MI SENTO UN RICERCATORE E MI OPPONGO ALLA ''NONVERITÀ''
06/03/2020

Mi sento un ricercatore, un “researcher”

Voglio scoprire il mondo, comunicare con il mondo, sento che questa è la mia missione.
Nel tempo ho coniato un lemma “non verità”. Nella terminologia grammaticale tradizionale è il nome generico che designa qualunque unità linguistica formata da più parole grafiche, per esempio non verità, che io scrivo tutto attaccato: nonverità.
Cosa è la nonverità?
Vincoliamo i valori positivi alla sincerità. Le relazioni che si ergono su pilastri di menzogna finiscono per assomigliare a un castello di carte, fragili, deboli e capaci di distruggersi completamente con la loro caduta. Tuttavia, sappiamo che è molto difficile accettare la verità, dunque cerchiamo costantemente di “rivestirla” raccontando mezze verit, quindi “non verità” o raccontando verità diverse da quella reale e quindi mentire.
Mentiamo, e molto. Su temi importanti e su sciocchezze. È più facile farlo che dare spiegazioni e avere a che fare con la cruda realtà. Di conseguenza, ci intossichiamo di piccole e grandi menzogne che tessono una tela dalla quale è difficile uscire.
Ma perché lo facciamo?
Perché il beneficio della menzogna di solito è più immediato di quello della verità. In più, la verità non è esente da rischi. Così molte volte, con l’obiettivo di proteggere la nostra integrità o quella altrui e/o di ottenere benefici personali, tendiamo a cadere nella tentazione di usare la menzogna.
Ma io, che sono stato, e sono sempre vittima della nonverità la combatto in tutti i modi possibili consentitimi dalla mia cultura, dalla mia personalità, dalla mia conoscenza delle leggi, dal mio non voler sottostare a questa pressione della nonverità.
Non sono “uno ricercatore in veste di santo”. Ma poiché la Verità è l’espressione più alta della saggezza, qualche volta sembra che le mie azioni siano simili a quelle della più alta capacità espressiva. Non sacrificherò la Verità subendo la nonverità.
Io non vedo ne contraddizioni ne follia nella mia vita. È vero che, come un uomo non può vedere le sue terga, allo stesso modo non riesce a vedere i suoi errori e la sua follia. Ma i saggi hanno spesso assimilato un uomo geniale ad un lunatico. Abbraccio quindi il credo per cui posso non essere folle ma essere veramente me stesso. Quali dei due io possa essere in verità potrà essere deciso solo dopo i risultati che raggiungerò.
Rivendico di essere un sostenitore della verità sin dalla mia infanzia. Era la cosa più naturale per me. La mia preghiera di ricerca mi rivelò la massima “La Verità è Dio” invece che la solita “Dio è Verità”. Questa massima mi consentì di vedere Dio ovunque egli fosse. Lo sento pervadere ogni fibra del mio essere.
Quindi, viva la verità, abbasso la non verità.
Roberto BERARDOCCO
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