UN TIFOSO AQUILANO CERCA DI DIRE LA SUA (CHIEDENDO ''ASILO POLITICO'') DI FRANCO TACCIA
18/01/2013

Caro Direttore
sicuramente questo scritto ti fara' sorridere e quantomeno ti sorprendera', figuriamoci poi cosa penseranno i tuoi fedeli lettori, sopratutto quelli amanti del calcio.
Bene. Ti scrivo per aggirare un ostacolo insormontabile. A L'Aquila, come sai c'è una squadra di calcio che milita in C2, per i fissati delle novita' la seconda divisione.
Questa squadra ha un presidente, un mister, un responsabile dell'area tecnica, una squadra. E poi ovviamente i così detti tifosi. Ci sono anche quelli che scrivono sui giornali o conducono trasmissioni sportive, a L'Aquila. Giornalisti, allora. Coloro cioe' che ovunque, osservano, meditano, scrivono o parlano e, così facendo inducono gli altri a riflettere e non a guardare una ''minuta''. Spesso accade, non sempre, dovunque.
Tutto lo sproloquio solo per ribadire che il calcio esiste anche perchè c'è una marea di gente che si interessa, tifa, s'incavola se le cose vanno male e gioisce se tutto fila liscio (forse soltanto per questo). Traduco: il calcio senza spettatori, tifosi e non, senza chi ama una maglia da quando aveva 2 anni, non esisterebbe. Anche se i presidenti son sempre pronti a dire che i soldi li cacciano loro vorrei vederli allo stadio, da soli, magari a veder sgambettare figli o parenti che non sanno neppure come si calcia il pallone.
Pero' qui a L'Aquila è piuttosto problematico per un tifoso riuscire a diffondere il proprio pensiero se non è in linea con certi ''schemi'', a dire che sono 4 anni che i calciatori vengono scelti dalla stessa persona che sceglie gli allenatori, che puo' tranquillamente affermare in un'intervista di non condividere le idee del Mister, che puo' portare Bitetto e Graziani ad allenare e poi, certo con la benedizione della presidenza di turno, liquidarli. Che puo' portare giocatori e poi dire che deve valutare se qualcuno vuole cambiare aria, che puo' addirittura (e' successo anche questo) sedere in panchina (mi sbagliero' ma non ho mai visto Tare, Braida, Marotta, e neanche Battisti o Luca Leone o Delli Carri a bordo campo sulla panca). Se dici queste cose e ti mostri perplesso, anche perche' la squadra è a 15 punti dalla prima ma anche a 8 dalla quart'ultima sei accusato di far polemica, dimenticando che, lo insegna la storia, meglio una ''Cassandra'' smentita che tanti suonatori di violino (peraltro sempre disponibili a cambiare il destinatario della musica se le cose vanno male) e dimenticando pure che già poco tempo fa ci siamo giocata la C1 sul filo di lana in maniera incredibile.
''Il termine polemica deriva dal greco ''πολεμικός'' che significa ''attinente alla guerra'', e designa quindi una sorta di guerra, per lo più verbale, condotta contro un avversario detto bersaglio della polemica. Dato però che si tratta di un atteggiamento eminentemente verbale, non è detto che la polemica sia sempre e necessariamente un modo di fare da considerare in maniera negativa. Perfino la teologia cristiana vanta una tradizione polemica che dispone di un apparato formale preciso, laddove la polemica non è altro che il contrario dell'apologetica. In passato, la polemica era una disciplina praticata in diverse università.''
Mi sembra di capire che questa polemica non è comunque una prerogativa del gregge di pecore o armenti vari.
Per questo ti chiedo ospitalia'.
Franco Taccia