SEBASTIANI VITTIMA O COMPLICE DI DELLI CARRI?
10/02/2013


Quando già si stava pregustando da parte dei tifosi biancazzurri la conquista del risultato pieno, è arrivato il gol evitabilissimo se non ci fossero stati alcuni “orrori” difensivi. Infatti,
l’atteggiamento sbagliato dei difensori nel marcamento si presenta con un unico denominatore comune che consiste nel lasciare incustodito, o con troppo spazio, nel trascurare il diretto avversario, il quale, approfittando della favorevole posizione di libertà in cui viene a trovarsi, riesce di solito a concludere facilmente a rete. Così è stato a Palermo in occasione del pari subito e di alcuni pericoli corsi e non penalizzanti solo per la pochezza degli avversari
Nelle varie situazioni di gioco in cui abbiamo corso il concreto rischio di subire la beffa di una nuova sconfitta abbiamo notato come i nostri difensori, salvo Cosic che è stato abbastanza attento, non hanno saputo valutare tempestivamente come assumere la posizione giusta e più efficace per marcare correttamente il diretto avversario in rapporto alla chiusura, all’anticipo o al contrasto.
Ho potuto notare che troppo spesso i nostri difensori, nel disporsi a protezione della porta, si mettono in linea, a forma di pettine, con gli avversari, gli uni alternati agli altri, distanziati tra loro da spazi non sorvegliati, oltre misura e quindi rischiosi.
Tutto ciò accade perché i nostri difensori che dovrebbero marcare a uomo nella zona di competenza, dimostrano chiaramente di non saperlo fare, si muovono e si “posizionano” solo in funzione della circolazione della palla, con questa precisa intenzione, aspettando d’intercettarla quando arriva in area e tralasciando di controllare, di marcare il diretto avversario lasciato spesso dimenticato, indisturbato.
Infatti, i difensori, stando in linea, cercano in prevalenza di occupare una posizione dentro l’area di rigore che giudicano e valutano sia quella giusta, corretta, efficace per andare con successo sulla palla in arrivo, per neutralizzare il tiro, per interrompere il passaggio tagliato o dalle fasce, senza preoccuparsi troppo di quanto sta accadendo alle loro spalle.
Non hanno capito che, in fase di marcatura, la minaccia alla porta non proviene tanto dalla palla calciata o appoggiata nei traversoni, nei passaggi, quanto piuttosto dall’avversario destinato a riceverla, chiamato alla conclusione, l’unico capace di trasformarla in rete; aspettare la palla o voler andare a intercettarla a tutti i costi, talvolta muovendosi in due sul portatore, senza garantirsi, coprirsi le spalle, costituisce un errore di tattica individuale grave che, come spesso accade, può costare caro al difensore, alla squadra causando dei gol evitabili.
Dato che, sia con Stroppa e sia con Bergodi, i nostri difensori hanno continuato a subire gol su gol, vuol dire che sono “scarsi” come gruppo di difesa. Siamo colpevolmente partiti con il blocco che aveva subito 55 gol in serie B, con la presunzione di poter fare meglio in Serie A (?), alcuni correttivi, vedi Bianchi Arce e ora Zauri, probabilmente non sono stati sufficienti a risolvere il problema di base.
La domanda è: con quale criterio il signor Delli Carri ha formato questo gruppo di difensori? Quando ha fatto le valutazioni di mercato e ha impostato le varie strategie, quali erano i suoi fini? Fare gli interessi propri o della società?
Mi rendo conto che il ragionier Sebastiani non ha conoscenze tecniche di calcio sufficienti, anche se ha tirato calci ad un pallone, e ha demandato ad un tecnico, Delli carri? Il compito degli acquisti, ma quando ha capito che subivamo gol a grappoli, non gli è venuto il buon senso di chiedersi le motivazioni? E’ vittima di Delli Carri o complice? E’ una cosa da chiarire. Non possiamo ritrovarci alla 24° giornata con 49 reti al passivo e con una differenza di meno 29, senza mettere sotto accusa chi ha fatto il mercato.
E domenica prossima arriverà il Cagliari che ha fermato il Milan. Auguriamoci che Cristiano Bergodi sappia inventarsi qualcosa in modo da limitare la pochezza del reparto difensivo, altrimenti vuol dire che il campionato ha già deciso che dovremo soffrire per la dabbenaggine di un direttore sportivo, per la presunzione di una società, per l’arroganza di un presidente che, invece di ascoltare le critiche che potrebbero aiutarlo a capire i problemi, con grande iattanza, difende l’indifendibile e accusa il termometro che gli segna la febbre e plaude solo a chi gli dice: “tutto va ben signor Ragioniere…”.
Gianni Lussoso