PIETRO MENNEA, GRANDE NEGLI STADI E NELLA VITA. SEVIZIO DI FRANCO TACCIA
21/03/2013

Gli ''dei'' li abbiamo sempre immaginati bellissimi, alti, con un fisico stupendo, immortali e capaci di superare qualsiasi sforzo sovrumano senza la minima fatica. Anche quelli moderni, dello sport in particolare, hanno sempre avuto una gran somiglianza con quelli dell'Olimpo. Salvo poi, spessissimo, rivelarsi finti eroi, statue di cartapesta.
Il 28 giugno del 1952 nasceva Pietro Mennea, a Barletta. A pensarci adesso non avrebbe potuto nascere in un luogo più adatto, gia' teatro di una ''disfida'' che pareva persa in partenza, per giunta nel Sud d'Italia, e chiamarsi con un nome piu' azzeccato del suo, simbolo di forza, sopratutto d'animo. Non era certo la raffigurazione del ''fisicaccio'' ma già poco più che adolescente, privo di un grammo di grasso ma con tutti gli ingranaggi perfetti, e con una forza mentale a prova di bomba, era già diventato, banalmente ma giustamente, la ''Freccia del Sud''. Dei risultati sportivi non oso dir nulla, ché altri, molto più degni di me hanno già sparso fiumi di inchiostro, parole ed immagini per provare a descriverli. Dirò soltanto che oltre che un ''Dio'' dello sport, di quello ''pulito'' al di sopra di ogni limite, è stato un grandissimo Uomo, abbinando all'attività sportiva praticata con serietà certosina, quasi maniacale, una grande dimestichezza con i libri, diventando tra l'altro avvocato ed arrivando a scrivere una ventina di libri. Una rarità, specialmente fra i personaggi dello sport e non solo, un esempio cristallino per chiunque.
Tutto a contribuire alla realizzazione di una persona seria, mai disponibile al compromesso, sempre pronta ad offrire il petto di fronte a qualsiasi ostacolo o difficoltà per altri neppure avvicinabili.
Mai blandizie o ammiccamenti a nulla e nessuno. Una ''pietra'' insomma, come il suo nome lasciava presagire.
Mancherà a tutti, quelli come me che hanno avuto la fortuna di essere suoi contemporanei e quelli che ne hanno solo sentito parlare e continueranno anche in futuro, come avviene solo per gli ''dei'' e per persone speciali.
Franco Taccia