SONO PASSATI CINQUANTACINQUE ANNI E QUANTA DIFFERENZA
03/09/2013

Stagione 1958-’59, Serie C, Pescara Trapani 1-1 e Trapani- Pescara 0 -1. Un anno con tre allenatori: Piacentini, Tontodonati, Marchese, il presidente Sabatino Di Properzio, un pubblico appassionato, caldissimo, che fece vedere i sorci verdi all’arbitro romano Rancher nella partita contro il Catanzaro ed ebbe il campo squalificato.
Stagione 2013-’14, Serie B, Trapani Pescara 2-2. Un pareggio con il doppio delle reti, ma quanta differenza: un allenatore che, sicuramente, non dovrà essere sostituito, un presidente che non ha di certo il peso di un Di Properzio, ma che ha delle sue valenze di cui scriverò tra qualche rigo, un pubblico appassionato, caldissimo, che (ci potete scommettere) non farà invasioni di campo.
Sono passati cinquantacinque anni e quanta differenza sia nel modo di giocare, sia in quello di vivere la propria realtà calcistica.
È vero che abbiamo ancora una volta pareggiato nella gara di andata con il Trapani, ma è pur anche vero che abbiamo dominato la scena calcistica, e solo due episodi davvero impietosi ci hanno costretto al pari.
Pur se i padroni di casa sono stati abbastanza felici in certe occasioni, e hanno confermato di avere dei talenti che di certo consentiranno loro di mantenere il posto nella cadetteria, il Pescara li ha surclassati come gioco, possesso di palla, occasioni da rete… Avesse vinto per quattro a zero nessuno avrebbe avuto di che recriminare e, invece, i biancazzurri hanno raccolto la miseria di un punto che, anche se fa mantenere il passo delle media inglese, è stata molto avara nei suoi confronti.
Parliamo del presidente e, quindi, anche del pubblico.
La prima, sostanziale differenza, è che nel 1958 non c’erano radio e televisioni, né internet a dare peso e corposità alla tifoseria e grande evidenza alle operazioni societarie.
Di Properzio era un grande operatore economico, un mito per quei tempi, inavvicinabile ai più. Sebastiani non è un grande operatore economico di quella caratura, ma è un grande manovratore di soldi, ed è notevolmente bravo nelle alchimie finanziarie. Costretto dai mass media ad apparire e a farsi sentire, denuncia tutti i limiti che gli vengono dalla incapacità di gestire al meglio la tecnica della comunicazione: infatti, quando parla in pubblico, appare troppo spesso arrogante, permaloso, facile alla battuta cameratesca, facilitato dal rapporto servile che contraddistingue alcuni operatori della informazione televisiva locale, incapace di tenere a freno i movimenti del corpo che denunciano chiaramente le diversità del suo pensiero rispetto a ciò che esprime a parole.
In definitiva, Sebastiani, in questi anni di gestione calcistica, ha confermato di saper trovare i soldi, di saper fare affari, di saper ammaliare coloro che avvicina, e che coinvolge nelle sue operazioni, ma non ha feeling con la tifoseria, tolti quelli che “ammalia” con interventi personali.
Quindi, il ragioniere appare antipatico ai più. Poco male, perché lui se ne frega altamente e, felice di raggiungere i suoi scopi, non tiene in alcun conto gli umori della tifoseria che considera, clienti da sfruttare.
Detto questo, però, il Pescara di quest’anno, anche se dovesse mancare la promozione in A, perché certe operazioni fatte, e quelle da fare (puntualmente a gennaio prevarrà lo spirito mercantile su quello sportivo e passionale), ci potrebbero condizionare la promozione, sarà comunque in grado di farci vivere delle forti emozioni.
E allora, quale sarebbe l’operazione da fare per evitare che ciò accada?
Basterebbe poco:
lasciar lavorare in pace Marino garantendogli a gennaio uno o due acquisti per far meglio risaltare il gioco della sua squadra senza vendergli qualche pezzo pregiato;
lasciare che Sebastiani si diverta con le sue alchimie finanziarie e lasciare che il rapporto società tifoseria sia gestito tecnicamente da Giorgio Repetto e come immagine societaria da Danilo Iannascoli.
Ma tutto ciò sarà impossibile perché “l’uomo dei colli” dice no a questa soluzione: ha il giocattolo che lo diverte e gli dona il senso del potere e non lo mollerà giammai. Altro che rotazione di cui si è favoleggiato, il buon Daniele ha sentito l’odore del miele e guai a chi si avvicina troppo alla tazzina.
Gianni Lussoso