FARE GIORNALISMO SPORTIVO A PESCARA CON IL RAGIONIERE SEBASTIANI…
09/10/2013

Non è facile fare giornalismo sportivo a Pescara con il ragionier Sebastiani alla presidenza e con le sue frequentazioni professionali. Cercherò di spiegare il perché:
Il giornalista deve raccontare i fatti che risultano da azioni compiute a livello direttivo, sul campo dai giocatori e dai tecnici sia in allenamento sia in gare ufficiali.
Ma, oggi, i fatti sono raccontati da tutti, non solo dai giornalisti, ma dalle persone comuni, con i social network e dai tifosi con i loro blog e i loro “muri”.
Pertanto il giornalista sportivo deve confrontarsi con una miriade di “raccontatori” di fatti e scontrarsi con la “personalità” ambigua del presidente, il ragionier Sebastiani.
Perché dico ambigua? Perché all’inizio del suo mandato, aveva detto che non si sarebbe intromesso negli affari tecnici che sarebbero stati di esclusiva competenza dei preposti; aveva detto che il mercato sarebbe stato all’altezza delle necessità concrete della squadra e che, in caso di cessioni vantaggiose i ceduti sarebbero stati adeguatamente sostituiti…
Il giornalista, dicono tutti, ha il dovere di essere obiettivo, e gli scrittori dei blog e dei muri?
Per la verità, dopo cinquantadue anni di professione sono convinto che dire che si è obiettivi nel riferire un evento è come affermare che ci si può spogliare della propria visione del mondo, delle proprie idee, della propria storia. È come scrivere, o mostrare immagini, lasciando a casa la testa, e anche il cuore. Nessuno lo può fare. Chi dice di poterlo fare è automaticamente un bugiardo.
Naturalmente il criterio è un altro, come tutti i giornalisti degni di questo nome hanno sempre saputo: distinguere il resoconto dei fatti dal commento.
Essere quanto più possibile fedeli a ciò che si è capito, e poi - avvertendone il lettore o lo spettatore - commentare ciò che si è capito con il corredo delle proprie opinioni, esplicitamente esposte e non fatte passare come delle verità obiettive.
Sono altresì convinto che da un giornalista non si debba pretendere l’obiettività. Al contrario si pretenda che egli sia onesto, che dica con franchezza ciò che ha capito, e con altrettanta franchezza dica ciò che non è sicuro di aver capito. Che esprima le sue opinioni, apertamente, affinché chi lo legge o lo vede in tv, sappia che sono le sue opinioni e nient’altro che le sue opinioni. Sarà il lettore a decidere se gli piacciono, oppure no.
Domanda: Come fa ad essere onesto un giornalista che ha come prima aspirazione quella di diventare “amico” del presidente e quella di godere della sua “protezione” ?
Altra domanda: Come fa un giornalista a essere onesto e franco se gli sponsor delle sue trasmissioni sono i dirigenti stessi della società calcistica?
Posso solo “giustificare” quel giornalista che ha come primo scopo quello di non mettere in cattiva luce l’operato dell’editore che gli paga lo stipendio e che si trova ad essere, di fatto, anche se non ufficialmente, impegnato nelle attività collaterali a quella relativa alla gestione del sodalizio sportivo… ma anche qui, il vero giornalista saprebbe farri spettare la sua autonomia di giudizio.
Orbene, a Pescara, il giornalista sportivo si trova dinanzi a questa situazione:
Un editore importante che è molto vicino, per affari personali, alla presidenza;
Un conduttore di una rubrica, che una volta aveva molto seguito (oggi va rivedendo mestamente i dati d’ascolto) che è sostenuto finanziariamente e in modo palese dal presidente del sodalizio e da altri soci dello stesso.
Appare dunque evidente che gli unici soggetti, liberi di parlare chiaramente, anche se a volte (non sempre) non hanno una piena dimestichezza con grammatica e sintassi, sono gli scrittori dei “muri”.
E questi, confrontandosi con la stampa locale, si sentono autorizzati a offendere tutta la categoria giornalistica precisando che sono i soli a battersi per la verità…
Sarebbe utile, però, che questi “liberi scrittori” capissero le difficoltà del giornalista sportivo locale che deve “vedersela” con Sebastiani e con la sua maniera arrogante di gestire il potere e con i suoi funambolismi dialettici, posti in essere per far credere che Cristo (mi perdonerà per averlo nominato) è morto di freddo e non facessero un solo fascio di tutte le erbe.
Chi scrive, per il fatto di voler, comunque, essere giornalisticamente onesto e franco con i suoi lettori e ascoltatori, deve subire quotidianamente le angherie del presidente e dei suoi “attaché “ riservategli per rendergli il più difficoltoso possibile l’esercizio del suo lavoro.
Un atteggiamento che si ritorce, però, contro lo stesso ragionier Sebastiani considerando come stia togliendo credibilità alla stampa locale e annullando l’autorevolezza di alcuni cronisti.
Si ricordi, ragionier Sebastiani, chi critica non è un nemico.
Chi scrive e parla di lei, nella sua qualità di dirigente sportivo, non fa del pettegolezzo ma cronaca.
E chiudo dicendole: impari a rispettare se vuole essere rispettato.
Gianni Lussoso