“I CANTI DELLA FANCIULLEZZA” DI BRUNO SABATINI.
17/09/2013

Ho letto con attenzione l’incantevole “I CANTI DELLA FANCIULLEZZA”.

Vi ho ritrovato, andando indietro nel tempo, i momenti della mia infanzia e della mia fanciullezza trascorsi, soprattutto in estate, nel mio paese natio di Goriano Valli.

Ho risentito il profumo dell'aria natia, ho riassaporato l'amore per la mia montagna, quel Sirente dove mio nonno Paolo, tornato dagli Stati Uniti nel 1946, mi portava a galoppare su di un cavallo. al Piano del Pozzo.

Ho avvertito il profumo dei campi arati, quello del mosto autunnale, le gaie voci dell'aia dove si trebbiava e noi ragazzi davamo una mano ai lavori per accelerare i tempi della riconquista dello spazio libero per le nostre giocate a pallone.

Quel pallone ''o sfera di cuoio che non aveva più un ammasso di stracci'' - come mi ricordava Don Angelo Mariani in quel di Termine di Cagnano nella Sua giovinezza - (intervista del 6 novembre 1990 a Screen sport - di BTV che compare su You tube cliccando su capaldi.dante), ma ''una camera d'aria gonfiata di espirazioni spinte fino all'apnea'' come ricostruisci tu liricamente con i tuoi versi ne: ''Le Pagliare ritrovate''.

Uno scrigno meraviglioso, questo tuo prezioso e pregevole lavoro letterario che dedichi al tuo TIONE degli Abruzzi (sarebbe ora che si scrivesse Abruzzo!) dove i tuoi idilli hanno molti punti di contatto con quelli leopardiani nei quali l'aspetto psicologico prevale su quello naturalistico. Ci sono punti in cui si avverte il contrario e qui torniamo a quella cultura classica di cui tu sei un meraviglioso interprete e protagonista.

Nella Prefazione della Tocci, e nella Postfazione della Prayer, sono riportati e riassunti tutti i punti cardinali della tua poesia e del tuo amore verso le radici del Paese che ti ha visto in simbiosi quando eri ragazzo, negli anni più importanti e decisivi della vita.

Ho ritrovato, inoltre, nella tua poesia, la bellezza delle descrizioni di Massimo Lely, nonché quelle del caro ed amabile Giovanni Titta Rosa che in quel suo eccellente ''Giorni del mio paese'' ristampato in seguito con il nome dell'Avellano fino a Immagini d'Abruzzo, ci fa rivivere la bellezza e la pragmaticità della civiltà contadina.

Grazie, carissimo Bruno, per queste tue sublimi creazioni.

Grazie per questi metafisici feed-back che ci fai fare con la memoria, senza ricorrere a Proust ed amici che vengono invocati.

E tu riesci mirabilmente a far comprendere al lettore che: ''Senza memoria non c'è futuro'', sconfessando chi si è permesso di scrivere che ''Il più alto ufficio della memoria è quello di dimenticare!''
Dante Capaldi