''CALCIO STUPIDO''. TITOLO DI UN LIBRO E REALTA' DI FRANCO TACCIA
03/04/2013

Ancora una volta sono costretto a giocare fuori casa, non perche' sia stato ''squalificato'' come i campi da gioco ma perche' quello che leggo sulle ultime (?) vicende in seno alla squadra de L'Aquila calcio mi procura grande amarezza.
Sembrerebbe, perche' tutto cio' che trapela somiglia alle famigerate ''veline'' e quindi, vai a sapere la verita' completa, che un calciatore, Iannini, un centrocampista acquistato mesi fa' in pompa magna, sia stato, diciamo così, messo in castigo.
Le considerazioni che la cosa mi spinge a fare sono tante, e nessuna piacevole. In Italia, il paese del garantismo assicurato anche per chi viene filmato mentre ammazza 10 persone perche' fino a sentenza di condanna passata in giudicato
al massimo si puo' definire ''presunto'' responsabile, o dove gente che si frega milioni di euro approfittando di un incarico di pubblico amministratore si e no viene messo ai domiciliari, magari in un ''resort'' con piscina, e poi grazie agli avvocati pagati coi soldi fregati, cioe' i nostri, se la cava con la prescrizione come se nulla fosse avvenuto, nessuno si puo' azzardare a giudicare qualcuno o quasi. Ecco, il quasi avviene a L'Aquila. Dopo le ultime prestazioni della squadra (avete letto bene, ''della squadra'') si comincia a sentir parlare di pugno duro, mano pesante ecc. ecc. perche' stranamente si è arrivati alla conclusione che se le cose vanno male forse c'è chi non da il massimo, o comunque non si comporta come dovrebbe o chissa' che altro, sostiene qualcuno. E nel frattempo, pochi giorni fa la squadra non si allena per protesta, sostiene qualcuno. Passa Pasqua, giorno della resurrezione, e per risorgere non si trova di meglio che mettere all'angolo uno dei giocatori, appellato ''sindacalista'' quasi a lasciar sottintendere chissa' qualche misterioso significato coniugabile con l'essere davvero tale.
Ma, sbaglio o il calcio si gioca in 11, sbaglio o è quella cosa (stupida) dove si dice sempre che se si vince è merito di tutti e se va male sono tutti sotto processo? E invece tocca solo ad uno. Sara' ma sono sempre stato convinto che quando si compra un calciatore bisognerebbe sapere tutto, che tipo e', se è uno calmo, se fuma, se litiga sempre con tutti, se il sabato va a Messa, se suona ai campanelli delle case quando cammina per strada, se ha vizi e quali sono le virtu'. Per cui, detto chiaro e tondo, che si prenda una decisione in qualche modo punitiva, a carico di uno che ha trent'anni, che hai voluto in tutti i modi, e al quale magari hai fatto pure un biennale, non mi convince affatto. E vorrei vedere le ripercussioni sul clima dello spogliatoio, che fino a pochi giorni fa era descritto come idilliaco. Piaccia o no ha tutta l'aria di un processo sommario (o di qualcosa che ovviamente non sappiamo). Pero' a carico di uno solo. Questa storia che si debba vincere per forza o come scioccamente dice qualcuno, senza se e senza ma, come se gli altri avessero solo il compito di assistere mi da fastidio. Gente che magari esce dal posto di lavoro 10 volte senza permesso o che è considerata una nullita' nel proprio ambito, va allo stadio e decide pure se uno si impegna o no, come fosse la cosa piu' normale del mondo. Certo, uno guarda e valuta, ma mica e' detto che abbia sempre ragione. Questo è il calcio, ma un calcio nel quale dovunque, s'è perso il senso della misura e dove tocca sempre trovare un colpevole, possibilmente fra chi e' piu a portata di mano. Un calcio stupido, appunto.
Franco Taccia