SERGIO PETRILLI: OVVERO KALÌ, UN PORTIERE DALLE CENTO MANI. DI DANTE CAPALDI
27/08/2012

Abbiamo risentito Sergio Petrilli, un'altra bandiera del calcio aquilano, dopo le vicende del terremoto. E' tornato nella sua città, con la sua delicata consorte, Patrizia Cocciolito, una docente che si era distinta anche per la elaborazione di testi pedagogici molto importanti, editi dalla Casa Lisciani.
Petrilli, ribattezzato Kalì, la Dea dalle molte mani, ebbe questa definizione sin da quando giocava come portiere nelle file dell'Oratoriana. Gli avevano pronosticato una grande carriera sin da ragazzo e si può ben dire che non ha deluso le attese.
-Ho letto il tuo servizio su Italo Acconcia.- mi dice all'inizio della nostra conversazione- Condivido l'idea di intitolare lo Stadio dell'Acquasanta a Lui, un grande maestro del calcio e soprattutto un grande uomo che ricordo per la sua modestia. Vorrei aggiungere qualche ricordo simpatico che mi ha visto protagonista con lui..
-A che ti riferisci?
-Ad una partita amichevole che proprio tu organizzasti a Goriano Valli il 31 agosto 1959 in occasione dei festeggiamenti di San Cesidio. Si doveva affrontare il Castelvecchio, uno squadrone, all'epoca, che d'estate era più forte, in quanto ''rinforzato'' dalla presenza di Acconcia.
-Bene, se ben ricordo, la Vallese non sfigurò vincendo anche quella partita.
- Fu una gara molto bella sotto il profilo agonistico e spettacolare.Mi invitasti a portare qualche rinforzo dall'Aquila e inserimmo nella squadra Gigino Di Muzio,il fratello Anteo che militava nell'Aquila e dopo andò nella Lazio , con il sostegno morale di Armandino detto ''Cullu'',.famoso per le sue paste.alla crema.
-Il tuo ricordo con Acconcia?
-Nel corso di quella partita gli parai due calci di rigore. Si complimentò con me. E mi incoraggiò a proseguire, tanto che, in seguito, iniziai la mia carriera con l'Aquila, poi Giulianova, Manfredonia, Nuoro, Teramo, Celano.
Alla fine di quell'amichevole ci fu un terzo tempo...
-E' vero. Fummo noi a dare l'avvio a quella bella usanza che poi abbiamo visto proseguire con l'Aquila Rugby grazie a Rob Louw. Brindammo tutti insieme alll'Emporio di Guidoni e gustammo panini al prosciutto. Ma ci fu anche un quarto tempo. Perché scoppiò un terribile temporale che ci impedì di ripartire per l'Aquila. Ci accogliesti nella tua abitazione dove io e i miei compagni trascorremmo la notte accendendo le candele a San Cesidio per far calmare quel nubifragio. Che nottata!
_Raccontaci della tua carriera.
-Sono legato all'Aquila pur avendo fatto diverse esperienze in tante società. L'anno della C (1964), che oggi vale più di una B, è legato alla memoria dei miei ricordi. I rigori parati anche con una spalla rotta, (due in una sola partita.).. e i gol fatti da me come portiere al collega avversario. Un rigore parato a Martinafranca con il Giulianova e la scommessa, mai pagata, di un fotografo del posto che faceva da... gufo. Piccoli record che mi inorgogliscono. Eppoi, i tanti compagni bravi con i quali ho giocato...cito a memoria Martegiani, Rabuzzi, il grande capitano Grigoletti, Valle, Pozzar (il carroarmato) Dionisi, il tecnico Bettini, l'austero Taverna, Orazi, Braca (che passò poi al Napoli), Contestabile, il nostro papà l'allenatore Collesi che è morto di recente. Come non ricordare l'amichevole di quell'anno con il Napoli di Sivori, Altafini, Canè contro il quale giocai il secondo tempo e Spanio mi segnò un gol che la notte anche mi risogno? Gli altri due li aveva subiti nel primo tempo Di Mascio..
La partita che ricordi con più nostalgia?
-Quella giocata a Trapani che finì in parità (0-0) in seguito alle mie parate strepitose. Avevo preso il posto di Di Mascio e ripagai la fiducia dell'allenatore. Anche tu eri presente a Trapani e puoi testimoniarlo. Ripetei il miracolo sette giorni più tardi ad Agrigento contro l'Akgragas.(tutto vero ndc).
-E ora che fa Petrilli?-
-Seguo il calcio come un normale tifoso. Il mio sogno è quello di creare una scuola per portieri. Sulla scia di quanto ha fatto un mio collega che ammiro molto, il giuliese Tancredi. Chissa che non ci riesca. Mai dire mai.
Dante Capaldi