IL COPRIFUOCO...
28/03/2020

IL COPRIFUOCO MORALE E SPIRITUALE...

In questi giorni sono a ricordare una vicenda personale del 17/04/2019, si chiama ASO in stato di necessità regolamentato da art. 54 del C.P.
Sistema di privazione della libertà personale ad opera di un medico, in questo caso uno psichiatra, che non è un medico riconosciuto dalla scienza ma attestato professionalmente dalle industrie farmaceutiche, una figura professionale facente parte della branca Sperimentale della medicina.

Uno psichiatra, presupponendo, prevedendo nella sua sfera di cristallo, una mia azione di pericolosità sociale, manda una pattuglia di polizia a prelevarmi per essere scortato al cospetto di una bella signora che mi propone, in cambio di non essere rinchiuso in manicomio, di farmi iniettare qualcosa di sconosciuto, tipo vaccino di un virus con cui viviamo in simbiosi da circa 4,5 trilioni di anni, il vaccino propostomi avrebbe avuto la funzione di farmi pensare come tutti i ritenuti normodotati, in quanto tutte le accuse, mosse alla mia persona, sono rivolte al fatto che non sono cosciente di pensare diversamente da tutti i normodotati, però nessuno ha mai riferito di fatti di mia violenza o pericolosità sociale. Però, come nel caso del virus con la corona, potrei diventarlo e così, anche il virus con la corona, potrebbe essere pericoloso, se in una messa di soli ultraottantenni, tutti selezionati con conclamate malattie respiratorie, tutti/e con il respiratore artificiale, in una messa per loro organizzata, un membro delle forze dell'ordine comune, un addetto a chiudere la porta ed aprirla, applicasse una sua interpretazione alle disposizioni, tutti i metalli lasciati fuori della porta, è previsto, e quindi montagne di respiratori poggiati fuori dalla porta e molti giustamente colti da malore. Ora chi è realmente pericoloso, un virus che vive con noi da milioni di anni in simbiosi, o chi recluta personale per aprire e chiudere le porte e gli da potere interpretativo ed esecutivo di aprire e chiudere l'Italia nelle sue volontà, funzioni, vita economica e culto? Le decisioni prese mi sanno di buona “mortadella”...

