QUANDO LA GIUSTIZIA DIVENTA INGIUSTA
24/10/2019

Giovedì 24 ottobre c'è stata l'udienza all'Aquila sui bilanci 2015 e 2017 del Delfino Pescara Calcio 1936. La perizia di queste ultime ore del CTU dà ragione completa al socio Danilo Iannascoli ancor più della precedente.
Il consulente tecnico d'ufficio, si sa, svolge la funzione di ausiliario del giudice lavorando per lo stesso in un rapporto strettamente fiduciario nell'ambito delle rigide e precise competenze definite dal Codice di procedura civile.
Il giudice si è preso altro tempo per decidere ed ha rinviato il tutto a giugno del 3020!
Ricorderete che un anno fa, il tribunale delle imprese dell'Aquila rigettò il ricorso presentato dall'ex AD del Pescara Calcio, Danilo Iannascoli (presente in società con il 27,6 per cento tramite la Cimmav), e dette ragione al presidente Daniele Sebastiani con una sentenza che fece scalpore in quanto, in parole povere, avrebbe riconosciuto delle manchevolezze da parte di Sebastiani nella stesura dei bilanci sotto perizia, ma che le stesse manchevolezze erano state sistemate nei bilanci successivi.
Infatti nella sentenza si lesse: «Gran parte delle irregolarità risultano infatti sanate tramite l'approvazione del bilancio chiuso al 30 giugno 2017.''
Un normale cittadino fa fatica a comprendere le ragioni ditale comportamento da parte di chi gestisce una giustizia che appare, in questi casi, sempre più ingiusta e colpisce sempre la parte più debole.
Qui non si tratta di dare ragione a Iannascoli e ai suoi legali o andare contro Sebastiani e il suo pool di difensori, ma se un ispettore del Tribunale come il dottor Mancinelli di Teramo a suo tempo trovò delle irregolarità, non si riesce a capire come un giudice possa dire in definitiva che sì, le irregolarità ci sono state ma sono state sanate un seguito.
Facile fare dell'ironia su questa decisione ma è un'ironia amara che lascia perplessi. Soprattutto quando, ritornati dopo un anno a discutere dei bilanci di Sebastiani e dopo che un ente al di sopra delle parti come il CTU dà ragione alla tesi accusatoria di Iannascoli, prendersi altri otto mesi (si dicono otto) per decidere appare cosa strana e fa suscitare non poche perplessità: Avesse chiesto uno, due mesi, sarebbe anche sembrato logico e giusto, ma otto mesi danno l'impressione di una strategia atta a colpire chi ha avuto il coraggio di mettere il bastone tra le ruote di chi, forte di appoggi particolari, crede di poter gestire a suo piacimento le cose calcistiche.
La giustizia è oggetto del dibattito pubblico quando tratta di persone note o di intrecci fra politica e malaffare. Ma c’è anche e soprattutto la giustizia che chiama in causa persone senza blasone. Solleva indignazione il fatto che i processi prescritti siano il 9% del totale, ma lascia indifferenti che il 50% siano indebiti e ingiusti.
Bisogna cambiare, bisogna rivedere la giustizia” qualcuno urla in difesa dei potenti, ma chi urla in difesa dei poveri? Le domande che sorgono spontanee sono: “Occorre rivedere gli strumenti legislativi a cui la Magistratura fa riferimento? Occorre porre in discussione il potere assoluto insito in alcuni meccanismi di cui la Magistratura si avvale?”
Certi atteggiamenti della Magistratura e, addirittura, sue azioni fanno pensare ad un ben preciso accanimento contro chi cerca solo di vedere difesi i suoi diritti e combatte sulla base di due precise dichiarazioni di errori commessi da Sebastiani, il dottor Mancinelli e il CTU:
Vivaddio, nessuno vuole dubitare della giustezza di questa giustizia che si prende altri otto mesi per decidere, ma pensare che si sia troppe volte di fronte ad una giustizia ingiusta, pare legittimo. (Gianni Lussoso)