PER IL VECCHIO PESCARA CALCIO SPA IN SETTE RISCHIANO LA INCRIMINAZIONE.
16/06/2012

Quando i nodi vengono al pettine
Per il vecchio Pescara Calcio SpA
In sette rischiano la incriminazione.

La cosa più antipatica è dover dire: avevo ragione quando… Ma ci sono momenti in cui, pur di passare per antipatici, è bene ricordare le cose a chi, di professione fa il sordo o ha cercato, nei momenti in cui imperversava la polemica dialettica, di farti passare per un critico per partito preso…
In quei giorni della gestione Soglia, Mancini e D’Alfonso, quando venivano premiati i “salernitani” in consiglio comunale come cittadini di alto merito e il direttore generale della Caripe passava per essere un salvatore della patria, da giornalista non aggreppiato, e libero di esprimere i miei giudizi, per rispetto dei miei lettori e ascoltatori, dissi che stavano operando male e servendo interessi non leciti e, di sicuro, non stavano curando al meglio i problemi della Pescara Calcio SpA.
Ora, a distanza di tanti mesi, giunge notizia ufficiale che rischiano il processo Gerardo Soglia, Nicola Lisi, Pincione e Francesco Soglia, in qualità di dirigenti della Pescara Calcio e con loro Dario Mancini ex direttore generale Caripe, Antonio Di Berardino ex presidente Caripe, Franco Coccioli dirigente Caripe, chi per Bancarotta fraudolenta (dirigente Pescara Calcio in carica al momento) e chi per bancarotta preferenziale, tutti gli altri. Il sostituto procuratore Barbara Del Bono ha spedito sette avvisi di conclusione delle indagini ai succitati personaggi e questo invio è l’anticamera della richiesta di rinvio a giudizio.
Naturalmente in quel periodo era “pericoloso” accusare questi personaggi e molti cronisti hanno preferito parlare di tecniche e di tattiche lasciando muto il settore della “politica sportiva”… con il risultato che se non fosse stato per De Cecco, Edmondo e Caldora e per quei capi della tifoseria organizzata che capirono la situazione e fecero in modo che altri sciacalli non venissero a banchettare sui residui biancazzurri, ci saremmo ritrovati tra i dilettanti, mentre ora, dopo pochi mesi, ci fregiamo del titolo di società di Serie A anche se con un nome diverso: Delfino Pescara 1936.
Ora, per nostra fortuna, stiamo vivendo un momento di esaltazione, ma è bene che i tifosi sappiano come stanno le cose, anche perché un conto è chiedere senza conoscere le situazioni ed un altro è rendersi partecipi delle realtà che si stanno vivendo:
E’ vero che il Delfino Pescara ha dei gioielli da mettere (anzi messi) sul mercato e che, se gestiti bene, possono rendere parecchio, ma è pur anche vero che con le entrate delle cessioni e con gli introiti Lega e diritti TV, si ricavano disponibilità che appena consentono di mettere su una formazione che possa difendere il titolo sportivo della massima divisione.
Inoltre i nostri dirigenti, pur se ammirevoli per impegno e coraggio, non dispongono di quelle cifre di cui la serie A necessiterebbe. Da aggiungere che ci sono le fidejussioni bancarie da sistemare con un rientro delle esposizioni.
Detto questo è facile arguire che i nostri dirigenti sono alle prese con problemi di non facile risoluzione e, dopo le “ubriacature” della festa, debbono eliminare i classici “mal di testa” …
E, ultima riflessione per i miei giovani lettori, badate sempre bene ad analizzare i fatti e capire se si agisce per curare i propri interessi o quelli della tifoseria. E, chiudo, fare ciò non significa criticare o voler mettere in imbarazzo i dirigenti per desiderio di apparire più incisivo degli altri, ma solo difendere giornalisticamente, i valori del nostro calcio pescarese, forte della verità che detta: gli uomini passano e il Pescara resta.
Gianni Lussoso