I RUOLI ALL'INTERNO DI UN GRUPPO: DI IVANA SIENA (GRAZIE A FORZA PESCARA TV)
23/12/2012

I ruoli all'interno di un gruppo: ForzaPescara.TV ha affidato alla Dott.ssa Ivana Siena, Psicologa e Psicoterapeuta, il compito di approfondire l'argomento.

Le relazioni instaurate all’interno della squadra si vestono delle stesse dinamiche che le persone vivono nel contesto familiare. Non è possibile scegliere in quale famiglia nascere, né da quali genitori far dipendere la propria crescita. Allo stesso modo un calciatore sottostà a regole di mercato che spesso gli impongono di cambiare squadra e rimettere in discussione insegnamenti ricevuti precedentemente che restano però parte del proprio stile, della propria personalità, fuori e dentro il prato verde.

Compiti di organizzazione, sostegno e incoraggiamento del gruppo sono assegnati ad un esperto, per caratteristiche carismatiche ed esperienziali, il cui ruolo, in famiglia è solitamente rappresentato dal padre, mentre in una squadra di calcio è propriamente riconosciuto nell’allenatore. In quanto leader del gruppo, egli porta sulle spalle grandi responsabilità nella gestione delle dinamiche di squadra. Un leader, infatti, dovrebbe saper creare un clima favorevole utilizzando le sue capacità relazionali ed empatiche, dovrebbe riuscire a convogliare le personalità distinte dei singoli giocatori verso un obiettivo comune che li renda un’entità compatta, alternando l’essere direttivo all’essere stimolante.

Protezione e autorevolezza proprio come nelle funzioni di un padre di famiglia che osserva tutto il contesto ed interviene tempestivamente nel ristabilire gli equilibri minati dagli eventi esterni.

Nel calcio attuale, il buon allenatore assume sempre di più le caratteristiche del buon comunicatore: la competenza tecnico-tattica è fondamentale e serve a dargli credibilità, così come l’abilità comunicativa è necessaria per rivestirlo di spessore e qualità professionale. Come ogni bravo genitore, si impegna nella diffusione dei propri principi, delle proprie tradizioni e del proprio metodo educativo (tecnica) ai suoi figli (i giocatori), un sapere che a sua volta lui ha appreso nel tempo attraverso le stesse modalità di trasmissione o attraverso il crescere e diventare uomo.

In questo alternativo modo di vedere le dinamiche del gruppo, il “sistema familiare” in questione è sicuramente di tipo patriarcale. L’allenatore ha un enorme potere decisionale, può rifornirsi di consigli e suggerimenti, può delegare determinati compiti ma le scelte e le decisioni finali spettano a lui. Tuttavia nel contesto odierno in cui il risultato è l’unica cosa che conta veramente e che forma i giudizi sul lavoro svolto, l’allenatore ha la necessità di non ritrovarsi da solo nei rapporti con la squadra, con la società, con i media, con i tifosi. Ha bisogno di una sorta di corazza, rappresentata dai suoi collaboratori, vice allenatore in primis.

A livello sistemico, quest’ultimo è associato ad un ruolo materno. Vive costantemente lo spogliatoio (casa), ed è preposto all’osservazione e al riequilibrio dei rapporti tra gli atleti. Lo spogliatoio è il cuore pulsante della squadra in cui condividere la tensione, le ansie e i conflitti che ne derivano, la delusione, i silenzi o le personali esternazioni di felicità, proprio come accade in famiglia prima e dopo un evento rilevante. Su un piano relazionale quindi, il vice allenatore fa da termometro dell’emotività dei suoi giocatori, monitorando la coesione del gruppo. Rappresenta un punto di riferimento che lavora attraverso un ascolto attivo privo di giudizio e volto ad affrontare l’imprevisto ed a migliorare la prestazione in un sistema di cooperazione diretta con il primo allenatore. Questo ruolo è spesso sottovalutato in quanto non si considera che oltre alle capacità tecniche riconosciute, vista la posizione che ricopre, il vice allenatore è investito di responsabilità che necessitano di una dote particolare, la diplomazia. La capacità di dire o non dire la cosa giusta al momento giusto e all’interlocutore giusto è fondamentale per mantenere la propria credibilità e quella dell’allenatore in prima. Minare in qualche modo l’autorità del ruolo del primo allenatore causerebbe negatività all’interno del gruppo che si ripercuoterebbero inevitabilmente su tutto il sistema squadra, pertanto anche sulla validità della sua carica.

Complicità e sostegno delle idee e degli obiettivi comuni sono fondamenti cardine su cui si basa la collaborazione di queste due figure all’apice del sistema squadra, esattamente come padre e madre devono sostenersi e rinforzarsi nei propri ruoli per evitare il disgregamento della famiglia.

Chi è Ivana Siena. Psicologa - Psicoterapeuta ad orientamento Sistemico Relazionale. Responsabile del Centro di Psicoterapia Familiare, collabora con il Centro PSY - Psicologia Applicata di Pescara e svolge attività di coordinamento e tutoraggio nell'Associazione Obiettivo Famiglia Onlus. Per maggiori informazioni ivanasiena.blogspot.it