SOLO SFORTUNA?
17/09/2019

La recente vittoriosa partita con il Cosenza, costata tre infortunati (Tuminello , molto grave; Campagnaro e Machin) mi ha fatto ricordare una recente intervista al dottor Prof. Piero Volpi, consulente Medico dell’AIC (Associazione italiana calciatori) e responsabile dell’Unità di Chirurgia del Ginocchio e di Traumatologia dello Sport presso Humanitas, che alla domanda quanto il gioco “duro” influisca sulla frequenza degli infortuni, ha detto:
“Tra i fattori di rischio primari non c’è dubbio che gli aspetti tecnici e tattici abbiano decisamente influito negli ultimi anni incrementando gli infortuni attraverso modifiche nell’intensità e velocità di gioco nelle gare e negli allenamenti. Come pure le tattiche di gioco, ad esempio pressing asfissiante, fuorigioco, squadre corte, hanno contribuito allo stesso modo”.
Che differenze ha riscontrato tra i calciatori di oggi e quelli del passato?
“Le caratteristiche fisiche dei giocatori sono determinanti. In una recente ricerca che abbiamo effettuato analizzando i dati antropometrici di 397 calciatori di serie A italiana, è emerso che i calciatori di oggi sono più pesanti e più alti di 3-4 cm e di 3-4 Kg rispetto ai loro colleghi di trent’anni fa.''
Come dire che i calciatori di oggi sono più prestanti?
''Preciso che si tratta di atleti ben allenati, ma strutturalmente e fisicamente più prestanti che quindi erogano potenze maggiori durante l’attività fisico sportiva.''
Quanto contano lo staff medico e sanitario che lavorano con questi atleti?
“Nel settore professionistico il cambio a inizio stagione dello staff tecnico (allenatori e preparatori atletici) quasi sempre comporta un incremento del numero degli infortuni dei giocatori della rosa, per cambi e modifiche delle metodologie dell’allenamento in quantità, specificità e qualità). Quindi quando i dirigenti di una squadra professionistica decidono di cambiare guida tecnica devono sapere che il rischio di maggiori infortuni è statisticamente significativo e va anche sottolineato che troppe squadre non effettuano all’inizio di stagione una preparazione pre-campionato ideale per affrontare una stagione agonistica impegnativa e dispendiosa.''
Troppe partite e troppo ravvicinate?
“Lo stress maggiore è rappresentato dall’elevato numero di impegni agonistici, cui i giocatori professionisti sono sottoposti. Il rapporto allenamenti/gara rappresenta l’indicatore più affidabile circa la previsione di possibili infortuni: più questo indice si abbassa maggiore è il rischio di infortunarsi. Non bisogna poi dimenticarsi delle trasferte settimanali, della fatica dei viaggi, dei rientri a notte inoltrata con l’impossibilità di alimentarsi correttamente”.
Il fatto che le società di oggi, per vari motivi, tendono ad avere rose molto più allargate che nel passato sono un vantaggio?
“Sulla carta sì, ma non sempre è così. Il numero sempre più elevato di giocatori in rosa per squadra (25/28 nella media) da un lato dovrebbe garantire un appropriato turnover che dovrebbe consentire il recupero di giocatori affaticati e infortunati, ma, di fatto, i valori tecnici dei calciatori obbligano di frequente l’allenatore a scegliere sempre gli stessi atleti. Inoltre la competitività elevata che si instaura nel gruppo della rosa porta a far sì che anche in allenamento la disputa quotidiana fra compagni per essere scelti per un posto in campo o in panchina diventi spesso frenetica alzando il livello agonistico interno”.
Quali altri fattori aumentano i rischi?
“I terreni e le calzature hanno anche loro grande importanza là dove non vi sia cura nella manutenzione degli impianti da gioco e nella scelta di calzature, dei tacchetti in particolare, che tendono a privilegiare intensamente l’aderenza al terreno con rischi maggiori per il ginocchio.
Anche l’età dei calciatori diventa un fattore non certo trascurabile, infatti è noto che il recupero fra gara e gara e dopo un infortunio risulta più rapido in atleti più giovani. Questo dato sta a significare che chi ha una rosa di giocatori con una media d’età inferiore (25/27 anni) può avere vantaggi concreti durante la stagione nel recupero di calciatori rispetto a chi ha rose con media vicino o superiore ai 30 anni”.
Avendo vissuto molti anni nell'ambiente potrei aggiungere che altri fattori di rischio sono rappresentati da come molti giocatori gestiscono la loro vita privata: non è una novità che molti calciatori fumano, bevono, partecipano a serate ''piacevoli'' specie dopo la partita. A tal proposito ricordo che, da inviato del Messaggero, intervistai Helenio Herrera che era fautore, mi disse, del ritiro post partita. Infatti, mi disse, è opportuno che i giocatori si ricarichino riposando e, invece, spesso, proprio il giorno dopo la partita, specie se hanno vinto, si lasciano andare troppo.'' (Gianni Lussoso)