E DOPO LA RETROCESSIONE, I PROCESSI. (SERVIZIO DI GIANNI LUSSOSO)
07/05/2013

Il campionato volge al termine e noi non abbiamo più niente da dire. Chi doveva parlare prima non l’ha fatto oppure lo ha fatto in modo ingiusto: il ragioniere ha fatto grandi promesse sulla base dello slogan “state sereni” e ha tradito tutte le attese; alcuni dirigenti non hanno saputo reggere il peso del ruolo e hanno “scascettato”; alcuni giornalisti hanno tradito il loro mestiere esponendosi a critiche dure da parte di molti tifosi in quanto hanno sostenuto, imperterriti, contro ogni verità tecnica, pur di non dispiacere il padrone di turno, ogni atto del ragioniere; alcuni tifosi, pochi per la realtà, si sono lasciati abbindolare dalle sirene e hanno sostenuto una politica disastrosa che ci ha ridotti alla B con diverse settimane di anticipo e dando solo alcuni scampoli di bel gioco, frutti più della casualità che della sagacia tecnica; la gran massa della tifoseria ha atteso speranzosa in un ravvedimento che non c’è stato ed ora, attonita, si chiede cosa sarà del prossimo futuro.
Molti mi chiedono di dire loro qualcosa dei programmi futuri della Pescara calcio: non sono in grado di farlo perché non ho la palla di cristallo e perché è impossibile anticipare ciò che nemmeno il ragioniere sa, dato che sta navigando a vista, sperando nella botta fortunata che gli dia qualche altro socio investitore, e punta sui potenziali risultati di un ricco mercato in uscita e stitico in entrata, come dire, speranzoso di vendere a molto e comprare a poco.
Domani ci sarà di scena il Milan per la festa dei tifosi rossoneri. Decine di tifosi biancazzurri, pur provvisti di biglietto o di abbonamento, hanno espresso la decisione di non andare allo stadio; altri, invece, e sono la maggioranza, hanno precisato che andranno come sempre ma esprimeranno il loro dissenso.
Comunque, è un brutto momento da vivere, sia dal punto di vista calcistico e sia dal punto di vista societario.
L’inesperienza, la iattanza espressa in più di un’occasione, l’incapacità di ascoltare chi aveva suggerimenti validi da dare, hanno portato a questo risultato. Un vero peccato.
Ma il peggio non è nella retrocessione, ma nella mancanza di una progettualità basata su cose concrete.
Che un tifoso reagisca male alla critica di un giornalista libero da servilismo, ci sta. Che un tifoso possa scocciarsi per le critiche della stampa libera, ci sta pure. Che un consiglio direttivo ascolti solo e soltanto gli specialisti nel “signorsì, tutto va bene, tutto come dite voi”, non ci sta.
Non è possibile essere così ottusi da pensare di poter fare cose egregie senza studiare le realtà e le dinamiche di un campionato della massima divisione calcistica: con supponenza hanno cercato di vivere un campionato di A senza averne consapevolezza.
Peccato.
Che un tifoso poco illuminato potesse considerare “nemico” un cronista reo di fare notare, in tempo utile, gli errori che si stavano compiendo, ci poteva stare; ma che lo stesso atteggiamento fosse tenuto da chi aveva il dovere di gestire al meglio la realtà calcistica biancazzurra, questo non ci doveva stare.
Ora si guardano tutti attoniti e smarriti cercando di capire ciò che doveva essere chiaro molto tempo addietro. Sembrano usciti da uno tsunami e fanno fatica a rendersi conto del disastro combinato.
Tra qualche giorno cominceranno, statene certi, i caroselli delle accuse reciproche: ognuno tenterà di scaricare su altri le colpe dell’accaduto. E sarà dramma nel dramma!
Troppi apprendisti stregoni, forti solo della passione calcistica, ma senza cultura sportiva, bruciati, o se volete, scottati, dalle giuste critiche accusano chi le fa di essere dei gufi, o di portare sfiga, o altre scempiaggini simili…
La loro pochezza culturale li giustifica, anche se non li assolve. Troppo facile e dilettantesco incolpare il termometro per la febbre che registra, molto più difficile è accettare le stesse critiche facendo mea culpa.
Ma per riconoscere la validità delle critiche ci vuole onestà intellettuale che essi non hanno, ci vorrebbe un’educazione sportiva che non hanno, ci vorrebbe una umiltà che li renderebbe forti e consapevoli e invece esprimono un’arroganza che li fa sentire forti nella loro debolezza. E il risultato è quello che è sotto gli occhi di tutti: peggiore squadra della stagione, fallimento di tutte le scommesse fatte, incapacità di accettare la critica e testa sotto la sabbia a nascondere il proprio rossore, sempre che siano ancora capaci di vergognarsi.