Torniamo al coprifuoco e parliamo di libertà di culto: La libertà di culto, a quanto pare, va garantita solo in Europa. Se altrove è calpestata, non vale la pena di denunciarlo. Anche il Papa cammina da solo per Roma. Le chiese sono aperte nella capitale, ma si entra uno per uno, nel rispetto della salute pubblica che è anche rispetto del dono della propria salute. E come se il Signore ci chiamasse uno per uno e non in massa. La situazione attuale ci ricorda che non siamo massa, dinanzi a Cristo, ma singole persone. Nasciamo soli e moriremo soli.
Questa è l’amara realtà per chi non sa capire gli insegnamenti della vita e non vuol capire che la saggezza cristiana ha sempre amato le comunità ma che ha sempre professato la singolarità della fede, unica e comunque sempre personale. Si leggono articoli di uomini di Chiesa o di intellettuali, che hanno fatto del loro parlare della Chiesa e sulla Chiesa la loro professione, che invocano il potere della preghiera contro il virus, richiamano l’indipendenza della Chiesa dal potere dello Stato, argomentano sul fatto che non si può sospendere l’Eucaristia, che la fede chiede che sempre e comunque si impartiscano i sacramenti. Si domandano dove è la Chiesa d’Italia, perché non faccia la Chiesa. Ma che cosa vuol dire oggi “fare la Chiesa”? Non c’è nessuna paura ad affermare che oggi, in questa epidemia, comandino la comunicazione, la tecnologia e la politica. Perché loro possono far credere di guarire o trovare soluzioni razionali per tutti o per la maggior parte. Perché hanno alle spalle regole e certezze? Perché parlano con l’autorità... Ma la costituzione dell'ottobre 1948 cosa dice? Mai come in queste circostanze il potere della fede e del clero si aggiunge e non può sostituirsi al potere civile. Chi scrive di una Chiesa che è scomparsa non dice che il virus fa paura anche all'abito talare. Chi invoca processioni, liturgie, celebrazioni non sottopone il proprio ragionamento ad una semplice domanda: come fare per rispettare ciò che ci è chiesto per il bene comune? Vi è poi un secondo motivo più serio da sottoporre a chi invoca decisione autonome della Chiesa: i credenti sono prima di tutto cittadini responsabili. Possono davvero permettersi di agire diversamente e magari mettere in pericolo gli altri? Non è forse un segno di grande misericordia se i fedeli rinunciano a qualche cosa di importante per la loro fede, al servizio del bene comune della nazione? Non si sa come finirà la pandemia: si prevedono che ci saranno migliaia di morti, i più deboli e magari i più cari e i più buoni. Nel profondo di certi ambienti si avverte chiaramente un sentimento premoderno di contrapposizione tra la fede e la scienza che non ha senso. La scrittura, la parola, la comunicazione sono parte importante del problema ma anche della sua soluzione. Se, ad esempio, si rilegge con attenzione Manzoni si vedrà che egli raccontava la storia della peste non per maledire o terrorizzare ma per mostrare come la stupidità umana poteva fare danni anche nelle tragedie. Ritrovarsi oggi in un Paese chiuso, disciplinato, resistente, affidato a governanti con tanti limiti ma certamente almeno in questo caso Pseudo operosi. Anche i preti e le suore sono cittadini italiani e condividono con i loro fedeli la medesima condizione. Inventeremo nuove forme di assistenza e di pietà, ma prima di tutto saremo uniti di fronte alla nostra coscienza, la nostra prima chiesa. Ho letto con attenzione una intervista del collega Boezi Francesco al professor Roberto De Mattei. Ne propongo alcuni stralci significativi: Le chiese, per più di qualche cattolico, sarebbero dovute rimanere aperte. Con ogni probabilità, più di qualche medico storcerà il naso dinanzi a questa affermazione. Il Professor Roberto De Mattei, presidente della Fondazione Lepanto, ha domandato a grande voce la riapertura delle piscine di Lourdes e dice di non condividere la chiusura delle chiese. Il virus con la corona ci pone in una situazione di emergenza? Ma nelle situazioni di emergenza il ruolo dei sacerdoti è analogo a quello dei medici. Mi spiego: i sacerdoti dovrebbero svolgere sul piano spirituale e morale quello che i medici svolgono sul piano sanitario. I sacerdoti per la cura delle anime, i medici per la cura dei corpi. I consacrati dovrebbero essere a disposizione della comunità. Gli ospedali devono essere aperti, certo, ma anche le chiese. Così come tutti i luoghi di ospitalità. Dunque ''sigillarsi'' non è cattolico? Il problema è che la chiusura delle chiese è espressione di una certa impermeabilità spirituale, che oggi dimostrano di avere le autorità ecclesiastiche italiane e non. Chiudendo le chiese, riducendo le messe, togliendo l'acqua benedetta dalle acquasantiere, sconsigliando assembramenti di fedeli, si rinuncia alla missione delle autorità ecclesiastiche stesse. Ma non è sempre stato così in casi come questi? Nel 1576, quando scoppiò la peste di Milano (non quella di Manzoni), brillò la carità di San Carlo Borromeo, che si oppose ai magistrati della città che avrebbero voluto proibire le processioni e le preghiere collettive dei fedeli. Borromeo si impuntò. E al centro della città, nel pieno della peste, si svolsero tre grandi processioni in tre giorni diversi. Il cardinale e arcivescovo della città di Milano le guidò a piedi scalzi. Questo è il modo di comportarsi dei pastori nei momenti drammatici della storia. Ma non avere paura della morte, in questa fase, non è irresponsabile? No, nei momenti di possibili catastrofi naturali - come questo che riguarda un'epidemia - è giusto che vengano prese tutte le precauzioni possibili, ma accanto alle precauzioni indispensabili e materiali esistono anche quelle spirituali. Una di queste è la preghiera, che deve essere pubblica. Dove non arriva la medicina, può arrivare Dio, a cui tutto è possibile. Nella storia della Chiesa, dai tempi di San Gregorio Magno ad oggi, i cristiani si sono sempre riuniti per contrastare le epidemie. Come? Invocando l'aiuto di Dio. Non si tratta di non avere paura della morte, ma per scampare dalla morte spirituale e fisica bisogna usare anche il rimedio della preghiera. Quindi questa ''Chiesa in uscita'' o ''ospedale da campo'' si è chiusa a riccio secondo lei? Quindi lei non avrebbe chiuso niente? Avrei bloccato tutte le televisioni, sospese le agenzie stampa di plurilaureati, avrei riaperto molti luoghi di studio per molti medici, riportandoli a cercare di capire i significati di alcune parole, scienza, e scienziato, simbiosi, virus, forse l'unico ente che si sarebbe dovuto allertare era l'Agicom o forse L'Antitrust ecc.. Non condivido – dice il professor De Mattei - le misure restrittive delle autorità. E penso che la situazione non sia come ci viene presentata. Ma l'unica misura restrittiva che non avrei preso riguardo alle chiese. La decisione di rimuovere l'acqua benedetta dalle acquasantiere è assurda. Significa equiparare quell'acqua a qualsiasi altro liquido. Ma l'acqua benedetta, per un cristiano, è molto più efficace di qualsiasi amuchina. Questa scelta è comprensibile solo se si vive nell'ateismo teorico o pratico, non se si vive la fede cristiana...

TestataWeb editoriale registrata al Tribunale di Pescara n° 9/89 del 19-07-1989. Direttore editoriale, proprietario: Roberto BERARDOCCO - © 2020Agenzia
Chi gradisce la lettura e' lo spirito libero e indipendente nella
informazione della testataWeb
agenzianotizie.it
© marchio copyright
®Marchio copywriters

Bera World Communications d.o.o.
Kunavarjeva ulica 9 cap. 1000
Lublijana (SI)
Grazie a chi ha la pazienza di leggere i miei punti di vista e a chi
condividerà credendo nel diritto della diffusione del ''vero''...
Per esprimere critiche costruttive e propri punti di vista wathsapp su
+39 377 12 70 870 utenza certificata di Roberto BERARDOCCO 🍀🍀🍀...