RICORDO DI FRANCO CONTI
08/08/2012

Franco Conti ci ha lasciati per sempre fisicamente, anche se il ricordo della sua poliedrica personalità vivrà nel cuore dei tanti alunni a cui ha fatto scuola: (da Capistrello a Tione degli Abruzzi, da Roio all'Aquila, a Prata d'Ansidonia,) e ai suoi tanti amici con i quali ha condiviso i momenti più belli di una vita intensa e laboriosa di 86 anni. Ha scritto molto. Tanti libri di poesie, di favole per i ragazzi, di romanzi e saggi dove emergeva sempre il suo tocco di pedagogo delicato e sensibile.
Era un Artista nel vero senso della parola. Anche nel campo musicale ebbe modo di mettersi in luce allorché nel 1958, al festival di San Remo, andò in finale con il motivo ''Nozze d'oro'' insieme a Enrico Canelli e Giorgio Cavalli (fu l'anno in cui vinse Modugno con ''Nel blu dipinto di blu'').
L'ultimo suo volume di liriche ''Poesie della quotidianità'' l'aveva licenziato alle stampe lo scorso mese di aprile. Franco si racconta nei propri vissuti e da essi traspare la gioia, la sofferenza, la ricerca del vero, dei fini ultimi dell'esistenza. Ce lo ha spedito nella nostra dimora pescarese con una dedica commovente, nonostante la malattia lo stesse divorando. Da'' Mea progenies''(poesie del 1949) sino alla ''gioia delle parole''(2011) è tutto un susseguirsi di creazioni poetiche che si sono concluse con le Poesie della quotidianità in cui mestizia, solitudine, misticismo, sono intensamente rappresentati dalle parole intrise di interiore poesia.
Tra i suoi romanzi ci piace ricordare ''Il Prigioniero'', un lavoro che viaggia in parallelo con il Maestro di Vigevano di Mastronardi. Aveva la passione anche per lo sport. Per il ciclismo e, soprattutto, per la marcia.
Per un lungo periodo percorreva almeno trenta chilometri al giorno, nel periodo in cui tanti erano refrattari verso questo nobile sport. Scrisse un articolo sulla Rivista da lui fondata ''La Madia'' in cui chiudeva l'editoriale con queste parole: ''Uomini. camminate, altrimenti il progresso vi ucciderà!''
Addio, Franco, anche a nome di tutti i veri amici che ti sono stati vicini e ti hanno voluto bene e ti hanno seguito e sostenuto nelle tue fatiche letterarie. Penso a Mario Narducci, Elio Peretti, Isabella Amari e tanti tanti altri compresi i tanti allievi con in testa il dottor Lamberto Lusi.
Ti stiamo vedendo nei Campi Elisi dove ora sei andato a vivere con il sorriso bonario della foto che ti abbiamo scattato qualche tempo fa. E ci piace terminare questo tuo ricordo pubblicando l'ultima poesia del tuo ultimo libro, nella speranza che tu possa contunuare a sorridere per l'eternità.
QUANDO
Quando l'anima è sazia di voci/ha bisogno di immani silenzi/. Disagi e sconforto endiadi/ sono da dimenticare/come desidera che si sciolga la neve/e torni il prato verde/a far festa coi fiori/ L'anima ha bisogno di errare/ dove né musi né ostacoli l'imprigionino:/ ha bisogno di spazio e di cielo/. Quando questo desiderio si avveri/ può senza rimpianto congedarsi/dal pianeta Terra.

Dante Capaldi