LA PARTE “SCONOSCIUTA” DI GIOVANNI GALEONE DI GERMANO DACUNEO
30/11/2012

La maggior parte dei tifosi del Pescara conoscono vita e miracoli dell’allenatore Giovanni Galeone, il suo modulo, la zona, ed il gioco “alla garibaldina” che portò il Pescara, il 21 giugno del 1987, alla terza promozione in serie A. Lo conoscono per questo miracolo calcistico, fino a soprannominarlo il “Messia”. Quindi Giovanni Galeone è diventato famoso solo con il post Pescara?
Ma il “Messia” incarnato allenatore è nato con il suo arrivo a Pescara nel 1986 o ha avuto una sua carriera terrena ante Pescara? Cercherò di risolvere questo dilemma
facendovi conoscere questa sua carriera sconosciuta prima dell’approdo nel clan biancazzurro, che non è stata costellata da rose e fiori
Il tecnico che fu scelto dal Pescara per il suo nuovo campionato (1986/87) è stato uno degli allenatori della nuova generazione, convinto assertore della zona e del bel gioco. Le sue esperienze tecniche non sono state tantissime.
Nato il 25 gennaio del 1941 ha iniziato ad allenare nella stagione 1975/76 in serie D guidando il Pordenone sino ad una non esaltante undicesimo posto. L’anno dopo, sempre in D, ha allenato l’Adriese, settima alla fine del campionato. Prime prove e nient’altro: è soltanto nella stagione 1977/78 che Giovanni Galeone partecipa al “supercorso” di Coverciano. Una sorta di università del calcio, che diploma gli allenatori.
Ottenuta la qualifica il buon Giovanni cerca fortuna in serie C, ma per qualche anno ancora non ha fortuna: nel 1978/89 la Cremonese lo assume per il torneo di C 1 ma lo sostituisce prima della conclusione della stagione. Nel 1979/80 con la Sangiovannese è dodicesimo in C 2. Rimane senza squadra nella stagione successiva ma viene poi chiamato dal Grosseto, in difficoltà. Galeone accetta e porta la squadra alla salvezza (15° posto).
Per due stagioni, nel 1981/82 e nel 1982/83 lavora nel settore giovanile dell’Udinese, mentre nel 1983/84 approda alla Spal, in C 1, dove rimane tre anni.
È il suo periodo migliore, prima del grande salto a Pescara. Con la formazione di Ferrara, Galeone, grazie anche alla continuità di cui riesce finalmente ad usufruire, imposta una buona squadra, agile nella manovra e piacevole da osservare. I risultati sul piano dei puri e semplici dati numerici non sono del tutto esaltanti (rispettivamente 6°, 14° e ancora 6° posto), ma Galeone ha saputo conquistarsi spogliatoio e tifosi e quando andrà via sarà a lungo rimpianto anche se in società non pochi dirigenti non lo “amavano” affatto.
La storia dei tre anni a Ferrara merita d’esser meglio raccontata: nel primo il tecnico riceve grossi consensi, a parte le “difficoltà di gestione” (essenzialmente per fatti extrasportivi) lamentate da parte della dirigenza. Di lui piacciono l’estro, la facilità di comunicazione, la disinvoltura e, soprattutto, il bel gioco che riesce a far svolgere alla squadra, votata al gioco a zona, o quasi, con un libero, due marcatori, cinque centrocampisti e due punte, con gran velocità e interscambiabilità di ruoli. Il sesto posto viene considerato di buon auspicio e si punta l’anno dopo alla B. I ritocchi non sembrano, in verità, aver potenziato troppo l’organico, ma è lo stesso Galeone a parlare, col consueto ottimismo, di grandi possibilità di vittoria, e con distacco su qualsiasi avversaria. L’avvio invece è disastroso e dopo sei giornate di campionato la Spal ha in carniere soltanto due punti.. Quando poi arriva la sconfitta interna (0-3) col Brescia la misura è colma e la società allontana Galeone, tra le proteste della piazza e dei giocatori. Il sostituto, Danova, vince la prima gara della sua gestione ma pio ne perde ben quattro consecutive e la Spal, a furor di popolo, richiama Galeone. La dura battaglia per la salvezza si conclude positivamente, col pubblico (si arriva a 10 mila presenze sugli spalti!) quanto mai entusiasta, a dispetto del traguardo minimo.
Il terzo anno “goleoniano” è caratterizzato da un tranquillo sesto posto, “così tranquillo – è il commento della stampa locale – che quasi non sembra un campionato con Galeone”.
Sono maturati i tempi per il divorzio, con Galeone in attesa della definitiva consacrazione e con un contratto per allenare il Pescara (in C 1 o in B, al momento della firma il “rebus” non era ancora stato sciolto) già in tasca.
Il seguito …..lo conoscete a memoria, ma voglio darvi ancora una rinfrescata: la squadra per la nuova stagione (1986/87) era stata allestita con la prospettiva di un dignitoso campionato di C 1 o, al più, per un modesto campionato di B, tutto votato alla salvezza. L’intera estate si spende nell’incertezza del “ripescaggio”, deciso in forma definitiva soltanto il 9 settembre, a cinque giorni dall’avvio del campionato!
La nuova stagione cominciò il 14 settembre 1986 con un pareggio casalingo (1-1) contro il Cesena e……….terminò il 21 giugno 1987, all’Adriatico, con l’ultimo decisivo confronto contro il Parma di Sacchi. Lunga sofferenza sugli spalti, anche per il troppo caldo la cui temperatura sfiorava i 35°, ma alla fine Bosco mise a segno il gol decisivo al 72’ e il Pescara, per la terza volta nella sua storia (la prima senza spareggi) sarà promossa in serie A! È stata una bella ed entusiasmante traversata del campionato col Galeone ed i suoi Corsari che dopo tante gioie e sofferenze hanno raggiunto la tanta agognata ed insperata meta della serie A.
Forza Pescara! Quest’anno cerca di riprovarci per la gioia dei tuoi appassionati tifosi sparsi in tutti il mondo ed è proprio così: perché quando mia figlia è andata in viaggio di nozze in Giappone, l’addetto alla reception dell’albergo nel registrare i suoi documenti e vedendo che era nata a Pescara esclamò:< Forza Biancazzulli>
Inoltre questo signore, riferì a mia figlia che lui aveva degli amici, di origini abruzzesi, residenti a Tokio che tifavano per il Pescara e che l’avevano contagiato col loro tifo.
Al ritorno dal viaggio di nozze, mia figlia mi ha raccontato questo episodio che mi ha fatto enorme piacere.

Un caro saluto a tutti i tifosi del Delfino che hanno avuto la pazienza di leggere questo articolo, che ho ricavato dai giornali dell’epoca integrandolo con qualche mia riflessione.
GermanodaCuneo.