QUANTO COSTA LA PRESIDENZA DI SEBASTIANI ALLA PESCARA CALCIO?
05/09/2013

Quanto costa la presidenza di Sebastiani alla Pescara Calcio?
Non per semplice curiosità, ma proprio per chiarezza e trasparenza amministrativa, sempre perché sono profondamente convinto che la Pescara Calcio non sia di “proprietà” di Sebastiani, ma da lui diretta e presieduta per nome e per conto della Città, ripropongo la domanda fatta lo scorso anno e pubblicata nel mio recente volume sulla vita della squadra biancazzurra, anche se il ragionier Sebastiani continuerà a fare orecchie da mercante e non risponderà: Quanto costa la sua presidenza alla Pescara Calcio?
Mi spiego meglio: È chiaro che il ragioniere dedica molto del suo tempo alla Pescara Calcio e, quindi, il suo tempo va quantificato e remunerato, ma per quanto?
Bisogna vedere cosa prevede lo statuto societario. Ma lo Statuto si dice che è pubblico ma, di fatto, non lo è.
Di solito i dirigenti possono essere assunti (si auto assumono) e si attribuiscono uno stipendio. Oltre ai dividendi, naturalmente, se sono soci, e soprattutto se ci sono dividendi. Due casi per tutti: Rosella Sensi (ex Roma) per il suo ruolo di AD, percepiva dalla Roma oltre 1.200.000 euro... E Corsi, il presidente dell'Empoli, che di mestiere fa... il presidente dell'Empoli.
Quando ne hanno l’occasione i presidenti di società si lagnano continuamente delle perdite, dei soldi che ci rimettono, dei sacrifici fatti e non riconosciuti dagli ingrati tifosi…
Per le aziende del pallone, di solito, la maggior parte degli introiti arriva dallo sfruttamento dei diritti televisivi o da quelle plusvalenze generate dalla compravendita dei calciatori. I ricavi derivanti dalla vendita dei biglietti allo stadio sono ormai ridotti, mentre risultano pressoché inesistenti quelli procurati dallo sfruttamento del marchio e dalla vendita dei gadget sui quali pesa, tra l’altro, anche il mercato della contraffazione.
Tanto per cambiare, il modello da seguire sarebbe la Germania e il suo campionato più importante, la Bundesliga. Rappresentativo è il caso del Bayern di Monaco che ha un proprio stadio, l’Allianz Arena, formidabile strumento di profitto. È una struttura che ''vive'' tutti i giorni dell’anno con i propri negozi, il museo della squadra, gli spettacoli e, da ultimo, le partite della squadra di calcio.
Ma il calcio italiano non sembra voler investire negli stadi, tranne la Juventus, quindi per le società si prospettano altre stagioni “in rosso”. Eppure i presidenti sono sempre lì, perché?
La proprietà di una squadra di calcio professionistico, in particolar modo di serie A e B non può essere valutata con occhio squisitamente “aziendalistico” perché si rischierebbe di sottostimare tutta quella serie di bonus non quantificabili dall’esterno che, comunque, comportano consistenti vantaggi: il ritorno di immagine, il contesto economico e sociale nel quale si entra a far parte attivamente, le occasioni di relazioni interpersonali e non ultima l’enorme visibilità che si acquisisce. Immaginate il ragionier Sebastiani che di professione fa il manovratore di finanze, esperto in leasing e in noli a lungo termine di auto, quanti movimenti in più riesce a gestire con le entrature offerte dalla frequentazione dei presidenti di società molto importanti.
D’accordo, ma il gioco vale la candela? Questa “pubblicità” non viene a costare un po’ troppo? Le perdite delle società di calcio sono rilevanti, mi potrebbe obiettare il tifoso partecipe delle preoccupazioni del ragioniere.
Sì, ma le società di calcio rientrano, di solito, in un gruppo di imprese e quindi nel loro caso è possibile applicare il cosiddetto “consolidato fiscale”, ovvero, quel meccanismo di tassazione che consente di far emergere un’unica pretesa tributaria a fronte di una moltitudine di soggetti passivi. Un esempio potrebbe chiarire meglio: se la società di calcio X ha maturato una perdita di 100mila euro al 31 dicembre 2013, e la sua società controllante Y, ha maturato nel medesimo periodo un utile di 200mila euro, quest’ultima pagherà le imposte non su 200mila euro, ma su 100mila. Ovvero le imposte saranno calcolate, non sull’intero utile maturato, ma sull’importo decurtato della perdita della società di calcio.
Quindi, al presidente di una società di calcio, non importa granché della perdita, poiché questa è interamente detraibile fiscalmente. E, in compenso, la squadra gli permette di avere una grande visibilità, spendibile in qualsiasi momento, specie se si decide di far entrare qualcuno in politica sostenendolo o di sostenere qualcuno che in politica c’è già. È l’Italia. E Pescara non fa eccezione.
Gianni Lussoso