COME CAMBIANO LE COSE?
27/03/2020



Come cambierà la nostra vita E’ indubbio che stiamo vivendo una esperienza particolare e del tutto inattesa, per noi normali cittadini. Per gli studiosi biblici staremmo vivendo l’inizio degli “ultimi tempi”, per i politologi stiamo vivendo la terza guerra mondiale (volutamente in minuscolo) a livello batteriologico e tutti prevedono che da questa situazione ne uscirà molto forte la Cina che avrà enormi vantaggi dai gravi problemi americani e dal collasso dell’Europa. il Magistero della Chiesa Cattolica individua negli ''Ultimi tempi'' l'intera storia della Cristianità a partire dal primo Avvento. Infatti dopo l'Ascensione del Signore, il disegno di Dio per l'ultima fase della storia del mondo è entrato nel suo compimento. A questo proposito citiamo il Catechismo della Chiesa Cattolica: «…Noi siamo già nell'''ultima ora''. Già dunque è arrivata a noi l'ultima fase dei tempi. Già presente nella sua Chiesa, il Regno di Cristo non è tuttavia ancora compiuto ''con potenza e gloria grande'' mediante la venuta del Re sulla terra ». Tenendo come punto fermo quanto ci dice il Catechismo, bisogna aggiungere che con ''Ultimi Tempi'' si tende a indicare anche il periodo, di durata indefinita che precederà immediatamente la Seconda Venuta di Gesù Cristo e che sarà caratterizzato dai numerosi ''segni della fine'' che vengono descritti in varie parti della Bibbia. Ed è appunto in questa accezione che vediamo l'espressione ''Ultimi Tempi''. Le profezie bibliche preannunciano un’epoca di straordinari e al tempo stesso drammatici avvenimenti mai prima verificatisi da quando l'uomo vive sulla terra. Tutto ciò dovrebbe accadere nella fase conclusiva di quel periodo definito nelle Scritture come: ''Ultimi Giorni'' o ''Ultimi Tempi''. Il periodo più critico di quei giorni, in cui grande sarà il travaglio per tutta l’umanità, viene indicato da Matteo, da Marco e da Giovanni nell’Apocalisse, col nome di Grande Tribolazione. Ma questo è solo l'atto finale di una lunga serie di importanti eventi che caratterizzano gli Ultimi Tempi. Molti studiosi di profezie sono convinti che ci troviamo già negli Ultimi Tempi, che siamo ormai entrati nella fase conclusiva della storia del mondo; molte profezie bibliche sugli ''Ultimi Giorni'' sembrerebbero confermarlo. Numerosi sono ormai gli indizi a favore di questa tesi, diversi i ''segni dei tempi'' predetti nella Bibbia che vediamo spiegarsi innanzi ai nostri occhi. Ma veniamo alle nostre esperienze di cittadini normali. Il virus con la corona parrebbe inarrestabile. Addirittura sarebbero oltre 9.000 vittime nel modo e oltre 230.000 contagiati, la pandemia iniziata in Cina ha toccato ben 159 Paesi. In un tentativo disperato e a tratti confusionario di frenare la catastrofe, sempre più nazioni, inclusa l’Italia, stanno approvando decreti di emergenza volti a ridurre al più possibile i contatti sociali dei loro cittadini. Il risultato è che, al momento, mezzo miliardo e oltre di persone, in tutto l’Occidente, si trovano private delle più basilari libertà individuali, inclusa quella di fare una passeggiata o di poter fare la spesa senza mascherina e guanti. Basta leggere, su tutti, lo studio di un team di 30 scienziati dell’Imperial College di Londra, pubblicato giorni fa. I ricercatori, guidati dal professor Neil Ferguson spiegano senza mezzi termini che la guerra al Covid-19 durerà nel migliore dei casi il tempo di trovare un vaccino e sperimentarlo, mentre qualunque rilassamento delle restrizioni finirebbe per far rialzare la curva dei contagi. Vale a dire un anno e mezzo e forse più: periodo entro il quale le nostre abitudini saranno stravolte in ogni campo, dall’educazione alla vita sentimentale, dalla possibilità di fare carriera a quella di vedere i propri cari. Con costi umani, economici e psicologici mai studiati prima. Pochi giri di parole: nelle ultime tre settimane la vita ci è stata sconvolta per davvero, ed è inutile darsi una scadenza temporale per il ritorno alla normalità; di sicuro, non sarà il 3 aprile (data inizialmente indicata come termine della quarantena italiana). “La spiazzante velocità con cui sono cambiate le nostre vite compromette la nostra capacità di accettare che l’uscita da questa crisi non sarà rapida quanto è stato il suo ingresso”. Il collega Francesco Costa ha scritto: “Uno scenario che soltanto un mese fa avremmo considerato lunare – le code ai supermercati, la polizia per le strade a controllare chi esce di casa, le scuole chiuse, le rivolte e i morti nelle carceri, i treni che non partono, l’impossibilità di vedere i propri cari – oggi è la nostra vita quotidiana”. Economia del “confinamento” Quando l’Italia e il mondo “riapriranno”, ci metteranno