UN SOGNO CHIAMATO LANCIANO DI SALVATORE DI CICCO
11/06/2012

Sognare si può. Anzi, si deve. Se non ci fossero i sogni non ci sarebbe neanche la realtà. Proprio seguendo i sogni ci si imbatte nelle cose più vere, reali: quelle che ci riempiono la vita e le danno un senso.
Sognare nel mondo del calcio è qualcosa di più, perché ad ogni gesto corrisponde l’occasione per vedere avvicinarsi la vittoria finale. E proprio in quei gesti semplici e complessi nello stesso tempo si concentrano perciò le mille emozioni di una gara, che si sommano poi alle altre mille di altre gare, fino a formare la collana chiamata vittoria finale.
Ad ogni primavera si ripete perciò il rito della festa per chi vince e della delusione per chi perde. Un campionato che finisce racchiude quindo l’estratto di gioie e dolori seminate nel corso dell’anno. Per una squadra che vince lo scudetto ce ne sono altre che fanno fatica ad accettare la sconfitta e si rifugiano nel mondo dei ricordi per giustificare la propria delusione: dal gol annullato al rigore sbagliato, dal fuorigioco inesistente alla papera del portiere. Ci vuole un bel po’ per digerire la vittoria dell’odiata squadra avversaria, soprattutto se “cugina” nella stessa città.
Ma soffre ancora di più chi sprofonda in serie B, una specie di limbo che per alcuni rappresenta una condanna e per altri l’anticamera di palcoscenici mai conosciuti.
Qui capita anche di peggio. Capita, come quest’anno, che ai play off vince la squadra arrivata sesta, lasciando a bocca asciutta quelle che sembravano le più attrezzate (e forse più meritevoli) per andare a far compagnia alle prime due, Pescara e Torino.
In fondo, poi, si rinnova il dramma dei play out, dove il Vicenza scivola in Lega Pro insieme alle altre tre squadre che finite in fondo alla classifica.
Ma nel calcio, come nella vita, c’è chi scende e c’è chi sale. Anche in Prima Divisione si rinnovano gioie e dolori. Squadre che sembravano vicine al salto di categoria, restano impantanate nei play off e si lasciano superare da squadre potenzialmente meno attrezzate. Così, formazioni come il Carpi da un lato e il Siracusa dall’altro sono costrette a rimandare l’appuntamento con la gloria.
Alla fine vengono fuori nomi come Pro Vercelli e Lanciano su cui pochi avrebbero scommesso un euro. E se la ultra centenaria squadra piemontese riconquista l’obiettivo dopo 64 anni, quella abruzzese entra per la prima volta nella storia del calcio realizzando un sogno che più sogno non si può.
Una piccola città di provincia (meno di quarantamila abitanti) con una storia sportiva modesta e travagliata, scopre quasi per caso di essere nell’anticamera del calcio che conta e che si troverà di fronte a squadre che fino a poco fa giocavano in serie A.
Anche da quelle parti, ovviamente, la gioia è grande e la festa durerà a lungo. Eppure rimane, in tutti, la certezza che si tratta di un sogno, fatto della materia dei sogni, cioè di tutto e di niente. Da questa consapevolezza (che non vuol dire salto nel vuoto delle illusioni) può nascere qualcosa che non sia solo ambizione sportiva ma convinzione nei propri mezzi per fare un passo avanti nel processo evolutivo di una società che affonda le radici nella sua storia e che guarda con orgoglio al proprio futuro. Il calcio, insomma, diventa ancora una volta metafora della vita.
Salvatore Di Cicco