NAPOLITANO: SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA (CHISSA' CHI STA SOTTO A REMARE?) DI FRANCO TACCIA
08/12/2012

Sembra che il presidente della repubblica Italiana abbia affermato, in relazione alla crisi che attraversa il paese (forse sarebbe piu' esatto dire: in cui versa da 30 anni il paese) che siamo tutti sulla stessa barca. Mi si consenta, come diceva il ''pianista'', di fare alcune considerazioni. C'è chi, sentendo la frase, ha avuto un moto di orgoglio pensando di navigare con la massima autorita' dello stato, qualcuno invece, pensando al mal di mare ha arricciato il naso. A me invece son venute in mente due o tre cose. La prima è che certamente all'Italiano medio, da sempre tocca stare ai remi, beccando frustate dal capo voga, come al tempo di Roma e della Grecia antiche, mentre i ministri, il presidente, gli onorevoli ecc.
stanno sul ponte, sul quale, comunque, gia' si respira un'altra aria. L'altra e' che, non so il motivo, la frase m'ha fatto venire in mente il Titanic. Vi risparmio i dettagli sulla fine di quelli che stavano in terza classe, senza neppure le ciambelle di salvataggio. Poi, non amando particolarmente l'acqua, quella salata intendo, l'idea che in caso di affondamento, scontato che morirei, sapere che sarei in buona compagnia, perche' il comandante non lascerebbe la nave sinceramente non mi rallegra affatto. L'ultima cosa con le navi e con l'acqua non c'entra, o forse si. Ho la sensazione che il popolo Italiano, ma forse non solo Italiano, venga considerato, in genere, come un gregge di pecore, che vanno dove vuole il pastore o in assenza di questi, il ''portavoce facente funzioni'', cioe' il cane, brucano dove gli si dice di brucare salvo prendersi una sassata in testa (o un morso, se il pastore non è in sede) se deviano dal percorso obbligato. Ma il mare dov'è? Ricordate il Bounty, marina inglese, XVIII secolo?
Franco Taccia