L’OPINIONE (DI STEFANO LEONE )
05/09/2012

Undici stagioni in serie A fra Milan, Udinese, Lazio, Foggia, poi molte in B, ed esperienze in C1. 4 presenze in Nazionale quando militava nel Foggia, (gli azzurri erano guidati da Arrigo Sacchi), 7 presenze e tre golas in Nazionale Under 21. La carriera di Giovanni Stroppa calciatore è stata costellata da un andirivieni di trasferimenti, da una squadra all’altra, che gli hanno permesso di incamerare esperienza e conoscenza nel calcio. Stroppa, persona garbata e composta, da giocatore non è stato un fuoriclasse ma, comunque, ha avuto doti che gli hanno consentito di essere un centrocampista centrale di buona levatura. Undici stagioni in serie A, (e la maglia azzurra), vorranno pur dir qualcosa più, serie B, C1 dunque, esperienza di campioni e campionati di differenti carature e difficoltà. Da allenatore, Giovanni Stroppa non ha ancora avuto la celebrazione su altari che contano, ne i risultati fin’ora gli sono stati riconoscenti. Ma si sa, essere stati giocatori (e magari anche di livello), non è garanzia di essere poi grandi allenatori. Di esempi, in questo senso, ve ne sono a iosa. Burgnich, Corso, Boniek, Cabrini, Gentile, Francesco Rocca, Bruno Conti, Zenga sono solo una piccola parte di nomi che nel panorama del calcio che conta hanno scritto i loro nomi a caratteri cubitali da giocatori, eppure da allenatori sono stati …un nome qualunque anzi. Al contrario, nomi che sono stati si, buoni giocatori, ma non eccellenti fuoriclasse, da allenatori hanno scritto e scrivono pagine memorabili. Uno per tutti è proprio Arrigo Sacchi che, modesto calciatore, ha stravinto tutto con il Milan dei miracoli arrivando a guidare la Nazionale. Forse due nomi fanno eccezione a questa regola: Trapattoni e Zoff. Entrambi giocatori di livello mondiale e altrettanto allenatori di “prima fascia”. E Giovanni Stroppa? Lui ha avuto quest’anno la grande occasione della vita professionale; approdare in serie A con la neopromossa formazione biancoazzurra del Pescara che, aveva stravinto il campionato di B strabiliando ovunque con una formazione dal gioco spumeggiante e ammazzavversari. Alla guida di quella formazione un certo signor Zeman, un boemo poco allegro ma molto noto (non solo per le indubbie competenze e doti tecniche) nel calcio italiano, dal nome di battesimo impronunciabile: Zdenek. Inoltre Stroppa ha l’identico nome di battesimo di un altro Giovanni, che a Pescara ancora ricordano come la Madonna Medjugorje. Insomma, il bravo ragazzo di Mulazzano, località della Provincia lombarda del lodigiano, si trova a Pescara a dover affrontare l’occasione della vita fra ricordi di santoni della panchina e esigenze di classifica da soddisfare di una serie A che non ti lascia il tempo di assuefarti alla nuova realtà, alla massima serie del calcio italiano. Massima serie che, dopo sole due partite, (rivelatesi due sberle a mano aperta), ha fatto raggelare gli entusiasmi di una vigilia di inizio campionato che appariva come “spumeggiante”. Ma si sa, il popolo dei tifosi biancoazzurri è un popolo esigente, tifosi che hanno visto il bel calcio e più volte la serie A; tifosi che già in serie B, si sentono fuori contesto e soffrono come fossero in Prima divisione e allora ecco che, dopo solo due partite in serie A, le prime contestazioni, per ora abbastanza sommesse, vengono a galla. L’esordio appariva di quelli che fanno tremare i polsi ma hanno anche il potere di galvanizzare ambiente e protagonisti: prima partita in casa contro l’Inter. Tanto entusiasmo iniziale raggelato da tre sonori squilli di tromba neroazzurri che annichiliscono il Pescara come una iena può fare con la sua preda. 0 – 3 in favore degli uomini di Moratti e tutti a casa. I commenti dei giorni seguenti potremmo riassumerli con il concetto del: “Ma noi non dobbiamo contare sui punti campionato con l’Inter o con squadre simili; noi dobbiamo giocarci la permanenza in serie A con le nostre pari caratura”. Il discorso non fa una grinza. Giovanni Stroppa è salvo anche perché, sotto il profilo del gioco, a parte qualche frangente nel quale l’Inter ha “nascosto” il pallone, non ha poi demeritato moltissimo. Seconda partita si va a Torino contro i granata neopromossi come i biancoazzurri. Le previsioni sono improntate ad un cauto ottimismo visto che, vero che si gioca fuori casa, ma le forze in campo si equivalgono e poi, “…queste sono le squadre contro le quali dobbiamo prendere punti salvezza”. Come finisce? 3 – 0 in favore dei padroni di casa e tutti sotto la doccia. E i punti salvezza? Ancora a zero! L’attuale Giovanni biancoazzurro, Stroppa, comincia a sentire correnti d’aria non proprio gradevoli intorno. Peraltro, una scivolata di gusto non proprio gradevole (anche se fatta con il sorriso), il buon Giovanni da Mulazzano l’ha avuta quando, durante una conferenza stampa, ad un giornalista che dissentiva dal suo pensiero, gli si è rivolto suggerendogli di indossare la sua maglia da allenamento e dare indicazioni tecniche al suo posto. Giovanni, Giovanni…sei un bravo ragazzo, di bell’aspetto e di modi urbani, non assumere atteggiamenti che innescherebbero reazioni di “rigetto di simpatia”, deleterie a lungo andare solo per te stesso! In questa circostanza chi ha detto una cosa assolutamente reale e pragmatica è stato il Presidente biancoazzurro Sebastiani il quale, dopo la partita di Torino, ha affermato che sbaglia chi pensa ancora al Pescara dello scorso anno. Quello era un Pescara calato in un'altra realtà, una squadra diversa con obiettivi diversi. Insomma, era un Pescara al quale non bisogna pensare ancora. La realtà di oggi è quella di una squadra che, ha potenzialità e mezzi per rimanere in massima serie ma, allenatore e giocatori devono cambiare atteggiamento comportamentale nei confronti di una realtà che è determinata da un campionato che non ti lascia “pascolare” in santa pace. Devi essere come le gazzelle nella prateria che, dopo pochi minuti dalla nascita, sono già in grado di tenersi in piedi e correre, altrimenti…! Giovanni, diamo un po’ di sana rabbia a questi ragazzi, in campo il gap con le altre squadre si annulla anche con la volontà e la grinta, con la “cattiveria” giusta nell’essere su ogni pallone. Diamo a questi ragazzi la consapevolezza che stanno giocando in serie A altrimenti si rischia di diventare sempre e comunque la “gazzella che deve correre”. Giovanni, tu sei il tecnico e tu devi trovare le soluzioni, (possibilmente senza invitare al tuo posto i giornalisti perché ognuno fa il suo mestiere); rimettiamo le cose al posto giusto e cominciamo a pensare già da ora che, se non prendono la piega giusta, la società si vedrà, suo malgrado, costretta a non far mangiare a qualcuno il panettone a Pescara.