IL PALLONE RACCONTA: PIETRO FONTANA L'IMPERATORE - DI DANTE CAPALDI
05/09/2012

Aveva scritto una lettera al Presidente dell'Aquila Calcio dell'epoca (1966) Avv. Ubaldo Lopardi e da Milano si era autodefinito un ''forte giocatore''. Ma il nome, nella firma, si prestava ad una doppia interpretazione. Sembrava Santana. Il dirigente Giorgio Sansone disse testualmente in nostra presenza: ''Conosco un forte tennista, Santana. Ma un giocatore che si definisce ''forte'', mi sembra alquanto discutibile''.
Il nostro intervento fu chiarificatore e risolutore.
Demmo le garanzie sulla forza atletica e potenza di Piero (per gli amici) Fontana che avevamo visto giocare, come terzino, in un Torneo a Tagliacozzo, affermando bugiardamentre che si trattava di un potente stopper. Quello di cui l'Aquila aveva bisogno. Perché come terzini, la coppia Caprioli-Grigoletti era più che una garanzia.
Quando Fontana lasciò Milano, dove faceva il carabiniere, e venne all'Aquila per il provino, gli fummo vicini e gli demmo consigli circa il ruolo da interpretare. Non sapeva che cosa fosse uno stopper. ''Io gioco come terzino e non so che cosa dovrei fare''. La nostra risposta, secca, fu questa: ''Tu devi incollarti sul centravanti avversario e seguirlo sempre. Anticiparlo, constrastarlo, insomma non farlo tirare in porta. Lo devi seguire come un'ombra e stargli accanto come un francobollo attaccato alla busta.
Fontana superò il provino brillantemente anche se si infortunò al quadricipite per uno scontro che ebbe in gioco con Cortuso. E qui ricordiamo la signorilità del Presidente Lopardi che disse: ''Il giocatore si è infortunato all'Aquila e noi dobbiamo curarlo''!
Fontana si riprese in breve tempo, entrò in prima squadra e si affermò per le sue qualità di carattere, serietà e alta professionalità. Disputò due Campionati in Serie C segnando anche alcuni gol: una rete fantastica di testa a Catania contro la Massiminiana che noi ricordiamo perché presenti, con l'Aquila che vinse per 4-0!
Famosi i suoi duetti e le sue battute salaci con il compagno di stanza Celestino Boragine che avevamo ribattezzato Kalimero, una mezzala di classe sopraffina e che oggi fa l'allenatore con ottimi risultati.
Dopo due anni Fontana fu ceduto alla Lazio allenata da Juan Carlo Lorenzo per 30 milioni e cinque giocatori.
Passò poi nelle file della Ternana e insieme ad un altro grande giocatore del tempo Cucchi, la portò in serieA
A Terni era molto amato ed apprezzato. Lo chiamavano'' Canistro ''perchè nato a Canistro, il paese dove sorge l'acqua Santacroce (un rigagnolo di Fiuggi).
Ma a Terni lo ribattezzarono anche Pietro il Grande (basta vedere la foto dell'epoca scattata dal suo amico fotografo Luigi Virili). Si sa, i tifosi non amano mezze figure. Pelè era ''o rey'', Fontana ''L'Imperatore'' del gioco del calcio.
Dopo la carriera calcistica, Fontana partecipò al Primo Super Corso ideato da Italo Allodi e si laureò, al primo posto assoluto, come allenatore di Prima categoria, con una tesi sul calcio olandese, dove era andato per carpire i segreti di Cruiff.
Ha avuto buoni successi come tecnico: quello che viene maggiormente ricordato fu allorchè subentrò a Nobili nel Castel di Sangro, con la squadra seconda e con un distacco di nove punti dalla prima. Ebbene, Fontana annullò con i risultati quel distacco e vinse il Campionato con i castellani.
Gli aneddoti e le storie su questo valido e modesto atleta sono varie e molteplici.
I tifosi aquilani lo ricordano con molta nostalgia. A distanza di tanti anni l'episodio che è scolpito nella loro memoria fu questo: Partita l'Aquila- Trapani. Dopo un contrasto con il centravanti avversario Fontana (che in passato aveva marcato bomber come Taccola e Chinaglia) ricadendo subì la fuoruscita dell'avambraccio sinistro e svenne. Portato in Ospedale, dopo aver perso conoscenza, si riprese facendosi fasciare fortemente l'arto, volle tornare allo stadio e pregò l'allenatore Dino Fiorini di farlo rientrare e contribuì al successo contro i siciliani per 1-0. Rientrò in campo tra un tripudio di applausi meritati verso un atleta che aveva dimostrato un attaccamento morboso alla maglia rossoblù. Un esempio per tanti giovani che oggi non hanno più punti di riferimento.
Oggi Fontana, 68 anni, si gode la famiglia, la dolce consorte Bruna e la splendida figliola Marzia (che ci darà uno scoop prossimamente per le sue performances in televisione nazionale) curando, da vicino, ad Arezzo, una scuola calcio. Il suo pallino è stato sempre quello di incoraggiare e sostenere i ragazzi e aiutarli a crescere. ''E a diventare soprattutto uomini'' come spesso ci ripeteva.