IL VERO CONCERTO È QUELLO DEL GRIDO DI DOLORE DI TANTI AQUILANI. DI STEFANO LEONE
05/10/2012



Sarà l’Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado ad inaugurare il nuovo Auditorium del Parco a L’Aquila, con un concerto straordinario alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il prestigioso ed “imperdibile” (come da qualche parte viene presentato; da altre, invece, l’esatto opposto), evento si terrà domenica 7 ottobre 2012 alle ore 18.00; è promosso dal Comune dell’Aquila ed organizzato dalla Società Aquilana dei Concerti “Barattelli”. E la città? E i cittadini aquilani? Dove sono? Quanto hanno avuto possibilità di esprimere il loro parere sulla realizzazione dell’opera? Sono mai stati ascoltati? Si dice che, l’idea progettuale è nata grazie all’impulso di Claudio Abbado, che da subito ha auspicato e promosso una soluzione rapida ed efficace per ricreare uno spazio dedicato alla musica, per consentire la piena ripresa di quell’intensa attività musicale che ha da sempre contraddistinto la città. La struttura è stata progettata dal Renzo Piano Building Workshop in collaborazione con lo studio Atelier Traldi e costruita grazie al sostegno della Provincia Autonoma di Trento. “In una città che ha sempre avuto nella cultura, e in particolare nella musica, uno dei propri caratteri fondanti e identificativi, il nuovo auditorium contribuirà a rendere più concreto il “miracolo” del recupero del centro storico e del suo vivace tessuto relazionale, associativo e culturale e costituirà un simbolo di rinascita”. E’ questa la dichiarazione di Claudio Abbado riportata da più parti. Ha ragione il Maestro; la città dell’Aquila ha avuto sempre nella cultura uno dei caratteri fondamentali; si, ha ragione. E non gli viene da chiedersi, al Maestro Abbado, dov’è la città che lui descrive con tanta benevolenza? Perché non farla assistere alla performance di una delle eccellenze della cultura italiana della musica nel mondo? Se tutto questo è fatto in nome e per conto dei cittadini, dove sono gli aquilani? Delle due l’una: o Abbado non pensa davvero ciò che dice oppure il paradosso avrebbe docuto farlo rifiutare. Quando Abbado parla di “…contributo nel rendere concreto il miracolo del recupero del centro storico”, forse nessuno ha detto al grande Direttore che il centro storico della città è solo una grande parata di puntelli e ponteggi, erbacce ovunque, gatti che fanno cucciolate nell’atrio di portoni delle abitazioni aperte da allora, notti spettrali e silenziose di una città che è esistita in un’altra vita. L’Aquila di tutto ha bisogno, non certo di “miracoli”. Caro Maestro, il tessuto relazionale, associativo e culturale di questa città e degli aquilani è stato disgregato ed è sepolto sotto quelle macerie che hanno fatto il giro del mondo. Gli aquilani, ai quali sono rivolte le dichiarazioni di facciata, domenica non ci saranno perché così è stato deciso; qualcuno di lontana memoria, dovendo il nostro Paese adire ad una tornata elettorale, invitò i cittadini ad andarsene al mare. I cittadini aquilani, nel giorno dell’inaugurazione di un luogo della propria città, non sono neanche stati invitati ad andarsene in gita; non sono proprio stati presi in considerazione. Certo, ci sarà il Presidente della Repubblica, il rigoroso cerimoniale del Quirinale, la stampa presidenziale accreditata ma la città, gli aquilani, dove sono? In un’altra, ennesima domenica nelle delosanti new town. Caro Abbado da un uomo d’eccellenza della cultura italiana nel mondo, ci si sarebbe aspettato che avesse detto: “Voglio in prima fila i parenti delle vittime” ad esempio. E non si pensi che sia populismo spicciolo; è il sentimento di tanta gente che si sente nominata solo nei discorsi dei cerimoniali o nelle interviste ufficiali. Eccolo il vero miracolo, Maestro, il vero miracolo è avere considerazione per quei 309 nomi, (e molti altri deceduti in seguito per i malanni dell’anima e del cuore), e per per i parenti delle vittime i quali, quasi fossero sabbia portata via dal vento, nessuno più tiene in considerazione. Un’altra verità, caro Maestro, è che in 41 mesi non si è riusciti a fare un monumento per quei 309 nomi, sui quali qualche fetido sciacallo ci ha riso anche sopra, ma si è riusciti a mettere su un Auditorium provvisorio. Quanto provvisorio, questo lo dirà la storia.