevano prima del terremoto del 6 aprile 2009.
Alla prossima Conviviale sarà presentato il suo ultimo libro che Dante Capaldi ha curato nella Prefazione e di cui pubblichiamo il testo: Ecco un'altra ''creatura''di Mario Angelantoni. Con un ritmo cadenzato identico alla nascita dei figli - nove mesi - dopo: ''A chi tocca non ze 'ngrugna'' del febbraio scorso, arriva puntuale un'altra tipica sfornata aquilana (mi sembra di stare al Forno di S. Biagio, non quello di Via Sassa, ma quello primordiale di Via S. Antonio Pinto che neppure Mario ricorderà).
E mentre il computer a Pescara mi ''vomita'' il suo libro pagina su pagina per leggere gli aggiornamenti dell'amico, davanti a me la copia di un celebre quadro di Teofilo Patini: Vanga e latte!
Ecco, dico a mia sorella Maria Teresa che è venuta a trovarmi, vedi l'immagine della moglie del vangatore che allatta il bambino?
Bene, quel bambino si chiama Mario.
Infatti, nelle sue vene, non scorre solo il solito liquido organico in cui si trova una enorme quantità di corpuscoli come i globuli rossi, bianchi, ecc… portando ai tessuti gli elementi nutritivi, ma l'elemento fondamentale del suo rosso liquido è la ''dialettina'', un enzima che fa parte integrante del suo dna.
Al punto che, dovunque si reca, accende nuove ''dialettine'' e favorisce la nascita di altre composizioni, questa volta letterarie, ricche di ilarità e di curiosità, nonché interesse per i suoi interminabili personaggi.
E qui non si può non ricordare che nell'assemblaggio del testo c'è una trave portante che si chiama tradizione.
Quella che Gustav Mahler definiva, in maniera impareggiabile, con la seguente definizione: ''La tradizione non è adorazione della cenere, ma custodia del fuoco''.
Ecco dunque che il nostro Autore riesce a custodire e tramandare il suo e il nostro fuoco della memoria con il ricordo fissato nei 130 medaglioni abilmente forgiati.
E così, dai Mestieri di una volta, si passa per le vie dell'Aquila, si incontrano personaggi ancora vivi come Libero, Peppino Galeota, Nisio, Chicò, Mariolò, Riziero, fino a Don Vittorio Zingarelli, facendo riflessioni sia sui postumi del sisma che ci ha travolti che meditando sul tempo che passa.
E’ il Panta Rei dell'Oscuro di Efeso, quel grande che si chiamò Eraclito, ritorna prepotentemente nelle sorprese e nelle creazioni che l'eclettico Mario Angelantoni ci propina.
Sicché, grazie al dialetto, al suo dialetto, quello che succhiò dal seno della sua Mamma adorata, con abilità e maestria, ci fa rivivere quei momenti e quelle situazioni che il tempo non è riuscito a cassare.
L'amore per l'Aquila rappresenta il leit-motiv di tutte le opere che sinora Mario ha scritto e realizzato. E queste ultime sono ancora più profonde perché trovano nella lontananza le radici della loro ragion d'essere.
Questa passeggiata incantevole fra i ricordi del passato non deve essere sciupata con altre considerazioni.
Qui ''A ddo' cojio, cojio!'' Mario ha colto nel segno ed ha centrato il vero bersaglio.
Preme solo ricordare a me stesso, che ha le stesse radici natie di Mario, che due restano le nostre stelle polari o, se volete, le bussole della nostra esistenza.
La prima: Non bisogna aver paura dei ricordi.
L'altra: Di alto valore storico - pedagogico da consegnare alle nuove generazioni: Senza memoria non c'è futuro! Anche se nel nostro tempo attuale, che tutto travolge, dobbiamo constatare, malinconicamente, che il più alto ufficio della memoria è quello di dimenticare!