MOLTI MI CHIEDONO SE PASQUALE MARINO È BRAVO... (GIANNI LUSSOSO)
18/06/2013

Mi è facile rispondere che tutti gli allenatori sono bravi in rapporto alla squadra che hanno. Anche un mostro sacro come Trapattoni, chiamato alla guida del Cagliari, l' allenatore che ha vinto più di ogni altro, uscì sconfitto dall' esperienza alla guida di una squadra di provincia e fu esonerato nel 1996 e sostituito da Reja.
Disse: “Ho provato in tutti i modi a scuotere il gruppo, anche con espressioni verbali molto violente. Ci sono riuscito soltanto in parte. Adesso è il momento di una decisione drastica: le gare più pesanti sotto l'aspetto dell' impegno sono passate e il Cagliari è atteso da tre partite abbordabili. Vado via, per mia iniziativa, alla vigilia di queste partite: il gruppo ha bisogno di serenità , di una spinta morale e affettiva che forse io non sono stato in grado di dargli…”
Dalle sue parole si evincono alcuni aspetti importanti: l’allenatore non ha solo compiti tecnici e tattici, ma anche psicologici.
Ci sono tanti fattori che determinano il successo di un allenatore e, quindi, l’etichetta di bravo o di non bravo. E poi conta molto la personalità del mister. Trap, accortosi di non poter dare la scossa necessaria al gruppo, preferì dimettersi, stessa cosa ha fatto a Pescara Stroppa.
Posizioni, valori, situazioni diverse, ma lo spirito è quello. Capire quando non si è più in grado di gestire al meglio il gruppo e avere la forza di dimettersi questo è un aspetto importante del carattere di un tecnico.
E il gruppo, volendo, fa la fortuna o la disgrazia di un allenatore. Se lo spogliatoio vuole bruciarlo ci mette solo qualche settimana.
Per rispondere alla domanda se Marino è bravo, ho pensato molto a quanto conta l’allenatore per il successo di una squadra di calcio.
Il mister richiede specifici giocatori al suo direttore sportivo durante la campagna acquisti, sceglie lo schieramento tattico e i giocatori che ogni settimana devono interpretarlo.
Deve valutare oltre che le condizioni fisiche anche quelle psicologiche dei calciatori e deve motivarli prima e durante la partita.
Deve fare delle scelte che non sempre coincidono con il giocatore più bravo o più in forma, ma anche quello che si adatta meglio al gioco con cui affrontare gli avversari.
Insomma il tecnico ha ampie responsabilità, ma riesce a fare la differenza rispetto alle capacità dei suoi calciatori?
Un bravo allenatore vince anche con una squadra di brocchi? La risposta è: probabilmente no.
Un cattivo allenatore rovina una squadra di campioni? Probabilmente sì.
Una squadra di campioni, vincerebbe anche se l’allenasse un incompetente? Più sì che no, d’altra parte il calcio nel corso degli anni ha dimostrato e confermato che dei campioni saprebbero autogestirsi in campo e spesso l’hanno fatto contravvenendo i desiderata del mister che essi consideravano sbagliati.
Per tornare alla domanda, e credo di aver, comunque, già risposto, Pasquale Marino allena dal 1997 (cominciò con il Milazzo); nel 2000-2001 fu assunto dal Paternò, con cui ottenne due promozioni consecutive dalla Serie D alla Serie C1. Nel 2002-2003 passò al Foggia ottenendo nuovamente la promozione in Serie C1. Nel 2005-2006 tornò al Catania, questa volta da allenatore, conquistando la promozione in Serie A.
I numeri ci dicono che è un vincente, quattro promozioni n on sono poca cosa! Ma definirlo bravo o meno, per la stagione di Serie B del Pescara, bisogna prima di tutto aspettare e vedere che tipo di “rosa” Repetto e Sebastiani saranno in grado di mettergli a disposizione. Solo dopo aver analizzato il valore complessivo del gruppo, si potrà cominciare, sulla base del lavoro di preparazione e dei risultati delle prime amichevoli, cominciare a farsi un’idea. E solo con le partite ufficiali del torneo si potrà arrischiare una prima valutazione che sia quanto più possibile vicina al vero. Parlare oggi di Marino e dire che è l’allenatore che ci voleva per il Pescara, significa solo fare consumo di parole.
Pasquale Marino, oggi, può essere valutato solo sulla base della simpatia che è riuscito a far scattare nel gruppo dei tifosi, e nulla più. Tutto il resto, e che resto, va lasciato al prossimo futuro.