AU REVOIR PRÉSIDENT DI STEFANO LEONE
20/01/2013

E’ un pezzo dello sport che se ne è andato, un pezzo dello sport abruzzese. Si, perché la scomparsa di Pietro Scibilia, 84 anni ex Presidente della Pescara calcio, non era solo un personaggio dell’imprenditoria e dello sport pescarese. Era uno di quei personaggi che appartenevano ad una regione intera. Gli appartenevano pur non essendo abruzzese; lui, calabrese trapiantato in Abruzzo era riuscito ad impiantare una solida attività d’impresa che tanto a dato al compresorio abruzzese, così come solida è stata la sua personalissima avventura nel mondo dello sport. Scibilia non era solo calcio, Presidente della Pescara calcio che più di tutti ne ha tracciato il solco con una storia indelebile, avvicinatosi anche al Giulianova calcio ma, non solo. Il suo nome era scolpito a caratteri cubitali anche nel ciclismo dove anche li, con nomi di rango e successi di prestigio è stato un’icona. Pietro Scibilia è stato uno di quei Presidenti che nel calcio non ci sono più, tanto che con loro è sparito anche quel calcio. Un Presidente che parlava italiano a modo suo ma genuino e cristallino fino all’inverosimile; era a disagio con tutto ciò che era lustrini e paillettes, a disagio con il paludato modo di fare dei politici dai quali è sempre stato corteggiato ma mai coinvolto, era a disagio con tutto ciò che fosse finto e preparato. Lui, che anche nell’aspetto, aveva mantenuto le caratteristiche di provenienza di una terra bellissima ma dura e che non perdona, una terra che ti insegna a vivere o a sopravvivere. Difficilmente sorrideva Pietro Scibilia ma, quando lo faceva, era talmente stupefacente la sua sincerità da apparire fanciullesca. Era un imprenditore di successo venuto dal niente, di quelli senza grilli per la testa, che amava le sue aziende e i suoi dipendenti; così era nello sport dal quale ha ricevuto molto meno di quanto ha dato. E’ stato uno che nel calcio c’è stato in mezzo quando i soldi erano un valore ma ancor di più valore avevano le strette di mano; parlava ai suoi collaboratori e ai suoi atleti come un padre parla ai propri figli; a volte con burbero cipiglio, spesso con pacche sulle spalle, insomma, uno di quei dirigenti che sapevano pungolare un atleta con una pacca sulle spalle e punirlo anche solo con lo sguardo. Oggi, il suo Pescara, giocherà con la fascia nera al braccio e il ricordo nel cuore, un ricordo che mai nessuna vicissitudine potrà cancellare. Oggi, a quell’uomo piccolo di statura ma immenso nell’animo e nel cuore, vogliamo dire addio ma un addio che riassuma tutta una vita e anche di più, come solo lo sguardo dei suoi piccoli occhi sapeva fare. Au revoir Président.