DOPO UN ANNO I BILANCI DI SEBASTIANI IN TRIBUNALE
21/10/2019

Giovedì 24 ottobre ci sarà l'udienza all'Aquila sui bilanci 2015 e 2017 del Delfino Pescara Calcio 1936. La perizia di queste ultime ore del CTU dà ragione completa al socio Danilo Iannascoli ancor più della precedente.
Il consulente tecnico d'ufficio, si sa, svolge la funzione di ausiliario del giudice lavorando per lo stesso in un rapporto strettamente fiduciario nell'ambito delle rigide e precise competenze definite dal Codice di procedura civile.
Se dovesse giovedì dovesse essere riconosciuto il dolo dei bilanci, falsi o non veritieri, il Pescara e il suo presidente Sebastiani, rischiano davvero grosso.
Tutto sta a vedere se giovedì il Giudice deciderà subito. o in tempi più lunghi.
Ricorderete che un anno fa, il tribunale delle imprese dell'Aquila rigettò il ricorso presentato dall'ex AD del Pescara Calcio, Danilo Iannascoli (presente in società con il 27,6 per cento tramite la Cimmav), e dette ragione al presidente Daniele Sebastiani con una sentenza che fece scalpore in quanto, in parole povere, avrebbe riconosciuto delle manchevolezze da parte di Sebastiani nella stesura dei bilanci sotto perizia, ma che le stesse manchevolezze erano state sistemate nei bilanci successivi.
Infatti nella sentenza si lesse: «Gran parte delle irregolarità risultano infatti sanate tramite l'approvazione del bilancio chiuso al 30 giugno 2017. Le irregolarità riscontrate risultano prive del requisito di gravità in quanto aventi carattere formale; prive del requisito dell'''attualità'', in quanto non sussistenti nel tempo della presente decisione; inidonee ad arrecare anche solo in via potenziale danno alla società».
Una decisione che non ha fermato Danilo Iannascoli che presentò immediato ricorso in appello anche e soprattutto sulla scorta delle risultanze della verifica dell'ispettore Mancinelli.
Al centro della motivazione dei giudici aquilani la nuova formulazione della norma dell'articolo 2409 del codice civile che «consente», scrive il tribunale, «di ritenere che non tutte le violazioni dei doveri gravanti sull'organo amministrativo siano rilevanti, ma soltanto quelle inerenti a quei doveri idonei a compromettere il corretto esercizio dell'attività di gestione dell'impresa e a determinare il pericolo di danno per la società amministrata. Ne deriva che devono essere, in tale ottica, esclusi i doveri gravanti sugli amministratori in ordine a finalità organizzative, amministrative, quelle inerenti il corretto esercizio della vita della compagine sociale e l'esercizio dei diritti dei soci e dei terzi estranei».
Quanto alla questione dei biglietti omaggio, uno dei punti del ricorso, il tribunale sostenne che «la contestazione principale mossa all'operato degli amministratori non consiste nella falsificazione del bilancio tramite la sottoscrizione di voci di costo inesistenti, bensì nell'omessa giustificazione dei destinatari dei biglietti omaggio, i cui costi venivano coperti con le entrate derivanti dalla vendita dei biglietti a pagamento di cui il Delfino aveva la gestione diretta». E anche la relazione ispettiva sul punto, secondo i giudici, «non accerta il predetto ammanco di cassa, ma l'omessa giustificazione di tale ultima operazione».
Certamente la sentenza dello scorso anno contraddisse l'operato dell'ispettore Mancinelli che invece, aveva riscontrato diverse anomalie nella tenuta dei bilanci da parte di Sebastiani. (Gianni Lussoso)