SEBASTIANI, COME FA A SOPRAVVIVERE?
15/08/2019

Pescara, in Abruzzo, possiede indubbiamente una storia sportiva calcistica importante, che in passato, e ancora oggi, continua a essere motivo di grande orgoglio per gli sportivi e soprattutto i tifosi del calcio.
Il gioco del pallone, infatti, continua a rimanere lo sport più seguito in assoluto e nella nostra città si tratta di una passione radicata, quasi quotidiana, ormai penetrata in profondità nel tessuto sociale. E la domanda, visti i costi da capogiro, è: ''Si può guadagnare gestendo una società di calcio e perché molti dicono di rimetterci ma stanno lì e non mollano la presa e, anzi, intendono investire di più?
Dal tempo dei “ricchi scemi” bollati da Onesti presidente del Coni (anni Cinquanta), ora abbiamo delle realtà, come quella del presidente Daniele Sebastiani che dichiara così poco all'Ufficio delle Entrate da farci chiedere: Come fa a sopravvivere?
Per curiosità vado a leggere alcune cifre relative alle sue denunce dei redditi e leggo:
Nel 2012 dichiarati 211.514 euro, nel 2013 dichiarati 138.290 euro, nel 2014 dichiarati 142.623 euro, nel 2015 solo 91.132 euro e il picco più basso nel 2016 con solo 3.632.
Da precisare che nella stagione 2015-2016 il Pescara ha disputato il trentacinquesimo campionato di Serie B della sua storia e ha ottenuto una nuova promozione in serie A, dopo aver superato la finale Play-off contro il Trapani.
Si risale nel 2017 con una dichiarazione di 48.632 euro.
Daniele Sebastiani, che ha dichiarato ufficialmente di essere impegnato professionalmente in finanza (leasing) e costruzioni, ricordo è stato considerato il presidente più povero della Serie A, e uno dei più poveri della Serie B.
E poi, ufficializzata la cessazione della sua attività di leasing, si ha certezza che dal 2016 percepisce solo dei redditi modesti dalla Serraiocco auditors e consultants srl.
Ed ecco che si ritrova il binomio Serraiocco Sebastiani nato quando il primo entrò come socio nella costituita Delfino 1936 ed ebbe delle disavventure anche giudiziarie in quella sede.
Serraiocco, ricordo, è stato il presidente della fallita Progetto Sport Impianti S.r.l. che gestiva l’impianto sportivo pescarese Le Naiadi.
Eppure, come tanti altri suoi colleghi, Sebastiani resta attaccato alla sua poltrona e non può negare che attraverso la ''presidenza'', quasi fosse un lavoro professionalmente molto qualificato, riesce a mantenere uno standard di vita sicuramente molto al di là della media dei professionisti di altre categorie, seppure molto importanti.
Il 3 novembre 2018: Sebastiani ebbe a dire: “Il calcio è un mondo dove vanno di moda i chiacchieroni, gente che vende fumo e fa promesse che sa di non poter mantenere.''
E le sue promesse non mantenute e le sue menzogne gli sono servite per mantenere un potere che si fonda sul nulla, considerando che il Pescara è una società con un parco giocatori di proprietà di scarso valore, che non ha un suo centro per gli allenamenti, non ha un suo stadio, e ha debiti che fluttuano secondo gli umori e le necessità del nostro Ferguson che a volte si autocelebra, affermando che ha una delle società calcistiche in Italia più in regola e capace di presentare saldi attivi importanti, e a volte batte cassa, alzando lo spauracchio della necessità di trovare fondi attraverso i ''prestiti'' dei tifosi per iscriversi al campionato.
Senza curarsi troppo dei valori adamantini nel mondo del calcio ha saputo contare su amicizie rilevanti. «Non è vero che nel calcio sono tutti approfittatori - ebbe a dire pubblicamente - ad esempio, Alessandro Moggi è un amico mio e del Pescara; anche grazie a lui abbiamo realizzato plusvalenze. Lo stesso vale per Mino Raiola, Dino Zampacorta, Marco Sommella, Mario Giuffredi e altri».
Questa sua filosofia di gestione della società non piacque molto al secondo socio per importanza, Danilo Iannascoli, che ebbe a ridire su diverse voci dei bilanci 2015-2016. Infatti, secondo i legali di Iannascoli, Marco Sanvitale e Giovanni Di Bartolomeo, numerosi voci avrebbero presentato irregolarità e molte contestazioni furono anche ritenute fondate da Mancinelli, l'esperto nominato dal Tribunale per i controlli del caso.
Il caso si chiuse favorevolmente per Sebastiani con una sentenza che ha fatto, a suo tempo, molto parlare nell'ambiente della Magistratura abruzzese.
Che Sebastiani sia abile nel manovrare cifre e bilanci è, ormai, un fatto acquisito.
Immaginate che il Pescara ha chiuso il bilancio al 30 giugno 2016 con un rosso di 720.708 euro, in miglioramento rispetto ai 4,6 milioni di euro di passivo dell’esercizio al 30 giugno 2015.
Poi al 30 giugno 2017 ha chiuso con un risultato negativo di circa 7,3 milioni di euro (7.280.682, per essere pignoli).
Un risultato più pesante rispetto ai 720mila euro di giugno 2016, mentre quello del 2015 era stato chiuso con un passivo di 4,7 milioni.
Al 30 giugno 2018 ha presentato un attivo piuttosto consistente, poco più di 4,6 milioni, eppure ha avuto bisogno dei bond, dei soldi della Fondazione Pescara e di una ricapitalizzazione del capitale sociale.
Ma lui è un mago delle cifre che fa ballare secondo necessità e convenienza.
Questo sul piano della società di calcio, su quello personale, invece, dice di non prendere nulla dalla Pescara Calcio, per meglio dire Delfino 1936, e di rimetterci...
Cosa ci rimette, se non ha un grosso potere economico, a leggere le sue denunce dei redditi?
Il nome del funambolico ''presidente povero'' del Delfino 1936 è stato accostato recentemente al cambio di proprietà del Lido Belvedere, ma il nostro camaleontico presidente, ha tenuto a precisare che: ''Con l'operazione non centro nulla, i nuovi gestori del lido sono le mie figlie Michela e Maria Cristina, 26 e 22 anni e il cugino Christian».
Come cronista, mi sorprende la disinvoltura con la quale Sebastiani pensa e crede di poter gestire uomini, cifre e bilanci, nella certezza che nessuno riuscirà a trovare l'errore o la furbata che naturalmente è tra le pieghe delle voci stesse di bilancio che, ancorché redatto con bravura, è ''attenzionato'' dagli Organi competenti.
Da semplice cittadino, resto, invece, colpito dalla capacità di un ''povero dirigente'' di gestire milioni di euro della società calcistica pescarese, senza prendersi un compenso atto a migliorare la sua posizione economica personale, da lui presentata ufficialmente come non ricca. (Gianni Lussoso)