PESCARA: UNA SQUADRA SMARRITA DI STEFANO LEONE
08/10/2012

La società ha il dovere di ritrovarla prima che sia troppo tardi.
Preoccupante mancanza di carattere, agonismo e cattiveria. L’allenatore ne ha responsabilità.
Le paure sono esorcizzate. Il dopo partita Pescara – Lazio è stato come tutti speravano alla vigilia, tranquillo. A dire il vero, al seguito della squadra laziale vi erano solo qualche centinaio di tifosi i quali, sono apparsi più propensi ad una gita del tipo dal Tirreno all’ Adriatico che desiderosi di mettere in mostra irsuti addominali tatuati mirati ad intimorire la tifoseria avversaria prima ancora dell’eventuale contatto diretto. Il risultato del campo, e l’andamento della partita avranno avuto anche il loro peso dal momento che i biancoazzurri laziali hanno dominato in lungo e in largo i biancoazzurri abruzzesi. Gioco, risultato e classifica serviti come una panna cotta gustosissima dopo un ottimo pasteggiare e tutti a casa, accompagnati anche dal tepore di una temperatura di una domenica ottobrina da rimpiangere quando il gelo la farà da padrone. Il campo ha dato la sentenza di un ennesimo 0 a 3 (dopo quello casalingo con l’Inter e quello a Torino contro i granata), in favore degli ospiti con una squadra, il Pescara, praticamente che non è esistita. Non tanto per il risultato, che di per se dice già tanto, ma quanto per il fatto che si è vista una squadra impotente e inesistente, ancor di più dopo il fischio del pronti via, al 5’, quando la squadra di casa è andata sotto con il primo goal su azione da fermo. Nonostante il coro unanime che negativizza la partita giocata oggi, si continua ad ascoltare la teoria che il Pescara non deve cercare la salvezza contro le grandi e, la Lazio vista oggi, è sicuramente fra queste ma, qualcuno, ha fatto notare che il campionato di serie A non è giocato solo da Genoa, Siena, Cagliari ma anche da Lazio, Juventus, Inter? Insomma, qui è una questione di guida. Puoi anche perderla la partita ma devi giocartela, anche contro le più forti; come? Giocando con grinta, mordendo le caviglie all’avversario e non permettendogli di nascondere il pallone; non permettendogli di prendersi gioco di te come la Lazio ha fatto oggi. E qui torniamo sul discorso che abbiamo avuto modo di fare già sull’allenatore. Stroppa è un uomo di garbo e molto corretto ma non ha il carattere per la categoria. Non è una questione personale, è questione di carattere; d'altronde ci sono allenatori buoni per le promozioni e allenatori buoni per le squadre che devono affrontare un campionato prevedibilmente come il calvario, Stroppa bisogna che capisca lui per primo quali siano le sue caratteristiche. Carattere, rabbia, cattiveria e determinazione, ad una squadra giovane ed inesperta, sono caratteristiche che deve imporle l’allenatore e, Stroppa fin’ora non lo ha fatto. Sembra quasi che la squadra giochi da sola; non c’è cuore, non ci sono reazioni e emozioni. E allora? Allora sarà bene che la società prenda il toro per le corna e decida cosa fare. Il campionato scorre veloce e prima che si arrivi tardi ai rimedi è bene intervenire. La cosa positiva di oggi? Che lo spiegamento di circa 400 uomini, per la temuta guerriglia fra opposte tifoserie, hanno svolto servizio di ordinaria amministrazione e, almeno sotto questo aspetto, la città ha potuto tirare un sospiro di sollievo.