VARI MODI DI SCRIVERE DI CALCIO
30/09/2019

Ogni giornalista ha un suo stile che il lettore affezionato riconosce anche se non firma il suo pezzo. Ogni giornalista ha una sua maniera di porsi dinanzi ad un fatto che interessa quello sport, quella società...
C'è chi, fidando sulla sua esperienza concreta e sulle sue competenze reali, commenta e giudica il ''fatto'' (per esempio il mercato) dando le sue valutazioni in anticipo e confrontandosi con le posizioni del presidente di turno (senza personalismi, ma solo per amor di verità giornalistica), e con i giudizi dei tifosi, cerca di essere utile, perché dal confronto possono nascere i motivi giusti per evitare errori.
C'è chi, forte della sua voglia di essere simpatico al presidente di turno, anche sperando di avere favori e facilitazioni nel lavoro, sostiene lo stesso presidente nelle sue scelte, per esempio di mercato, e lo elogia in ogni pezzo sperando di aumentare la percentuale di simpatia. Diventa, di fatto, il treppiedi su cui si poggia lo stesso dirigente.
C'è chi, invece, per non correre rischi, e per non fare il reggitore di microfoni in favore del padrone, aspetta che il tempo dica e chiarisca le situazioni e si adegua con un giornalismo, anche gradevole, fatto di commenti che la vivacità delle espressioni presentate in anticipo dai tifosi, attraverso i loro blog, rende accettabile come un bicchiere di acqua calda in piena estate.
Certo, parlare prima, significa esporsi anche al rischio di vedersi sconfessato dai risultati futuri, ma è un giornalismo vivo, eccitante, per chi lo fa e per chi lo segue, e dà adito a confronti dialettici che rendono gusto e piacevole la dinamica della informazione.
Questo tipo di giornalismo prevede un cronista esperto, che conosca la dinamica del mondo del calcio e che abbia il coraggio di esporsi anche in disaccordo con il padrone di turno e contro quelli che, nascondendosi dietro un soprannome (quindi nell'anonimato), pretendono di giudicare, anche offendendo, l'operato del professionista, certi di non essere scoperti e di non dover rispondere delle loro insulsaggini.
Per fortuna, però, a volte, dietro quei nick name, si scoprono dei tifosi talentuosi che potrebbero benissimo fare pezzi ufficiali per le varie testate disponibili.
L'andazzo, però, offre molti cronisti aggreppiati o arruolabili, pochi cronisti che aspettano la conclusione delle situazioni per poter esprimere i loro pensieri certi di parlare di aria fritta ma senza pericolo di sbagliare, e rari cronisti che amano esprimere prima i loro pensieri, per il gusto di fare giornalismo di inchiesta e di confronto, senza esporsi poi alla voglia di dire ''come avevo predetto'' in caso di soluzione positiva delle sue valutazioni anticipate, e senza cospargersi il capo di cenere in caso di errate valutazioni, ma avendo la correttezza di rivedere le sue valutazioni e di prenderne atto.
Insomma, il giornalismo, oggi, deve rivedere le sue posizioni proprio perché scrive e parla a un pubblico molto più evoluto del passato, molto più informato (internet docet), anche se, spesso, ci sono dei tifosi che, per un pizzico di cultura calcistica raffazzonata, pretende di avere parità polemica, ma questo è un altro discorso. (Gianni Lussoso)