GIORNALISTI GIORNALISTI, GIORNALISTI O SEMPLICI PAPPAGALLI: GIANCARLO SIANI, GIORNALISTA GIORNALISTA UCCISO DALLA CAMORRA.
29/07/2012

Ho rivisto FORTAPASC , il film capolavoro di Marco Risi che di fatto è la storia di Giancarlo Siani, giornalista del Mattino, assassinato dalla camorra nell'85 per aver scoperchiato troppe pentole, per aver fatto il Giornalista, insomma.
Perche' queste mie considerazioni? Per il fatto che da tempo, ogni giorno di piu', provo fastidio nel leggere, sentire, vedere, gente che pratica il ''giornalismo'' con lo stesso metodo dei pappagallini ammaestrati che una volta, molti lo ricorderanno, durante i mercati o le fiere, tiravano fuori dalla cassettina un foglietto con su scritti i numeri del lotto da giocare, il futuro del cliente di turno e magari anche le previsioni del tempo, Peccato che, in quanto poveri pennuti, non fossero loro gli autori di quanto stampato sui rettangolini colorati. Erano solo i distributori dei foglietti, in cambio di un chicchetto di mangime.
Quasi impossibile, si parli di sport, politica, arte, musica, sentire o leggere qualcosa che non provenga dalla solita ''velina''.
Che pena e che disgusto nel vedere inviati speciali che dopo un terremoto chiedono alla gente cosa faccia alle tre di notte, avvolta dalle coperte, dentro un'auto o che a qualche mese dal 6 aprile 2009 comunica ''urbi et orbi'' che a L'Aquila ci si avvia alla normalita' perche' un bar ha riaperto.
Ma la lista è lunga e comprende i mezzibusti (chissa' se per il femminile si puo' usare mezze/buste?) che con la faccia di bronzo, mentre milioni di persone faticano ad accompagnare al pranzo anche la cena, blaterano col sorriso a 34 denti (sicuramente ne hanno due piu' del normale, per ridere meglio) parlando di ferie, panfili e Maldive, o tanto per banalizzare, chiedono ad un allenatore di calcio come ci senta dopo aver perso 4 a 0!
Per questo Giancarlo Siani è un nome di cui dovrebbero parlare piu' spesso, anche senza ''comando'' e che dovrebbe comparire sui libri di storia, dove si parla ancora degli elefanti di Annibale (con tutto il rispetto per i mammiferi proboscidati ed anche per il condottiero), non pensando solo al fatto che come dicono a Napoli, e non solo li, tutti tengono famiglia.

Franco Taccia