un bel po’ per tornare dove erano prima. E non è detto che ci riescano del tutto. Questa è anche l’opinione del direttore di Technology Review, magazine della prestigiosa università Massachusetts Institute of Technology, Gordon Lichfield. L’incipit del suo articolo, che è girato molto in Rete in questi giorni, recita: “Per fermare il virus con la 👑 dovremo cambiare radicalmente quasi tutto quello che facciamo: come lavoriamo, facciamo esercizio fisico, socializziamo, facciamo shopping, gestiamo la nostra salute, educhiamo i nostri figli, ci prendiamo cura dei nostri familiari“. Il direttore ha poi proseguito parlando di uno scenario drammatico relativo all’epidemia: “La maggior parte di noi probabilmente non ha ancora capito, e lo farà presto, che le cose non torneranno alla normalità dopo qualche settimana, o addirittura dopo qualche mese. Alcune cose non torneranno mai più“. Secondo Lichfeld non c’è scampo: ogni Paese dovrebbe fare proprio come l’Italia se vuole “appiattire” la curva dei contagi e scongiurare il sovraccarico dei reparti di terapia intensiva. Ma questa strategia ad alto impatto comporterà un mutamento sostanziale delle nostre abitudini: non soltanto per tutta la durata dell’attuale “guerra” in corso, ma anche per tenerci pronti nell’evenienza di future pandemie. Secondo Linfield non ha senso dunque illuderci che lo stop a cui siamo sottoposti sia di breve termine. Di sicuro ciò che ci sta capiterà nei prossimi 18 mesi non ha precedenti nell’ultimo secolo, e ci muoveremo in terra incognita. Dobbiamo, tuttavia, metterci nell’ottica di un nuovo stile di vita e nuovi modi di consumo che coinvolgeranno innumerevoli settori: probabilmente ci dovremo abituare nei prossimi anni a diffidare di metro e bar troppo affollati, delle discoteche e degli hotel non standardizzati. Le palestre potrebbero convincersi a puntare di più su corsi online. L’e-commerce – unico medium attualmente disponibile per acquistare ciò che non si trova nel nostro circondario – potrebbe subire uno sviluppo radicale. I cinema, le sale da tè, i centri commerciali potrebbero installare a tempo indeterminato poltrone distanziate almeno un metro l’una dall’altra, panchine dove ci si può sedere soltanto uno alla volta e così via. La tecnologia potrebbe venire incontro allo Stato controllando i movimenti delle persone in quarantena con braccialetti intelligenti. Si potrà vivere in una realtà simile? Secondo Lichfield, il futuro potrà essere sostenibile solo se insieme al controllo sociale avanzeranno anche i sistemi sanitari, costituendo unità di risposta specifica alle pandemie, piani d’azione coordinati e capaci di muoversi ben prima che le epidemie si aggravino. Andrebbe inoltre sviluppata la capacità dei singoli Paesi di produrre da sé attrezzature mediche, kit di tamponi e farmaci. Com’è facile immaginare, il costo maggiore di questa rimodulazione della società in senso “spartano” sarà a carico delle fasce più povere e deboli: anziani e immunodepressi che dovranno essere collocati altrove durante le crisi, oppure i poveri che avranno più alte probabilità di venire infettati, perché costretti a lavorare in ogni caso o a vivere in case troppo affollate. Da considerare che il costo umano della pandemia “potrebbe portare alla disintegrazione sociale. Coloro che resteranno senza speranza, senza lavoro e senza asset potrebbero facilmente prendersela con chi sta meglio. Insomma, se il costo in termini di vite umane di una strategia di mitigazione come quella sognata da Johnson è inaccettabile, una strategia di soppressione “pura”, sul modello italiano è insostenibile sul lungo periodo. La combinazione migliore, in un futuro si spera più lontano possibile, in caso di nuove colossali emergenze come quella attuale, probabilmente verrà da un mix di strategie: temporanee e localizzate chiusure delle attività, isolamento degli anziani e dei soggetti a rischio, e infine tamponi a tappeto. Realisticamente, l’aumento della domanda di sorveglianza sarà proporzionale all’aumentare del rischio, e del bilancio delle vittime. Ma tutto questo non potrebbe funzionare senza una trasformazione radicale del nostro modo di stare assieme e di vivere la società. Significherà dunque abitare un mondo più algido, sospettoso e conformista? È presto per dirlo. Tuttavia, proprio perché le tentazioni autoritarie si rafforzeranno, unite a un basso livello di fiducia nella democrazia parlamentare, la sfida futura sarà definire regole e sistemi di controllo che bilancino protezione delle vite umane e rispetto per la loro dignità. Questa è la sfida che dovremo affrontare tutti noi, nel frattempo che proviamo ad adattarci al mondo nuovo.
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