QUANDO LA POLITICA MOSTRA IL PROPRIO VOLTO PEGGIORE DI RAFFAELE MORELLI
24/10/2012

Alla fine siamo arrivati alla proposta delle proposte, che però altro non è se non una dichiarazione di incapacità assoluta. Se poi a questa seguissero delle oneste dimissioni in blocco del Consiglio Regionale, non ci sarebbe nulla da aggiungere. Il problema nasce se invece certi soggetti continuano a sedere comodamente sulle poltrone ed a prendere un lauto stipendio. Ci riferiamo, naturalmente, alla questione delle questioni, la scelta di come ridurre le province abruzzesi. La Regione Abruzzo ha deciso di non decidere, sottomessa alla logica del più becero campanile e a questioni di appartenenza storico territoriale che, nel 2012, farebbero ridere, se non fosse che chi le sbandiera lo fa seriamente. Ma andiamo con ordine. Il vero problema è un altro. Nessuno se la sente di prendere una decisione rischiando di perdere voti nel territorio a ridosso delle elezioni politiche prossime e delle regionali venture. Per questo si è scelto di ficcare la testa sotto la sabbia. Ora, chi prende uno stipendio da manager, deve dimostrare di essere in grado di assumersi delle responsabilità, per il bene del territorio che gli ha affidato quell’incarico. A che serve pagare dei manager che non fanno quello per cui sono pagati? Non era difficile, bastava avallare quello che il governo chiedeva e che, senza dubbio, metterà in pratica comunque. Era un’opportunità irripetibile per fare un salto di qualità e per prepararsi alle sfide future, dimostrando di avere la cultura per stare al passo con i tempi. Si è preferito fare la figura degli struzzi e rimediare una figuraccia a livello nazionale, quando una possibile, anzi probabile, sconfessione di certi atteggiamenti arriverà come una doccia fredda sopra la testa di un gruppo ampiamente insufficiente. C’è di più, da molto tempo si sente parlare di macroregioni. Prima o poi accadrà. Come credete che ci ritroveremo quando sarà necessario accorpare Marche, Abruzzo e Molise? Succederà che il Molise, troppo piccolo non avrà voce in capitolo, l’Abruzzo, come sempre diviso e ignorante ne avrà poca e le Marche, più ricche, organizzate, non campaniliste e con leadership territoriali ben definite, si prenderà tutto quello che c’è da prendere, alla faccia dei poveretti che siamo e resteremo. Ma quando decideremo di svegliarci davvero?