MODELLO ZEMAN SERVIZIO DI SALVATORE DI CICCO
25/05/2012

Sentiamo ripetere da tempo che non ci sono più valori, che non ci sono più ideali, che non ci sono più maestri (e quando ci sono, si tratta di “cattivi maestri”). Tutto questo è vero, al punto che, insieme alla crisi economica, crea una condizione di spaesamento e di comprensibile ansia per un futuro che sicuramente appare sempre meno appetibile.
Se poi vogliamo rilassarci e guardiamo al mondo del calcio, beh, allora le cose vanno anche peggio. Al di là del gol che esalta le curve e fa gioire anche chi ha una faccia da Pierrot, l’aria malsana che circonda il mondo del pallone ha la capacità di nauseare anche chi si tura il naso per continuare a sognare.
Eppure, proprio da questo clima nauseabondo è spuntato un fiore che più bello non si poteva immaginare. Non parliamo di giovani virgulti dell’arte pallonara (che pure ci sono e che riempiono di felicità gli immarcescibili esteti di uno sport sempre più globale) ma un attempato allenatore che, al di là dei risultati sportivi, sta dando un esempio di educazione prima che di comportamento. Stiamo parlando di Zdenek Zeman, un uomo che ha portato il Pescara in serie A nel giro di un anno e che molte squadre famose vorrebbero sulla propria panchina.
Ma cos’ha di particolare questo Zeman? è presto detto. Si tratta di un allenatore che ha una certa idea del calcio e che sa metterla in pratica ottenendo risultati eccellenti.
Beh, se fosse tutto qui sarebbe poco pur essendo molto. Sì, perché il valore aggunto di quest’uomo semplicemente complicato sta in qualcosa di diverso dal puro e semplice fatto tecnico. Di allenatori bravi e vincenti (con squadre imbottite di campioni) ce ne sono tanti ma di allenatori intelligenti e capaci di “inventare” campioni che tali non erano non ce ne sono in giro. Nomi come quelli di Verratti, Insigne e Immobile, sconosciuti fino a pochi mesi fa, sono diventati sinonimo di qualità sotto il marchio Zeman. Nomi che, però, dicono ancora poco di un personaggio al quale vanno riconosciuti meriti e valori non strettamente legati al mondo del calcio. Perché, se il lato tecnico può far stropicciare gli occhi agli addetti ai lavori, quello che più colpisce, di Zeman, è l’aspetto umano.
Ma cosa vuol dire “aspetto umano”? Non vuol dire solo modo di essere e di porsi in un ambiente sempre più preda dell’«immagine» e sempre meno attento ai valori principali del vivere comune. Ecco, proprio qui sta il succo vero di un personaggio che ha conquistato una piazza difficile come quella di Pescara senza indulgere a facili trionfalismi ma, al contrario, sottolineando ad agni passo la fatica dell’impegno come preliminare di qualsiasi progetto tattico.
Tutto questo, però, era già noto. Quello che Zeman ha regalato, come esempio non solo sportivo, è stata la carica di valori che ha saputo trasmettere prima ai suoi giocatori e poi ai tifosi. Certo, se dite al mister che è diventato un esempio, un modello, riceverete come risposta un accenno di sorriso tra l’ironico e il sardonico perché lui tutto vuol essere fuorché un maestro. Ma tant’è. Quando si diventa, anche senza volerlo, un personaggio così “ingombrante”, è difficile sfuggire a definizioni e titoli anche eccessivi.
Eppure... eppure qualcosa di nuovo il signor Zeman lo ha portato davvero in questo mondo fatto più di illusioni (e di tante parole in libertà) che di concreti atti indirizzati al raggiungimento di un risultato.
Il mister boemo è diventato un esempio di serietà, di rispetto, di educazione. Parole che sanno d’antico e che lui ha (ri)portato nella realtà di ogni giorno. I valori che lui trasmette (soprattutto ai giovani) non sono fatti di vuote immagini di fantasia ma di profonde riflessioni che nella loro apparente semplicità rappresentano le più solide basi e le più avvincenti sfide per il futuro.
Ecco dunque perché il “modello Zeman” appare come una novità che travalica il mondo del calcio e diventa la vera novità dei nostri giorni. Di fronte allo scatafascio di molti pezzi della società (civile, politica, economica) quello di Zeman diventa giocoforza un’alternativa da non lasciare ai facili entusiasmi sportivi ma da valorizzare per indicare una via diversa al progresso dell’uomo e della società. Un uomo e una società che hanno perso la bussola forse per eccesso di benessere ma che hanno la possibilità di riprendersi le carte dove segnare il proprio itinerario di riscatto.
Il “modello Zeman”, insomma, non deve rimanere solo un esempio per vincere nello sport ma una guida sicura per vincere nella vita.
Salvatore Di Cicco