SOLO RISPETTO
21/10/2019

Qualcuno, forse per superficialità, forse per semplicità di pensiero e per poco acume critico, leggendomi, si sente in dovere di criticarmi affermando, erroneamente, che sono troppo critico verso il presidente della Pescara calcio.
Precisando, se ce ne fosse ancora bisogno, che non ho nulla di personale, ma solo il senso del rispetto per il mio lavoro e per la passione dei tifosi, critico gli atteggiamenti di chi dovrebbe salvaguardare gl'interessi della società ed il suo futuro e non solo quelli personali.
Se analizzo i fatti dal 2011 e metto in evidenza il patrimonio reale (non fittizio realizzato sommando prestiti) della società biancazzurra in quel periodo e lo confronto con quello attuale, non si può non riconoscere che il Pescara ha perso molto della sua ''ricchezza''.
Eppure, sempre con un minimo di attenzione e di analisi, fatta con spirito sereno, si evidenzia chiaramente che il Pescara ha ''manovrato'' decine di milioni di euro che non sono stati tutti spesi per il rafforzamento della società e per mantenere, non dico aumentare, il valore del patrimonio calcistico biancazzurro.
Quando qualcuno ha reso evidente, e tra questi il sottoscritto, le troppe ''divagazioni mercantili'', le eccessive ''ingegnerie finanziarie'', gli evidenti ''ingressi speciosi'' in società di elementi incompatibili con lo spirito biancazzurro, i troppi valzer di giocatori venuti per favorire gli amici degli amici, le estemporanee esibizioni dialettiche del presidente atte sempre a sottacere le verità e a contrabbandare bugie clamorose, solo fidando sul fatto di avere a corte una serie di ruffiani pronti a sostenere ogni sua clamorosa bugia detta consapevolmente e solo per nascondere i suoi privati movimenti fatti con i mezzi societari, quando vedi inventare un ruolo di ''presidente onorario'' mai esistito dal 1936 ad oggi, e solo per gratificare chi gli ha permesso operazioni altrimenti impossibili, il signor Sebastiani ha risposto con atteggiamenti irrispettosi nei confronti del giornalista, della città, dei tifosi.
Innanzitutto va evidenziato che la mancanza di rispetto è sempre un gesto aggressivo, che se meno visibile dell’aperto insulto, non significa che non provochi ferite anche profonde e dolorose.
A volte il rispetto, che dovrebbe essere un elemento del tutto naturale all’interno delle relazioni umane, arriva a scarseggiare negli atteggiamenti di Sebastiani, come se fosse raro e quindi molto prezioso.
Ciò è ancor più grave quando la mancanza di rispetto avviene nei confronti delle persone che, solo per passione, dedicano tempo e soldi alla società assicurando euro e tifo.
Le relazioni umane devono basarsi su questo fondamentale elemento: Devono anzi aprire ad una comprensione che sia la più lontana possibile da ogni pregiudizio.
Ma il presidente non dialoga, non si confronta, regala omelie e sermoni dalla cattedra di una tv compiacente e colpevolmente acritica.
Quando è capitato che dei tifosi si sono detti in disaccordo, sono stati tacciati di esse quattro cretini che parlavano; quando un giornalista, il sottoscritto, ha precisato fatti, numeri, situazioni e gli stessi avvenimenti successivi gli hanno dato ragione, è stato comunque considerato un ''nemico personale'' e quindi non credibile.
Rispettare sempre la libertà di ragionamento altrui è fondamentale, anche nei momenti di disaccordo, che devono diventare non “banale accettazione dell’altro”, ma ascolto, comprensione, confronto, e approfondimento delle radici delle idee.
Ma questo è lontano dal credo del presidente che è sempre al di sopra della realtà concreta perché pretende che si seguano le sue divagazioni che hanno della saccenza, della arroganza, della iattanza.
Sebastiani dovrebbe capire, ma forse gli mancano i presupposti, che l’altro è sempre qualcuno con cui parlare, e non qualcuno di cui parlare. Non sottrarsi all’incontro, anche quando questo significa “scoprirsi” ed essere in difficoltà, perché è in questi luoghi che l’umanità prende corpo e si accresce di affettività e conoscenza.
Ma questo, il nostro esperto in mercati e operazioni finanziarie, non sa cosa significhi.
Lui è solo convinto di essere il padrone, e non ha ancora capito, non per ignoranza, ma per mancato rispetto, che una società di calcio, comunque, è sempre ''proprietà'' di una città e dei tifosi che non debbono fare l'errore, oggi, perché delusi, di dire: Sebastiani vattene.
Farebbero il suo gioco. Se vuole andarsene, rimetta il capitale della società almeno allo stesso livello di quando l'ha presa. I suoi guadagni fatti da presidente se li goda, ma rimetta in cassa almeno quello che ha trovato nel 2011.
Questo è rispetto. (Gianni Lussoso)