MARCO LUSSOSO - UN FOTOGRAFO VERCELLESE AI MASSIMI LIVELLI
23/04/2013

(Gian Luca Marino) - «La macchina fotografica è un filtro potente che consente una partecipazione alle cose senza esserne dominati, un mezzo per osservare da un punto di vista privilegiato, dentro e fuori al tempo stesso». Sono le parole di Marco Lussoso, fotografo professionista, nato a Roma, cresciuto a Pescara, vercellese per questioni di cuore. Incontriamo Marco a Vercelli, allo studio fotografico Spazio Elle in corso Abbiate dove il fotografo sta avviando un progetto con il collega Gabriele Latrofa. Il curriculum professionale di Marco è impressionante. Lo citeremo per sommi capi. Le sue immagini sono state pubblicate su riviste quali Capital, Class, Vanity Fair (solo per citarne alcune). Per quattro anni è stato fotografo ufficiale della Juventus. Ha realizzato servizi fotografici per grandi aziende quali L'Oreal, Ferrari, Puma, Barilla, Lancia, Mediaset, Alfa Romeo (anche qui, solo per citarne alcuni). A livello di fotografia di reportage nel 1995 è stato in Bosnia e Croazia per documentare la guerra e nel 1997 a Calcutta per i funerali di Madre Teresa. Ha seguito per anni il mondo della moda milanese, manifestazioni sportive ad altissimo livello e pubblicato sette libri. Lussoso si è impegnato anche nel sociale con il calendario “Sorrisi e abbracci 2003”, con la campagna sociale “Un occhio di riguardo”, con il calendario del 2005 della solidarietà di Famiglia Cristiana. Nonostante sia entrato a pieno titolo nel gotha della fotografia Marco Lussoso è una persona molto disponibile, simpatica, schietta, come si suol dire: molto alla mano. Chiediamo a Marco di raccontarci i suoi esordi. «Sono nato a Roma nel 1962 – racconta il fotografo – Mio padre faceva il giornalista del Messaggero e io, fin da ragazzino, lo seguivo sia nei giri di cronaca e sia sui campi di calcio. La svolta che mi ha fatto seguire la mia carriera dietro all'obiettivo è arrivata in occasione di uno di questi giri dove, mio padre fu accompagnato da un fotografo. Io vidi questa persona, il gilet con mille tasche, tre macchine fotografiche appese addosso, la pipa in bocca: divenne il mio idolo e decisi che nella vita avrei fatto il fotografo. Mio padre informò il fotoreporter della mia passione ed egli mi diede una macchina fotografica e un rullino dicendomi di andare in giro a scattare. La mia prima foto fu un castello vicino a L'Aquila dove poi girarono il film fantasy “Lady Hawke”. Mio padre sostenne la mia scelta consigliandomi una scuola dove potessi imparare e sviluppare la tecnica. Così mi iscrissi all'Istituto d'Arte ottenendo il diploma di specializzazione di fotografia e grafica». «La fortuna fu – prosegue Marco – che la scuola di Pescara, città dove nel frattempo ci eravamo trasferiti perchè mio padre aveva fondato un giornale in proprio, era una delle poche ad offrire questo tipo di specializzazione. Poi, sempre a fianco di mio padre, iniziai a curare i servizi fotografici per il Pescara Calcio. Nel 1985 mi iscrissi all' Ordine dei Giornalisti e la vera svolta professionale arrivò nel 1986 con la collaborazione per la testata giornalistica Il Centro del gruppo L'Espresso. Da qui ho iniziato a vivere (economicamente) di fotografia. Sempre in questo ambito conobbi Ugo Zatterin, grande giornalista che mi ha fatto appassionare ancora di più a questo mondo dandomi ottimi consigli. Dopo alcuni anni di cronaca e sport sentivo che mi mancava qualcosa ed ero attratto dal mondo della fotografia di moda. Quindi per crescere ho deciso di approdare al mondo milanese». Qui si apre un altro capitolo. Racconta Marco «A Milano una mia amica giornalista specializzata in moda, siamo nel 1992, mi fece avere un accredito per fotografare le sfilate di moda. Dopo aver scattato, realizzai un book e iniziai a proporlo alle agenzie di Milano. Una di queste, vedendo il mio book, mi ha assunto. L'agenzia seguiva l'Inter e quindi ho iniziato a fotografare anche questa prestigiosa squadra. Sempre in tema calcistico fotografico nel 1997 sarei poi approdato per l'agenzia La Presse come fotografo ufficiale della Juventus per quattro anni». Il resto è storia. Dalla cronaca allo sport, dalla moda al calcio, dal reportage al sociale, il tutto ai massimi livelli. «Mi piace essere ecclettico – spiega Marco Lussoso – ho lavorato a trecentosessanta gradi per imparare e rimettermi sempre in gioco». La curiosità è tanta, ancora qualche domanda. Come ti definiresti a livello professionale? «Posso dire di essere riuscito nella mia professione. Da quando avevo 19 anni sono riuscito a realizzare gli obiettivi che mi sono prefissato. Questa è una grande soddisfazione». Come hai vissuto il passaggio dall'analogico al digitale? «Male, malissimo. Critico il digitale perchè ha abbassato drasticamente la qualità fotografica e perchè oggi, con la tecnologia, ogni persona che si approccia a questo mondo, si sente subito un grande fotografo». Marco Lussoso ha un figlio di 23 anni, Luca, che ha seguito le orme paterne: è fotografo professionista e regista. Chiediamo quindi a Marco cosa consiglia a un giovane che vuole fare della fotografia il suo lavoro «Per prima cosa non bisogna pensare che, solo perchè oggi (vedi domanda precedente) è facile scattare, si diventa subito bravi. È fondamentale studiare, leggere e osservare molto le foto dei bravi professionisti, questo esercizio arricchisce molto. E poi è fondamentale saper promuovere le proprie immagini». Ultima domanda: sogno nel cassetto? «I miei obiettivi li ho realizzati. Ora voglio puntare sulla mia qualità di vita».