LETTERA APERTA AL RAGIONIERE SEBASTIANI
31/03/2013

Signor ragioniere Sebastiani, ha voluto perdere anche l’ultimo (o quasi) treno per la salvezza prima di dire che “Facciamo ridere… e se dobbiamo farlo meglio utilizzare i nostri giovani che potrebbero servire il prossimo anno…”
La verità invece è che lei, con i suoi quattro apprendisti stregoni, veri dilettanti allo sbaraglio, ha fatto piangere, non ridere, i tifosi pescaresi: sia per il piano abbonamenti, sia per la mancata programmazione, sia per le sue personali scommesse, sia per la cecità espressa finora, sostenuto dalla sua boria e dalla sottomessa presenza di alcuni reggitori di microfoni, autentici treppiedi umani, che l’hanno sostenuta perché “ap pagati” (lo spazio è voluto).
Quando a fine mercato estivo le ho scritto e detto che la rosa non era equilibrata e che mancavano puntelli seri in difesa, lei ha detto che scrivevo così “forse perché non gli abbiamo dato dei bon bon…” lasciai cadere questa sua stupida e ridicola offesa solo perché, abituato dalla mia esperienza a dare valore alle parole considerando la provenienza, ritenni di lasciare perdere perché non meritavano il mio intervento.
Ho continuato a esortarla a rimediare nel mercato di riparazione e lei ha continuato imperterrito a sciorinare sciocchezze di mercato e a indebolire una formazione già inidonea di per sé.
Sostenuto dai suoi lacchè che le confezionavano salotti e telefonate ad hoc, ha insistito nelle sue scommesse e chiedeva, con un’imperdonabile faccia tosta, di “restare sereni”.
Ci siamo incontrati in un “faccia a faccia a Forzapescara.TV” e, invece, di rispondere alle mie dirette domande, e a quelle dei nostri ascoltatori, si era presentato con un mazzo di carte con le quali avrebbe voluto disquisire contro De Cecco senza capire che, ai tifosi, della sua querelle con De Cecco, non gliene fregava nulla e che volevano soltanto avere assicurazioni sul futuro della Pescara Calcio.
Quando ha capito che le cose si stavano disgregando, con molti mesi di ritardo rispetto alle mie anticipazioni, (e badi bene, ragioniere, che non sto dicendo che “l’avevo detto…” perché scemenze simili le lascio al suo frasario), ma precisando termini della mia professionalità che mal si accordavano con la sua ricerca di “sostegni ap pagati” che dovevano portarla a fare mercato per i suoi fini, e non per la salvezza del Pescara, altrimenti avrebbe preso un solo allenatore bravo ed esperto, e non tre brave persone che hanno esperienza ancora da fare, e tre giocatori di categoria, e non quella caterva di giovanotti volenterosi, ma impresentabili sulla scena della Serie A, lei ha avuto l’ardire di prendersela con i tifosi che criticavano!
I tanti numeri negativi della sua gestione, ragioniere, sono colpa dei tifosi che hanno pagato abbonamenti costosi, che hanno seguito gli allenamenti a centinaia per incoraggiare i suoi modesti pedatori?
Nulla da addebitare, invece, a lei ragioniere, al signor Delli Carri e al suo responsabile di marketing?
E che dire del progetto sportivo che vorrebbe la sistemazione a Silvi? Ci dice dei suoi rapporti con l’amministrazione comunale di Silvi? Ci dice qualcosa sulla proprietà dei terreni? Ci dice dei movimenti di acquisti, cessioni, prestiti, e operazioni varie di mercato?
Lei, ragioniere, accusa i tifosi di essere diventati dei commercialisti, il fatto è che la Pescara Calcio non è sua proprietà personale e deve, comunque, rispondere dei movimenti fatti per conto della Città, anche se dei buoni tecnici fiscali, non c’è dubbio, le sapranno sistemare in modo convenientemente utile i vari bilanci.
E per finire, lei, ragioniere, dice che è un lottatore e che non se ne andrà a richiesta della piazza. Ci credo bene: ci sono riscossioni da fare, operazioni da gestire, tutto un marketing a lei favorevole e che non hanno nulla a che vedere con i desiderata della tifoseria che, come fa ogni buon cliente, paga e va via. Ci sono ancora grossi interessi di cui fare uso.
Si goda i suoi numeri negativi e faccia sì che questa esperienza serva a qualcosa e, soprattutto, la finisca con le scommesse sulla pelle altrui.
Gianni Lussoso