DUE COSE MI FANNO PAURA NEL CALCIO DI OGGI, ANZI, TRE.
10/09/2013

Due cose mi fanno paura nel calcio di oggi: violenza e uso di frasi fatte. La prima è la violenza che ha portato molti ben pensanti a disertare lo stadio e, nonostante in Italia si continui a vivere con passione il calcio, se non si diminuisce la violenza, non ci sarà un grande futuro.
La seconda: l’uso di frasi fatte che porta alcuni addetti ai lavori ad usare frasi tipo: dobbiamo essere più cinici. Visto che per risolvere i problemi di una squadra di calcio bisogna essere più cinici mi sono chiesto che cosa è il cinismo. Il cinismo è la crudeltà dei delusi: non possono perdonare alla vita di aver ingannato le loro certezze. I cinici professavano una vita randagia e autonoma, indifferente ai bisogni e fedele al rigore morale. Dopo un periodo di declino, la scuola cinica ebbe una ripresa in concomitanza alla corruzione del potere imperiale: si fece appello allora alla libertà interiore e all'austerità dei costumi.
Lette queste definizioni sul cinismo mi chiedo che cavolo ha a che vedere sul fatto che gli attaccanti sbagliano dei gol quasi fatti…
Il guaio è che nel calcio in generale c’è una grande “gnurantità” di molti addetti ai lavori che sparlano di calcio in quanto non hanno mai sentito, continuano a non sentire la necessità di studiare. Ascoltano una frase di colore che colpisce la loro sterile fantasia e la ripropongono senza chiedersi nemmeno il suo reale significato e poi, con il fenomeno della imitazione, altri ripetono e enfatizzano l’uso di espressioni che non danno né significato né significante utili per la comprensione del fatto calcistico in esame.
La terza cosa che mi fa paura nel mondo della informazione di oggi è il proliferare dei mezzi di comunicazione. Una volta, per scrivere, o parlare in radio o in Tv, dovevi essere un professionista della comunicazione. Potevi piacere o non piacere ma, almeno, avevi dalla tua parte, una professionalità di base che ti portava a non dire troppe sciocchezze e ad accontentare le esigenze basilari dell’ascoltatore medio.
Oggi, invece, chiunque si erge a “capiscione” del tutto e, per la violenza insita in quasi tutti coloro che professano una fede, sia calcistica che religiosa (basta vedere gli integralisti di vario tipo), attacca e offende chi non la pensa come lui.
La “gnurantità”, di cui scrivevo prima, li porta a non saper né ascoltare, né leggere e capire le ragioni dell’altro che potrebbero essere confutate dialetticamente, sempre nel rispetto delle altrui libertà. No, invece chi non la pensa come te, è un gufo. Non ti chiedi il perché delle affermazioni che non condividi, non cerchi di capirle, perché, forse, potrebbe anche avere ragione… No. E’ un gufo e come tale va bollato.
Peccato che questa della gufaggine è un altro retaggio della “gnurantità” di certi tifosi, perché se fosse vero, guferei perché ti si seccasse la “picca” nel momento in cui la usi, ma non è possibile, e mi rimane solo la soddisfazione di dirti: “Ignorante (in senso calcistico) quando parli di calcio, documentati, analizza, esamina attentamente ciò che è stato detto e scritto e solo se hai valide argomentazioni polemizza. Ma se non hai capacità professionali, lascia perdere i gufi e le stronzate simili e cerca di non farti prendere per il culo da chi sfrutta la tua dabbenaggine, prima e la tua passione, poi.”
Gianni Lussoso