NON LASCIAMO MORIRE LA PASSIONE.
29/08/2019

L'ambiente calcistico pescarese è malato, inutile girarci tanto intorno. Lasciamo da parte la sconfitta di Salerno, abbandoniamo l'elenco dei giocatori seguiti dal Pescara e acquistati da altre società, l'elenco dei prestiti e delle ''suole'' che sono all'interno di esso, la lista delle cessioni di giovanissimi che hanno reso qualche spicciolo al Ferguson nostrano, perché in questo caso non contano nulla.
Abbiamo tanti problemi da risolvere che, purtroppo per noi, riguardano principalmente il rapporto tra società e tifosi, tra società e stampa, tra stampa e tifosi.
Siamo un paese arretrato, a livello di cultura e di intelligenza. Una riflessione brutta forse, ma questa è la verità nuda e cruda.
Sebastiani (di cui dicono io sia il nemico numero uno, mai sciocchezza più grossa fu detta in quanto lo giudico e lo considero, da giornalista, solo per la sua funzione nel calcio pescarese) seguendo la sua filosofia mercantile, non essendo ''frenato in questa sua ingordigia dalla passione calcistica, che non ha mai professato negli anni precedenti il 2012, quando è entrato in una dimensione dorata (ringrazi Peppe De Cecco che con superficialità visse quei momenti importanti) avendo scoperto i meccanismi relativi alle plusvalenze fittizie (quelle reali sono ben altra cosa), ai contratti gonfiati, alle migrazioni di atleti che servono solo a far vivere la giostra dei numeri da porre a bilancio, ha messo in ginocchio la realtà calcistica pescarese depauperandoci di un patrimonio, una tifoseria invidiata da tutti, che sarà molto difficile ritrovare come quella degli anni di Angelo Manzo, di Piero Aggradi, quando decine di club si organizzavano per far sì che la festa biancazzurra fosse sempre ai vertici alti, prescindendo dai risultati sul campo.
Il Ferguson nostrano ha rotto gli equilibri tra la società e la tifoseria. Seguendo il motto latino “Divide et impera” che significa letteralmente “Dividi e conquista”, dividere per conquistare., ha ridotto il potere di una tifoseria che è stata capace di salvare letteralmente il calcio pescarese dopo gli anni della decadenza (2010-2012).
Per i più giovani preciso che il senso di dividi et impera è presto detto: un popolo biancazzurro unito, una collettività unita, è un ostacolo a chi vuole comandarla per i suoi fini personali. Al contrario, la divisione, la rivalità, la discordia dei popoli soggetti giova a chi vuol dominarli. Utilizzando la pochezza di alcuni elementi Sebastiani è riuscito in questo intento.
Tra la società e la stampa locale, mai come in questi anni, si sono infittiti i rapporti di comodo e di servaggio: servitù, stato di soggezione morale, che è servita, e lo fa tuttora, a nascondere i veri problemi, a esaltare le poche cose funzionanti ad addormentare la massa pagante: e così abbiamo i titoloni per acquisti di terza scelta, titoletti, per cessioni importanti e tutto va secondo il detto tutto va ben madama la merchesa... motto utilizzato per dire, ironicamente, che tutto va quasi male ma per la stampa tutto va più che bene.
E buon ultimo, ma non meno importante, il rapporto tra stampa e tifosi di cui, in parte, ho già detto nelle righe precedenti: esaltando i monologhi del Ferguson nostrano, passano nelle trasmissioni le soli voci della dozzina di ''clienti addomesticati'', tranciando, quando riescono a non essere filtrate, le voci contrarie, il piatto è presto fatto.
Naturalmente i miei scritti sono delle verità legate al momento contingente, così come è per i servizi giornalistici, è possibile che nelle prossime ore arrivino dei campioni, e tutto si risolverà per la felicità di tutti.
Me lo auguro, anche se per il presidente Sebastiani non nutro quella stima che, invece, nutro per il contabile, per l'affarista, per il commerciante del calcio che è riuscito, in pochi anni, a diventare un big. (Gianni Lussoso)