ROBERTO BERARDOCCO IL TSO E IL DIRITTO ALL'AUTOTUTELA
11/08/2019

In alcune zone del nostro Paese, e anche in Abruzzo, è uso consolidato attuare il TSO, oltre che nei reparti psichiatrici, anche presso il domicilio della persona. Ma in linea generale e nella stragrande maggioranza dei casi, il provvedimento di TSO si risolve nell'accompagnamento coatto, tramite i vigili urbani, presso i reparti psichiatrici.
Solo pochi capiscono e intendono che chi viene ricoverato (o si ricovera volontariamente) in psichiatria non è una persona incapace e interdetta, per cui mantiene tutti i diritti e doveri di qualsiasi altro utente della struttura sanitaria.
Una volta venuto meno il TSO, per scadenza dei termini, revoca o altro, i pazienti possono chiedere di essere dimessi in ogni momento e tale richiesta non può essere disattesa senza integrare gli estremi di reato del sequestro di persona.
Poi resta il problema di come difendersi e per molti comincia il dramma di non riuscire a trovare un avvocato che capisca il problema e che non si faccia prendere dalla superficialità di chi considerai soggetti a TSO dei matti da tenere buoni e a distanza...
Il signor Roberto Berardocco, uno di questi colpiti da più TSO, non trovando ufficialmente possibilità di difesa in Italia, studiando la Legge 180 e la Costituzione italiana, ha scoperto, il diritto all'autotutela.
Grazie al ricorso in autotutela ogni cittadino può ottenere velocemente l'annullamento di un atto emesso da una pubblica autorità senza dover ricorrere al giudice e, quindi, senza pagare un avvocato e anticipare le spese per la causa.
Così, la legge consente a chiunque, senza bisogno di difensori, di presentare un ricorso direttamente all’ufficio che ha emanato l’atto contestato o, in caso di grave inerzia, a quello gerarchicamente superiore. Si tratta di una normale richiesta, in carta semplice, che non necessita di formule particolari purché inviata con raccomandata A.R.
Con la richiesta di autotutela, il cittadino non fa altro che segnalare all’amministrazione l’errore in cui essa è caduta, sollecitandola a riconsiderare la legittimità del proprio atto ed, eventualmente, ad annullarlo.
Questo ricorso si chiama “autotutela” proprio perché rappresenta quel potere/dovere della amministrazione di tutelarsi dai suoi stessi errori e di correggere o annullare gli atti illegittimi, evitando inutili condanne giudiziali.
Ovviamente, la presentazione di una richiesta in autotutela non garantisce l’accoglimento dell’istanza stessa, né sospende i termini del ricorso al giudice contro l’atto viziato.
Questa è la lettera inviataci in redazione e che pubblichiamo credendo che possa essere utile ad altri soggetti che sono nelle sue stesse condizioni di disagio per mancanza di aiuti legali.Sono Roberto Berardocco di Montesilvano volevo informarvi di quello che mi accade, per motivi di concorrenza sleale ho subito 5 TSO e ben 19 ordinanze sia dal sindaco di Pescara che da quello di Montesilvano, che ritengo tutti immotivati e infondati, sono tutti in violazione della legge 180 che ne regolamenta il percorso. Ho contattato tutti gli avvocati di Pescara, usufruendo del gratuito patrocinio, essendo stato ridotto sul lastrico, per fare opposizione ricorso ai TSO: nessuno mi vuole tutelare giudicandomi ''un matto'' che fa pretese assurde.
La Costituzione Italiana nell'art. 24 sancisce che la legge deve trovare i modi e i mezzi per garantire la legittima tutela degli interessi del cittadino. Dopo aver bussato invano a tanti uffici del Tribunale di Pescara, alla fine sono arrivato alla volontaria giurisdizione e sono stato ricevuto dal giudice Carmine Di Fulvio che mi ha indirizzato, dopo avermi ascoltato, al funzionario addetta Lorenza Villa e sono riuscito ad avviare un procedimento nuovo per l'Itali: il ricorso al TSO, art. 35 comma 8 della legge 23/12/1978 addirittura in autotutela.
Non trovando avvocati disposti ad aiutarmi mi sono rivolto, ricevendo risposta positiva, all'avvocato Devetak Cibej della Slovenia, dati i miei rapporti professionali in quel Paese, che in Italia mi può guidare nella strada da seguire.
Spero che vogliate diffondere questa mia nota, inviata a tutte le redazioni locali, al fine di far capire che il pregiudizio purtroppo prevale sulla razionalità. Con superficialità mi considerano matto e nessuno riesce a far capire alla società che il TSO e un procedimento amministrativo, quindi per essere definitivo, si devono superare i tre gradi di giudizio e fino ad allora è tutto presunto, così come le diagnosi psichiatriche non sono riscontrate da nessun esame scientifico, ma solo attribuite da persone che, molto spesso, dimenticano il buon senso e la loro missione di far stare meglio in salute i pazienti e diventano schiave dei protocolli e, per paura di essere giudicati, commettono irregolarità a discapito della salute del cittadino, è importante che io precisi, a tal proposito, che il CSM nord mi ha aperto pratica di risarcimento danni per errore professionale. In fede. Roberto Berardocco.
A commento di questa lettera pervenutaci in redazione e che abbiamo deciso di pubblicare a corollario dei nostri servizi già pubblicati sul tema dell'abuso del TSO, dobbiamo aggiungere che sono molti tra coloro che hanno subito il TSO ad aver fatto richiesta di risarcimento danni. A conferma ne proponiamo uno tra i tanti: Il Tribunale di Venezia, con sentenza del 19.12.2005, ha accolto la richiesta di risarcimento da parte di un cittadino che aveva subito un trattamento sanitario obbligatorio senza che ne esistessero i presupposti di legge. (Gianni Lussoso)