LA CRISI DEL PESCARA, OVVERO QUANDO L'UOVO SI ROMPE E TUTTI CONOSCONO GIA' LA SORPRESA. DI FRANCO TACCIA
01/04/2013

Anche se sono Aquilano la crisi del Pescara mi provoca dispiacere, perche' ho ancora negli occhi il Pescara di Zeman e anche quello, piu' antico ma sempre ''moderno'' di Galeone. Il bel gioco che diventa realta', anche se con uomini, tecniche, approccio alle gare e, sopra tutto tecnici (apparentemente agli antipodi ma, con un'idea del calcio che li accomuna piu' di quanto possa sembrare) diversi. Quest'anno, dopo aver stravinto in B, con gente che tutti ''gli scienziati'' del calcio a malapena avevano sentito nominare fino alla venuta a Pescara, e che adesso citano come se fossero campioni collaudati da anni di successi, la squadra costruita alla buona, dando la netta sensazione non gia' di un progetto organico ma della chiusura delle falle createsi con la scontata partenza dei vari Insigne, Verratti, Immobile, per non parlare di Anania e qualche altro, è partita con l'handicap gia' inciso sulla classifica, anche se non visibile graficamente. Degli allenatori è inutile parlare perche' se ad un pilota dai una vettura con quattro gomme diverse non puoi criticarlo se sbanda ad ogni curva.
L'epilogo era scontato. Quello che invece mi sorprende, ed infastidisce, da profano, sono considerazioni del tipo ''la squadra non ha gioco, la difesa balla, l'attacco non segna, il portiere è incerto. Col Parma s'è toccato il fondo, ma non nel risultato, perche' nel calcio, anche se qualcuno lo scorda facilmente, c'è anche l'avversario, ma nei giudizi dopo gara. Faccio rispettosamente notare che il tasso tecnico di tutta la squadra del Pescara, non per colpa dei giocatori, è nettamente inferiore a quello espresso dai parmensi. Perdere quasi tutti i contrasti non significa mancanza di determinazione ma soltanto che l’avversario è palesemente piu’ forte. Se uno è piu’ tecnico, anche se è lento, arriva sul tackle piu’ coordinato ed è gia’ un grosso vantaggio; non è solo questione di entrare decisi, purtroppo vale anche la tecnica.
I centrocampisti del Pescara, con tutta la simpatia, non assommano poi neppure il 50% dell’esperienza in squadre di livello rispetto ai giocatori di Donadoni. Il solo Ninis, 23 anni, nel bagaglio vanta piu’ di 137 presenze e 15 reti col Panathinaikos, tanto per citarne uno che non è neppure il piu’ esperto. E se il centrocampo va sempre in difficolta’, è ovvio che la difesa che gia’ è carente faccia acqua e l’attacco, anemico di suo, sia quasi evanescente.
Spero solo che l'amarezza per il risultato non produca il solito clima da caccia alle streghe nei confronti di chi va in campo, molto in voga, particolarmente in Italia. A tale proposito, pur non avendo grande simpatia per gli inglesi, non posso dimenticare lo spettacolo, qualche anno fa', di una squadra, non importa quale fosse e in che serie giocasse, gia' retrocessa e che nell'ultima partita viene applaudita e incitata dall'inizio fin dopo il termine della gara, con il tifo che solo in Inghilterra son capaci di fare, e con i calciatori schierati in lacrime a centrocampo ad applaudire il pubblico. Roba da fare accapponare la pelle, a chi ama il calcio, ovviamente.
Franco Taccia