LA POLITICA E IL GATTOPARDO, LA QUESTIONE DELLE PROVINCE ABRUZZESI DI RAFFAELE MORELLI
16/10/2012


Troppo facile tirare in ballo il famoso romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa sulla Sicilia di fine ottocento, ma, ad onor del vero, le differenze sono soltanto temporali. La politica abruzzese, priva di qualunque senso di dignità e di realtà, continua ad offrire una pessima immagine di sé, in tutte le circostanze in cui è chiamata, invece, a dare prova di una tardiva, quanto necessaria, maturità. La questione della riduzione delle Province ne è l’emblema assoluto. Arriva dal Governo la richiesta di rispondere all’esigenza di ridurre da quattro a due le province abruzzesi e che cosa succede? Capita che non ci sia verso di razionalizzare una controproposta minimamente adeguata. Chi ne propone tre, chi una, chi nessuna, chi due ma non quelle previste dal governo, chi propone una fusione con il Molise, chi di costruire un ponte per andare a piedi in Croazia. In questo bailamme di proposte, di minacce di marce su Roma (sic!), non c’è verso di raccapezzarsi ma, peggio, c’è la consapevolezza che il distacco tra i presunti rappresentanti del popolo e la gente è assolutamente incolmabile. Hai voglia a dire che al lavoratore medio, impegnato nella questione molto più pressante di come arrivare a fine mese, non glie ne può importare di meno di dove e come vengano accorpate le Province, ma, certo, gli interessa veder diminuire i costi di una macchina amministrativa inutile se non dannosa, buona soltanto a garantire l’orgoglio dei politicanti del momento e ad aumentargli le tasse. Chi se ne da per inteso? Se il problema della politica è galleggiare cercando di strappare un quinquennio in più di buon stipendio a chi volete che importi, in sostanza, se l’Italia rimane indietro anzi peggiora le proprie performances produttive e finisce in rovina? Dirò di più, chi può scommettere che i nostri cari politicanti siano in grado di capire di cosa si stia parlando? Come si può invertire questa tendenza vergognosa? Se avessi le risposte le darei, ma, sinceramente non so. Il mio unico cruccio è che il futuro dei nostri figli, se non riusciamo a cambiare sistema, sarà cupo come l’orizzonte prima di una tempesta. Chissà se magari con una bella tempesta qualcosa finalmente potrebbe cambiare.