SULLA CONFERENZA STAMPA DI SEBASTIANI
29/08/2013

Ho ascoltato il ragioniere. Ho sofferto nel sentire le domande dei giornalisti presenti. Una dimostrazione chiara e lampante di come l’arroganza di Sebastiani non abbia limiti e la dabbenaggine di gran parte dei giornalisti presenti non abbia dato loro la spinta ad alzarsi e ad andarsene, lasciando l’affabulatore di viale Bovio solo, con le sue mistificazioni dialettiche.
Quando ha chiesto, più di una volta, ai giornalisti se “L’italiano da lui espresso era passato…” e quando ha ribadito, con quelle deformazioni labiali che sarebbero state ben definite da Lombroso, che era “Stanco si leggere e sentire le stronzate…” riferendosi, senza ombra di dubbio, agli scritti e ai servizi televisivi dei presenti, mi sarei aspettato che qualcuno, per rispetto alla professione, e alla propria dignità personale, si fosse alzato e se ne fosse andato.
Invece, come pecorelle smarrite, sono stati lì a farsi insultare da chi, usava l’italiano non per farsi capire e per spiegare, ma per prendere per i fondelli chi stava lì ad ascoltarlo e a fargli da treppiede umano e a far da eco alle sue… affermazioni che avevano chiare le dimensioni delle falsità.
Vederlo parlare, seguendo con attenzione i movimenti delle mani sul tavolo, il “dinamismo” delle labbra, che spesso sono contorte e la direzione degli sguardi, è una esercitazione splendida per meglio capire il linguaggio del corpo.
Si sa che nel processo comunicativo, che è normalmente guidato dalla parte più razionale di noi, non possiamo esprimere liberamente le emozioni profonde che le situazioni ci generano: il linguaggio logico verbale e il nostro comportamento volontario, infatti, sono sottoposti a vincoli profondi dati dalle regole del comportamento, dalla nostra cultura, dalla nostra educazione, etc… Ciò che avviene, quindi, è che continuamente tendiamo a esprimere logicamente determinati concetti e contenuti e a reprimere le emozioni più profonde che in realtà proviamo: l’energia che reprimiamo in questa dinamica, però, non può scomparire e per questo l’inconscio si esprime in modo involontario e incontrollabile tramite il linguaggio del corpo.
E se non sei un lecchino aggreppiato, che gli fa la domandina del cavolo, solo per dargli modo di continuare la sua politica mercantile abbinata al calcio, e contrabbandarla come amore per il Pescara, e se non sei condizionato dai rapporti personali, e quindi usi il cervello e le capacità professionali che, comunque, dovresti avere, avresti dovuto dire, in risposta al suo “Sono stanco di sentire stronzate…”, “Qui, se c’è uno che fa consumo di parole, e si contraddice ad ogni istante, è proprio lei ragioniere. Le abbiamo chiesto di alcuni movimenti di cui gli sportivi parlano, ci dica la sua posizione e arrivederci…” dopo di che salutare (perché è doveroso) e lasciarlo lì.
Invece gli hanno consentito di svillaneggiare i giornalisti, di prendere per i fondelli (o tentare di farlo) chi lo ascoltava, ma non ha capito ancora che, mentre può arruffianarsi alcuni esponenti della stampa, e tener calmi alcuni rappresentanti della tifoseria, non può assolutamente mettere la mordacchia a tutti coloro che seguono il Pescara con amore e con passione, che si ricordi il ragioniere, sono cose ben diverse dal suo interesse affaristico contrabbandato per passione sportiva.
Il “suo italiano” è passato forte e chiaro, caro ragioniere e ci ha fatto ben capire la sua protervia, la sua iattanza, e la sua incapacità di vivere una realtà fatta di passioni genuine giacché è impegnato ad accumulare altri valori che non potrà portarsi dietro e la lasceranno arido com’è oggi.
Gianni Lussoso