CIAO PAOLO,SONO CONTENTO CHE TU SIA VIVO...
02/12/2012

Nel corso della presentazione del libro di Dante Capaldi, ''La storia dell'Aquila calcio dal 1931 al 2012'', mentre si svolgeva l'avvenimento all'Auditorium della Carispaq, gremito in ogni ordine di posti, si è avvicinato al fratello di Dante, Paolo, un ex giocatore che lo ha salutato affettuosamente.
''Non mi riconosci? - ha detto - Sono contento di rivederti vivo dopo tanti anni''. Questa affermazione ha una storia dietro che, in breve è questa: Nel 1962 Paolo Capaldi, che da oltre 35 anni vive in Brianza, dove è proprietario di una fabbrica di elettrovalvole (la Saturnmagnetic), giocava in porta con la squadra giovanile dell'Aquila calcio. Durante un'azione di gioco fu colpito da un avversario al mento mentre usciva a valanga alla Kamikaze (Paolo tifoso dell'Inter amava emulare Ghezzi in quelle spericolate uscite sui piedi degli avversari). Perse i sensi e fu ricoverato in Ospedale dove rimase per una settimana. Non ricordava nulla di quell’episodio, ma aveva avuto sempre la curiosità di conoscere il nome di chi lo avesse prontamente portato in ospedale e, in un certo senso, salvato da guai maggiori.
Uscito dall’ospedale chiese agli amici ma non seppe mai chi lo avesse trasportato al vecchio nosocomio aquilano del San Salvatore.
Dopo cinquant’anni, proprio nel corso della presentazione del libro di Dante, quel personaggio si è fatto vivo. E ha riabbracciato Paolo dopo mezzo secolo.
Chi era? Vincenzo Dionisio, una vecchia gloria rossoblù che fu uno dei protagonisti principali del Campionato 65/66 quando l'Aquila era in serie C - Girone C - insieme ai vari Petrilli, Di Mascio, Bettini, Grigoletti, Martegiani, Orazi, Benetti, Capuano, Pozzar, Braca, Rabuzzi, Menegon, Valle. Presidente Ubaldo Lopardi, allenatore Aroldo Collesi.
Vincenzo Dionisio va ricordato per il suo attaccamento alla maglia rossoblù, la sua affabilità e disponibilità. Giocatore a tutto campo, centrocampista dai sette polmoni, sapeva lanciare le punte che segnavano gol a ripetizione. Fu lui che mise in condizione Rabuzzi di battere a rete e segnare uno storico gol vincente contro il Bari su un campo che era diventato una marea di fango.
Insomma Vincenzo Dionisio con questo episodio ha arricchito il suo palmares ed è entrato trionfalmente nel regno di coloro che hanno sempre amato l'altruismo e la solidarietà.... E l’incontro, come naturale, si è concluso con un fraterno abbraccio. Resta solo una incognita: chi fu a colpire Paolo? Per la verità Paolo se lo chiede ancora, ma, freudianamente, non fa molto per saperlo: fu un caso fortuito ed è inutile dare colpe a chi, in verità, aveva il suo stesso amore per quello che, nonostante tutto, resta il più bel gioco del mondo e, di certo, avrà sofferto molto per il “guaio” che aveva combinato.
Gianni Lussoso