VEDERE LE COSE…
12/03/2013

Vedere le cose e denunciarle in tempi giusti, quando cioè la critica può servire a rimediare, significa avere vista lunga ed esperienza necessaria e libertà di pensiero per dire le cose che vanno dette anche a beneficio dei tifosi e dei lettori.
Lavorando nel settore dal 1964, conosco bene la mentalità del tifoso che, in genere, pensa di saperne e di capirne di più dei giornalisti ai quali riserva offese di ogni tipo, basta leggere i loro commenti nei vari giornali telematici per averne una idea, e il cronista è accettato solo quando dice le cose come la pensano loro.
A volte trovi il “tastierista” di turno che accusa il giornalista professionista (che al contrario della sua esperienza, ha titoli corretti per poterlo fare) di criticare la squadra ad agosto solo per poter scrivere “lo avevo detto…” e non si rende conto della “gnurantità” della sua affermazione dettata solo da spirito di revanscismo o per antipatia nei riguardi del cronista stesso.
Fa parte del gioco anche questo e bisogna anche considerare che alcuni “tastieristi” hanno, invece, capacità critica notevole e vanno letti e seguiti con interesse anche da parte del professionista.
Ne leggo alcuni, sia su Forzapescara.com e sia su Forzapescara.it, che hanno acume critico e meritano rispetto, ma a coloro che, in forza dell’anonimato (al contrario del giornalista che firma le sue asserzioni) e del proprio livore, offendono soltanto, vorrei ricordare che, se non ci fossero i giornalisti, molte cose andrebbero in direzioni tutt’altro che utili per la tifoseria.
Il Pescara sta messo molto male in classifica ed è il risultato di una gestione presuntuosa, con espressioni, da parte di alcuni dirigenti, di iattanza nei confronti dei Tifosi, considerati clienti, e aver detto questo in tempi giusti, significava voler dare alla società l’opportunità di confrontarsi con la realtà di un campionato che li ha visti, sin dal primo giorno, inadatti e poco preparati.
Se un “tastierista” scrive che, da quel momento il giornalista ha gufato per avere ragione, dimostra la sua pochezza e la sua dabbenaggine, che possono essere paragonabili a quella di quel dirigente che, prima ha mostrato boria e spocchia, ed ora riconosce che sono stati fatti degli errori.
Dirlo oggi suona quasi una presa per i fondelli perché avrebbe dovuto rendersene conto prima e trovare i giusti rimedi. Invece, sostenuto da lecchini di comodo (all’interno della tifoseria) e da imbelli personaggi (cronisti in cerca di facile entratura), ha continuato imperterrito a seguire le sue scommesse, fatte sulla pelle della stessa tifoseria, con il risultato di avere una squadra, oggi, ultima in classifica, e di aver speso molto di più di quanto aveva preventivato.
Concludo con il dire che, il coraggio nel proprio lavoro, lo si dimostra parlando e scrivendo in tempo utile e che, chi lo fa, non “gufa”, per poter dire che aveva avuto ragione, perché la sconfitta della squadra non lo rende felice, anche perché l’esistenza della forza di gufare esiste solo nelle menti scialbe.
Se qualcuno avesse davvero la forza di decidere dei risultati sportivi con la sua volontà mentale, avrebbe scoperto il modo di diventare miliardario.
Ma ciò esiste ed è possibile, solo nella “gnurantità” e si ritorni, quindi, a seguire il calcio nel rispetto dei ruoli. I tifosi a sostenere, e i giornalisti a raccontare i fatti e le situazioni. E, soprattutto, si abbia educazione nei rapporti.
Gianni Lussoso