IL PESCARA INDIETRO COME I GAMBERI DI RAFFAELE MORELLI
08/10/2012

Partitaccia del Pescara che opposto alla “nemica” Lazio di Petkovic si scopre arruffato, senza idee e senza cattiveria agonistica. In sostanza una riedizione forse perfino peggiore di quello visto all’opera contro il Torino alla seconda di campionato. Che la partita non sarebbe andata come sperato dai tifosi biancazzurri adriatici si è capito subito, purtroppo. Al quinto minuto di gioco una punizione non irresistibile di Hernanes, trova vagamente assopito Perin, che, quando si sveglia, è costretto a piegarsi verso la curva nord, per raccogliere il pallone in rete. Era stata preparata una gara tutta difesa e ripartenze veloci e trovarsi sotto al primo fischio dell’arbitro non aiuta. Detto questo ci si sarebbe aspettato un Pescara molto più aggressivo di quello molle e senza idee visto all’opera ieri, ma tant’è. Nei primi 37’ la partita, sostanzialmente, finisce, grazie ad altri due errori madornali dei difensori, conseguenti a palle perse banalmente nella fase di attacco. Nel primo caso su un contropiede Blasi non chiude la diagonale su Klose, che si trova solo davanti al portiere e lo scarta con una finta depositando in rete il pallone dello 0-2. Nel secondo Terlizzi si ferma a guardare il pallone invece di seguire il solito Klose che colpisce di testa completamente indisturbato per lo 0-3. Quello che stupisce, al di là della prova scadente di tutta la squadra, è come sia possibile che vengano commessi errori così banali da giocatori che, invece, hanno una lunga militanza nella massima serie. C’è un’altra cosa decisamente irritante che andrebbe corretta al più presto: infastidisce non poco vedere tentativi, più che altro presuntuosi, di giocate ad effetto, quando sarebbe molto più semplice e probabilmente produttivo, giocare in modo lineare, dando palla a chi sta meglio piazzato. Si ripresenta la sensazione che alcuni dei giocatori del Pescara siano più attenti a fare bella figura per sé che a giocare per la squadra. Durante tutta la partita, con poche eccezioni, si sono viste giocate solitarie, nessuno che detta il passaggio muovendosi e gente che scarta come se si trovasse ancora sul campetto dell’Oratorio. Tutti a debita distanza dal pallone, con poca voglia di mettersi in condizione di riceverlo. Povero Stroppa, deve essere molto dura trovarsi al centro delle critiche come tecnico di una squadra di solisti, che, in più, mostrano di avere il comprendonio duro. Perché, sia chiaro, se non si diventa squadra, restare in serie A sarà molto, ma molto difficile.